Quando muori la vita ti scorre davanti come un film… ma è una pellicola delirante, dove si confondono passato, presente e futuro!

A New Heliopolis è comparso un nuovo serial killer che si aggirà per la città assassinando le sue vittime in maniera brutale e con in dosso una inquietante maschera da coccodrillo, o meglio da caimano, animale misterioso, schivo, sfuggente. Morgan decide di mettersi alla caccia di questo losco individuo riuscendo a inchiodarlo e scoprendo una intricata tela che lega giudici, avvocati, prostitute e spogliarelliste in un gioco delle parti in cui il tutto è scandito da attimi di tempo congelati nell’eternità.

Dopo aver introdotto il suo Joker, aka Wallendream, nel precedente numero Chiaverotti torna con una storia più convenzionale di Morgan più vicina al Sandman del terzo numero dove al tema dell’onirico viene sostituito quello del tempo, che un pò si equivalgono.

Ogni storia di Morgan Lost si monta e si smonta in un ciclo che in parte reboota il personaggio stesso e le vicende che lo riguardano ogni volta che ci ritroviamo con un nuovo albo in mano. Ne L’orologio del tempo è proprio il tempo ciò che scandisce lo svolgersi della vicenda e l’avvicendarsi dei personaggi tra le vignette; il tempo inteso in tutti i modi, il tempo congelato, il tempo che va avanti e indietro, il tempo che forse neanche esiste a New Heliopolis.

E Morgan dovrà farci i conti perchè è proprio questo che fa riaffiorare in lui ricordi, sogni e incubi o che lo proietta in visioni future di difficile interpretazione; bello l’incipit iniziale e poco più avanti pagina 19.

La vicenda scorre senza intoppi in un concatenarsi degli eventi che fa avanti e indietro nel tempo senza mai complicarsi.

A poco a poco veniamo a conoscenza delle storie dei personaggi presentati a inizio albo e c’è da dire che pur non annoiando le vicende dei personaggi, nonchè i personaggi stessi, sono un pò troppo convenzionali: la madre single che per mantenere il proprio figlio è costretta a fare la spogliarellista in un night, l’emarginato con disturbi della persona relegato alla cura della propria anziana madre, l’avvocato corrotto che finirà per redimersi in un finale al limite del buonismo..

Insomma c’è un po’ di tutto questo in una storia che comunque intrattiene per tutte le novanta e passa pagine.

Molto buoni i disegni a opera di Giuseppe Liotti che riesce a rendere magnificamente espressivi i volti e a infarcire le vignette di dettagli e piccole aggiunte che per essere apprezzate appieno andrebbero analizzate singolarmente con le sfumature di rosso date da Arancia Studio qui più sotto forma di vere e proprie pennellate.

Sempre ottime le copertine di Morgan Lost a opera di Fabrizio De Tommaso che non si smentisce mai e confeziona anche per questo numero un piccolo gioiellino (andate a vedervi anche l’anteprima della copertina del prossimo numero) raffigurante un protagonista cupo e tormentato dai suoi incubi, su cui incombe una minaccia che assume le forme di un caimano da una parte e dell’infinito dall’altra, il tutto scandito da un orologio che si distrugge per poi ricomporsi sotto il suo sguardo.

Il tutto in attesa di quei psicotici dei coniugi Rabbit, ne vedremo delle belle.

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