Il mercenario ed assassino per eccellenza del DCU ritorna con una nuova serie regolare la cui parola d’ordine sembra essere solo una: non fare prigionieri!

Deathstroke n. 1

Autori:Kyle Higgins (Testi). Joe Bennett (Disegni). Art Thibert (chine). Jason Wright (colori). Simon Bisley (copertina).
Casa editrice: DC Comics
Provenienza: USA
Prezzo: $ 2,99

Deathstroke era una di quelle testate di cui sinceramente non sentivo la necessità in più le prime immagini del restyling del costume davvero pessimo avevano fatto precipitare clamorosamente la mia fiducia nel progetto.

Quindi con aspettative davvero basse mi sono buttato nella lettura di questo Deathstroke #1: l’inizio non è dei migliori le prime sequenze sono abbastanza anonime ripresentandoci il personaggio, che in buona sostanza è rimasto invariato nelle origini e nel background, e culminano quasi subito con una splash-page dalla violenza gratuita ma che sinceramente fa poco effetto…Kyle Higgins allora capisce che deve subito imbastire qualcosa di concreto quindi col nuovo “lavoro” offerto al mercenario dal misterioso Christoph da nettamente una sterzata con un “semplice” omicidio+recupero di un trafficante d’armi tedesco e della sua misteriosa valigetta che si trasforma, grazie ad un sanguinolento cliffhanger finale, in quella che probabilmente sarà la trama ad ampio respiro del primo story-arc ovvero qualcuno che vuole tagliare fuori Wilson dal giro che conta.

Niente di trascendentale sia ben chiaro Higgins però sembra aver trovato la quadratura del cerchio già da questo primo numero caratterizzando il personaggio attraverso la violenza che quindi è sì gratuita ma indiscutibilmente parte di esso quasi a voler dimostrare che la lezione del Punisher di Ennis è stata ben digerita…il cliffhanger, di cui i comprimari di questo primo numero sono propedeutici, è perfetta fotografia di quella che sembra essere la strada che l’autore ha scelto per il personaggio.

Joe Bennet alla matite ha temperato il suo stile rendendolo meno scultoreo e più acuto e spigoloso con una particolare attenzione ai chiaroscuri fondamentali per la resa delle atmosfere così come le ottime chine di Art Thibert…ah il costume fortunatamente è stato ridotto ad una ormai “convenzionale” armatura.

In definitiva questo numero #1 riesce ad essere un buono starting point ma la decisione se comprarlo, e continuare eventualmente la lettura, dipende dai gusti personali sì perché oltre una buona dose di bad-assery, come dicono gli americani, e tanta azione condita da violenza sopra le righe questa serie ha poco da offrire se non semplice svago, spetterà allora agli autori avere idee per mantenere alto il livello d’attenzione dei lettori senza far scadere il personaggio nella parodia di sé stesso.

Personalmente la settimana scorsa ero rimasto deluso da Men of War ciò che non avevo trovato lì questa settimana sembra essersi materializzato in questo # 1 Deathstroke.

VOTO: 6

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