Dampyr 211 | Recensione

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Una delle storie più horror-citazioniste della serie viene inserita all’interno di una trama un po’ troppo lineare. I cinefili comunque apprezzeranno.

Horror Movie, ovvero l’albo 211 della serie di Dampyr è il fumetto di questo mese della Sergio Bonelli che ogni fumettofilo appassionato di film horror ha segnato sulla propria checklist, me compreso (bastava guardare la splendida copertina di Enea Riboldi per ingolosirsi). Ciò che però mi sono trovato tra le mani al momento della lettura è stato un numero non proprio all’altezza delle aspettative.

L’idea di base dell’albo era quella di giocare con le regole create dai film del New Horror (quella modernizzazione delle pellicole di genere portata avanti tra gli anni ’70 e ’80 da registi come Tobe Hooper, Wes Craven e George Romero). Ormai quelle regole sono state sdoganate, divenute classiche a tal punto da risultare fin troppo prevedibili, e al limite del parodistico. Non per niente molti horror degli ultimi vent’anni ci hanno giocato su creando qualcosa di metacinematografico: da Scream fino a Quella Casa Nel Bosco. E l’obiettivo di Horror Movie era proprio questo.

La trama della storia vede Kurjak, grande appassionato di film horror, improvvisamente trovarcisi dentro. La spalla di Harlan infatti viene invitata in un albergo del Tennessee chiamato “Wonderland Hotel”, protagonista negli anni ’20 di vicende piuttosto efferate. A fare da personaggi di contorno alla storia ci sono i classici stereotipi da film horror: dalla studentessa occhialuta, alla ragazza sexy e procace, al professore intellettualoide. Ognuno di essi è stato invitato al Wonderland Hotel da qualcuno che non si è presentato all’appuntamento (Kurjak è stato invitato direttamente da Harlan).

Così durante il loro soggiorno gli ospiti del Wonderland Hotel si troveranno al centro di situazioni misteriose, e si dovranno confrontare con un serial killer che si aggira nei pressi dell’albergo.

L’obiettivo di questo albo era omaggiare i film che hanno fatto la storia del new horror, da Nightmare a Non Aprite Quella Porta, ed in questo senso le citazioni e gli omaggi ci sono. Ciò che manca invece è una storia veramente convincente. Mentre in film come Quella Casa Nel Bosco l’idea di giocare con le regole del new horror ha un senso meta-cinematografico e riadatta canovacci triti e ritriti in una situazione originale, in Horror Movie questo non succede.

 

La trama di Dampyr 211 scorre lineare, anche troppo, i colpi di scena procedono seguendo quello che è il canovaccio da classico film/storia horror e l’inserimento di un personaggio dampyresco che dovrebbe svelare il perché dei misteri che girano attorno alla storia non sorprende. Il grande e abile Mauro Boselli, che solitamente riesce sempre a rialzare il ritmo delle sue storie nel momento in cui il tono sta per abbassarsi, questa volta non riesce ad usare il suo mestiere per dare il grande colpo di scena, e creare suspense.

Il problema di Horror Movie è quindi una trama troppo lineare, che usa gli stereotipi da film horror per giocarci, ma ha la pecca di seguirne pedissequamente lo sviluppo fino a diventarne “schiavo”. Il risultato è una piccola delusione per tutti i dampyriani che si aspettavano una grande storia d’omaggio, capace anche di avere un buon ritmo ed una dose di originalità, cosa che di solito gli albi di Dampyr sanno fare (partendo dal più recente Bloodywood fino ad arrivare ad uno dei primi albi della serie, ovvero Delta Blues).

 

Anche i disegni della talentuosa Silvia Califano in quest’albo presentano qualche pecca: il tratto di china non continuo e sfumato è perfetto per le scene d’atmosfera e per gli esterni, quando invece lo stile dev’essere più lineare durante le scene ordinarie i dettagli dei personaggi risultano essere non molto precisi. Bilanciando però i pro e i contro dei disegni la qualità resta sempre adatta ad un fumetto di Dampyr.

In conclusione Horror Movie può saziare il gusto dei cinefili a caccia di citazioni, ma può deludere i grandi appassionati che si aspettavano un albo d’omaggio all’altezza dei precedenti. Gli omaggi ci sono e sono tanti (la stessa trama ricalca Dieci Piccoli Indiani, e ci sono scene che riprendono fedelmente spezzoni di Halloween, Shining e La Notte dei Morti Viventi), ma manca quell’originalità di trama che solitamente gli albi di Dampyr riescono sempre a garantire anche in quei numeri molto citazionisti. Una piccola occasione mancata, anche se sappiamo che Dampyr ci saprà sorprendere e dare soddisfazioni già a partire dal prossimo numero.

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