5 fasi del vivere in Giappone (per gli occidentali)

Pubblicato il 2 Aprile 2016 alle 12:00

Dall’arrivo in territorio nipponico alla pensione, ecco le 5 fasi ogni occidentale vivrà sulla propria pelle vivendo in Giappone.

0-3 anni

Ebbene sì, il tuo sogno si è realizzato: sei finalmente in Giappone! Il primo approccio con la società giapponese non potrebbe essere migliore. La vita in Giappone è esattamente come te l’aspettavi, o anche meglio: tutti sono gentili, puliti ed educati! La società è corretta e onesta, nonostante si beva forse un po’ troppo.

Prima che tu possa accorgertene, vuoi essere giapponese, parlare giapponese e frequentare solo i giapponesi. Fra l’altro, ti senti anche un po’ al centro dell’attenzione: le persone ti vedono come un qualcosa di speciale perché sei straniero, “esotico” e divertente!

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Cominci a fare paragoni con la tua cultura e ti senti in imbarazzo: finisci per rifiutarla in favore di quella giapponese e in poco tempo non ti interessa più frequentare quegli “stranieri maleducati”.

I primi anni in Giappone vengono spesso paragonati ad una luna di miele: tutto appare nuovo ed eccitante, si apre la propria mente ad un nuovo orizzonte e ad un nuovo modo di vivere.

3-5 anni

Hai deciso di estendere il tuo soggiorno nel Paese del Sol Levante. Parli giapponese e ti dai da fare, forse hai cambiato lavoro e ne hai trovato uno migliore. Ti innamori di un giapponese e magari finisci per sposarti!

Noti anche che, anche se i giapponesi ti trattano con riguardo, vieni trattato diversamente e la cosa ti dà fastidio. Hai giornate buone e giornate nere, e cominci a mettere in discussione alcuni aspetti della cultura giapponese. Tanto per cominciare, ti rendi conto che esiste una forte discriminazione dietro tutti quei sorrisi plastificati e parlandone con altri stranieri, ti rendi conto che condividete tutti delle esperienze simili – il che, in qualche modo, ti destabilizza. Addio luna di miele.

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5-10 anni

Ormai si è trovato un equilibrio fra le due culture, perché in fondo ci sono alti e bassi in entrambe. La lingua non è più un grosso problema; la discriminazione, al contrario, ti dà ancora qualche fastidio, ma ci hai fatto il callo. Magari hai uno o due bambini in una scuola giapponese (l’asilo comincia a 3 anni!), ma il sistema scolastico giapponese non ti soddisfa.

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Come madre di uno studente delle scuole elementari, non hai molto tempo per fare la casalinga, cucire borse a mano come vogliono le regole della scuola o preparare i famosi obento ogni giorno, né fare tutte le altre cose che la scuola vorrebbe che facessi (molte di esse non hanno neanche senso per te, in tutta onestà). Hai una carriera a cui pensare!

Se sei un uomo, cominci a stancarti di queste giornate lavorative che sembrano non finire mai e che non ti lasciano tempo per dedicarti alla famiglia. Se sei uno straniero in Giappone, molto probabilmente sei un insegnante di lingue, e comincia a turbarti il pensiero che passi più tempo con i figli degli altri piuttosto che con i tuoi.

Il richiamo del proprio Paese, a questo punto, si fa sempre più forte e si comincia a parlare di trasferimento, anche perché ti piacerebbe che i tuoi figli crescessero in una società più accogliente.

Alcune famiglie tornano in Giappone dopo un paio d’anni perché non riescono ad adattarsi, mentre altre si trasferiscono da un Paese all’altro finché non decidono di fermarsi in quello che fa più al loro caso.

10-20 anni

Se sei ancora qui, congratulazioni! Il peggio è passato.
I tuoi figli sono grandi ormai, ed essendo cresciuti con due culture diverse, probabilmente le capiscono entrambe meglio dei genitori.

Il lavoro è ancora stancante, ma ti rendi conto che vivi meglio dei tuoi amici a casa. Hai imparato a capire per cosa vale la pena arrabbiarsi e cosa no, e fra l’altro molto di ciò che prima ti irritava ormai non ti sfiora nemmeno.

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Dopo aver osservato attentamente il proprio Paese d’origine e tutti i suoi difetti, si diventa più obiettivi riguardo al Giappone. Realizzi che non ci sono delle vere risposte quando si tratta di alcuni “argomenti scottanti” del Giappone come l’immigrazione, la discriminazione o il nazionalismo.

Ormai sei una persona completamente diversa da quella che arrivò nel Paese tanti anni fa, e ti rendi conto che il Giappone ha avuto una grande parte in questo cambiamento. Riesci finalmente ad ammettere che è proprio il fatto che la società giapponese sia così chiusa che rende speciale il fatto di essere uno straniero che vive qui. E’ una lama a doppio taglio, ma hai imparato ad accettare i lati positivi ed ignorare quelli negativi.

Ti rendi così conto che sei ormai diventato un cittadino giapponese “per la vita”.

20+ anni

E’ quasi tempo di andare in pensione.
Forse sei ancora sposato con quel giapponese, ma anche se così non fosse sei rimasto a vivere in Giappone perché alla fine non è poi così male. Sarebbe troppo difficile andarsene, giunti a questo punto. Prima di tutto, ti mancherebbe il cibo; e poi cosa faresti una volta tornato a casa?

Non sai neanche se puoi davvero chiamarla ancora casa, ormai. I tuoi amici se ne sono andati, alcuni famigliari ti hanno lasciato. Hai ancora il passaporto, ma non hai una residenza, quindi non c’è molto che potresti fare anche se tornassi.

Ciò che ti spinse ad arrivare in Giappone tanti anni fa potrebbe spingerti a fare qualche viaggio nei Paesi vicini, ma nulla più. Non sei pronto a rinunciare alla tua residenza giapponese e a tutti i suoi vantaggi. Con la pensione che si avvicina, cominci a pensare che forse scrivere un libro sulla tua esperienza in Giappone potrebbe essere una buona idea. O magari una raccolta di haiku?

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