3.Prendere in giro le serie tv. Scream Queens non vuole attenersi al reale e non desidera farci credere che le storie raccontate siano possibili. Al contrario, rende talmente assurde alcune sequenze da portarci a riflettere su quello che succede ai personaggi.

Ryan Murphy prende in giro se stesso (esattamente come sapeva fare così bene la Sue Sylvester di Glee), le sue storyline e la televisione americana nel suo complesso. A livello drammaturgico, le motivazioni che collegano i personaggi della prima stagione con l’ambientazione della seconda, sono completamente prive di basi logiche (scelta intenzionale a differenza di molte serie che non riescono a gestire il passaggio da una stagione all’altra): i personaggi sono tutti catapultati da un campus ad un ospedale dove si aggira un altro serial killer pronto a prendersi la sua vendetta.

Bella, bellissima la presentazione e caratterizzazione dei nuovi personaggi maschili, John Stamos  e Taylor Lautner inseriti nella narrazione come degli uomini oggetto che ostentano i loro muscoli sotto la doccia ma risultano completamente inutili per risolvere qualunque tipo di problema.

Il loro compito nella serie è quella di sfoggiare un corpo da modelli e un sorriso smagliante così da attirare orde di donne di tutte le età; la grandezza di Scream Queens sta nel fatto di aver reso questa scelta chiara ed evidente allo spettatore.

Curiosi di sapere perchè il lupacchiotto di Twilight sia passato dall’essere bollente come un termosifone ad essere freddo come il ghiaccio. Murphy geniaccio.

scream-queens taylor

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