Con una narrazione agevole e  un garbato umorismo, Sarah  Glidden nel suo memoir fa i conti con la complessità della situazione israeliana,  per un percorso di scoperta sia storico-politica che personale.

Capire Israele in 60 giorni (e anche meno)

Autore: Sarah Glidden
Editore: Rizzoli Lizard
Provenienza: Stati Uniti
Formato: 17×24, brossurato con alette, col., 208 pag.
Prezzo: € 17,50

Nel marzo del 2007 Sarah Glidden, giovane fumettista statunitense di origini ebraiche, affronta un tormentato viaggio con destinazione Israele, che finisce col diventare progressivamente un viaggio interiore.

Dopo anni di reticenza, l’autrice si decide ad accettare la proposta di visitare la Terra Santa aggregandosi a uno dei viaggi organizzati da un’agenzia che promuove la conoscenza della terra promessa ai giovani ebrei di tutto il mondo.

Ebrea e per questo tveoricamente schierata a favore di Israele, ma al contempo atea e di orientamento politico progressista, elemento che dovrebbe implicare una posizione anti-israeliana, Sarah affronta il viaggio determinata a non lasciarsi incantare dalla propaganda israeliana, forte della sua documentazione e del suo voler districare la complessa questione alla base dei sanguinosi conflitti che lacerano il Paese.

Capire Israele in 60 giorni (e anche meno)” è un vero e proprio memoir, che sembra innanzitutto voler mettere ordine tra le idee dell’autrice, e solo in seconda battuta condividere il ricordo di viaggio con i lettori. Con una narrazione agevole e permeata anche da un garbato umorismo, la Glidden si trova a fare i conti con la complessità della situazione socio-politica di Israele, cui va ad aggiungersi un’insopprimibile difficoltà a far chiarezza nei propri sentimenti, per un percorso di scoperta personale, oltre che meramente geografica.

Impossibile trovare una risposta univoca di natura storica e/o politica, così come è impossibile per il lettore rimanere estraneo alla confusione cui va incontro l’autrice, perennemente in lotta con se stessa per non lasciarsi confondere da testimonianze di parte e allo stesso tempo costretta a fare i conti con il magnetismo di un Paese che suo malgrado Sarah finisce per sentire suo in un modo o nell’altro.

Perplessità e diffidenza costituiscono il filtro iniziale tramite cui Sarah legge la realtà israeliana, ma che lentamente vengono smorzate da un groviglio di emozioni difficili da decifrare, ma soprattutto impossibili da ignorare e mettere a tacere con semplici argomentazioni di carattere razionale.

Proprio questo elemento costituisce senz’ombra di dubbio il punto forte del libro, un flusso di coscienza ordinato che abbatte ogni classificazione di genere, arricchendo il diario di viaggio di rappresentazioni oniriche e ricordi personali, che a tratti sembra quasi arrivare a fare una rilettura complessiva della vita dell’autrice alla luce dell’esperienza israeliana.

Con un disegno che si richiama alla scuola belga, la Glidden articola tavole dai colori tenui, con una struttura monotona e ripetuta per tutto il volume, quasi esclusivamente a nove vignette di uguali dimensioni, ma che riserva una grande fluidità nella narrazione, per via di una regia efficace che riesce ad andare oltre questa impostazione rigida.

L’edizione curata da Rizzoli Lizard, che si è avvalsa delle traduzioni di Elena Loewenthal, è ben confezionata, per un volume corposo di 208 pagine a colori, corredata da una piccola appendice realizzata dalla Glidden stessa nella quale vengono indicati una breve bibliografia, un glossario e una sintetica cronologia della storia di Israele. Il rapporto qualità-prezzo è  proporzionato.

“Capire Israele in 60 giorni (e anche meno)” è dunque un’opera complessa, che affronta una questione estremamente delicata con acutezza e onestà intellettuale, e che pertanto merita il giusto spazio per poter essere letta e apprezzata. Una lettura certamente non per tutti, che necessita della giusta conoscenza delle tematiche di attualità, nonchè delle dovute premesse storiche e culturali relative agli eventi che hanno portato all’odierno assetto del Paese. Un ottimo esempio di come l’intricata trama di problematiche concernenti religione, storia e politica lasci davvero pochissimo spazio a certezze e preconcetti, qualsiasi sia la posizione individuale del lettore.

VOTO: 9

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