Quasi 10 anni fa andava in onda l’episodio pilota di uno dei serial più originali degli anni 2000

Ci sono serie tv che lasciano il segno come poche altre nel panorama televisivo e nel cuore degli spettatori. Pushing Daisies, nonostante sia andata in onda per sole due stagioni sulla ABC (colpa soprattutto del maledetto sciopero degli sceneggiatori americani) e per soli 22 episodi in totale (dal 2007 al 2009), si è rivelata uno dei telefilm più originali degli anni 2000 e uno di quelli di cui si sente di più la mancanza.

Il serial ha portato in auge Bryan Fuller, fino ad allora conosciuto solo per aver scritto alcuni dei più riusciti episodi di Heroes e per gioiellini incompresi come Wonferfalls e Dead Like Me.

Dimostrando tutta la propria capacità narrativa, Fuller avrebbe poi sorpreso ancora in Hannibal, e ai auguriamo lo farà di nuovo in American Gods e Star Trek: Discovery.

Pushing Daisies è tutto questo e molto altro per 5 motivi principalmente, che vi raccontiamo qui di seguito – che sono poi gli stessi per cui il dramedy soprannaturale manca da morire agli spettatori, che hanno ancora ben stampati in mente e nel cuore i personaggi bizzarri, i dialoghi brillanti e le ambientazioni fiabesche del serial.

Essi sperano ancora in qualche fumetto o spettacolo teatrale (come si è vociferato più volte, senza successo) o revival sulle tv on demand che oggi impazzano, per poter sognare ancora una volta con i loro beniamini.

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1. La storia

Poche serie sanno essere originali fin dal titolo. Pushing Daisies è una di queste, un idioma per dire “morto e sepolto” ma anche il “tocco della morte”, due elementi centrali nella storia dello show. Nove anni fa il 3 Ottobre 2007 andava in onda negli Usa l’episodio pilota, intitolato Pie-lette, un simpatico gioco col canonico titolo “Pilot” (“pie” sono le torte che fa il protagonista per professione).

Un ragazzo, Ned, e una ragazza, Chuck, sono amici d’infanzia nonché la reciproca prima cotta. Lui però ha un dono: può riportare in vita i morti con un tocco e, se li tocca di nuovo, li fa morire per sempre. Ha un minuto di tempo prima di farli decedere definitivamente e prima che qualcun altro debba morire al loro posto per bilanciare l’equilibrio naturale. Ned è un “fabbrica-torte”, un bravissimo pasticciere la cui unica commessa Olive è innamorata persa di lui, che però nemmeno se ne accorge.

Questa sua capacità lo aiuta nel suo secondo lavoro assieme all’investigatore privato Emerson Cod: chi meglio degli stessi morti assassinati può dire chi è stato ad ucciderli? Ned rivede Chuck dopo che si sono persi di vista per tanti anni, poiché lei è morta: la tocca per sapere chi l’ha uccisa e, potendole parlare ancora una volta, si rende conto di non volerla lasciar più andare: come fare ora a stare insieme se non possono toccarsi altrimenti lei morirà per sempre?

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Già dalla trama si può dedurre quanto originale sia l’utilizzo che qui Fuller fa di un elemento soprannaturale mainstream come il riportare in vita i morti. Non solo: lo unisce a una storia d’amore impossibile (vi sfido a trovarne tante altrettanto improbabili), ad un aspetto comico per tutto ciò che la paradossale situazione comporta, senza dimenticare il contesto giallo che condisce ogni episodio, con casi dal classico colpo di scena finale eppure raccontati in modo – per contrario ed estensione – coloratissimo. Tutto attraverso dialoghi carichi di giochi di parole e di simpatiche allitterazioni nei nomi.

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