Sangue Amaro – Jessica Abel, Gabe Soria – recensione

Pubblicato il 29 Marzo 2011 alle 15:03

Sangue Amaro

Autori: Jessica Abel, Gabe Soria (testi), Warren Pleece (disegni)
Casa Editrice: Black Velvet
Provenienza: USA
Prezzo: € 16,50, 15 x 21, pp. 192, col.
Recensione


I vampiri non passano mai di moda e ci si può rendere conto di ciò analizzando il successo dei film genere ‘Twilight’, per esempio; o dei romanzi di Anne Rice e di numerosi altri autori che hanno fatto fortuna con storie imperniate sui succhiasangue; o di un serial televisivo come ‘True Blood’. E ovviamente nemmeno il mondo dei comics ha evitato i trend vampireschi e basti pensare al recente American Vampire della Vertigo per averne una prova.

E questo delizioso Sangue amaro (in originale Life Sucks), proposto negli Stati Uniti dalla First Second Books e tradotto in Italia da Black Velvet ha molto a che fare con i vampiri; e, peraltro, non ho citato il telefilm ‘True Blood’ a caso, poiché, come noteranno i lettori attenti, Sangue Amaro presenta alcune analogie con le vicissitudini di Sookie Stackhouse.

Ma Sangue Amaro non è un horror. Anzi, le atmosfere terrificanti sono quasi del tutto assenti. E se dovessi definirlo con un aggettivo, il termine ‘divertente’ sarebbe il più appropriato. Il protagonista della storia è Dave, un adolescente di Los Angeles sostanzialmente sfigato. Lavora in un minimarket, il ‘Last Stop’, e deve sopportare un datore di lavoro palloso. Per giunta, Dave fa sempre e solo il turno di notte e, malgrado viva nell’assolata California, non può abbronzarsi.

Non che gli convenga, dal momento che Dave è allergico al sole. Perché è un vampiro. Ma non è il consueto vampiro affascinante e tenebroso, e magari ricco, che tanta cinematografia ha propagandato. Dave deve arrivare alla fine del mese, più o meno come tutti, che siano o no vampiri. Ma non è l’unico non morto. Anche il suo padrone, il conte Radu, è un vampiro. Così come il suo migliore amico. Così come una folta comunità di succhiasangue, non tutti simpatici e amichevoli. Di sicuro non lo è lo sbruffone Wes, un vampiro surfista figlio di papà che non manca mai di far sentire inutile Dave.

E che succede se Dave si innamora di una stupenda ragazza dark, attratta dai vampiri e dall’immaginario horror e che, comunque, non sa che Dave è una creatura della notte? E se Wes si mettesse in testa di conquistarla, anche solo per fare un dispetto a Dave? Come se non bastasse, il povero Dave ha problemi con gli anziani vampiri della comunità losangelina, considerando che non intende cedere ai suoi istinti e si nutre solo di plasma e, a volte, di birra al sangue, venduta al ‘Last Stop’ alla clientela vampirica.

Jessica Abel, autrice di Artbabe e La Perdida, tra le altre cose, coadiuvata da Gabe Soria, delinea una story-line spassosissima, con prese in giro della sensibilità dark ed emo, ironiche citazioni del Dracula di Lugosi, dei Bauhaus e degli Slayer, influssi da sit-com e teen-drama; il tutto è, inoltre, filtrato da un’attitudine underground che, a tratti, e facendo le debite proporzioni, mi ha ricordato certe situazioni dei fumetti dei fratelli Hernandez.

Il punto di forza della Abel è rappresentato dai dialoghi: veloci, sferzanti, graffianti, irresistibili. Ma, al di là della generale atmosfera ridanciana, non mancano impliciti attacchi alle contrapposizioni di classe ed economiche e ai pregiudizi sociali e razziali o il sarcasmo nei confronti dell’America contemporanea e della sua ossessione per il capitalismo sfrenato e il business.

I disegni di Warren Pleece sono efficaci e il penciler è riuscito a caratterizzare abilmente ogni personaggio, rivelando uno stile in linea con alcune tendenze indie, ma molto più rifinito di quello da lui utilizzato in Deadenders di Brubaker. In poche parole, Sangue Amaro è stata un’autentica sorpresa e non dovreste lasciarvelo sfuggire, specie se amate i vampiri, il rock, il cinema indipendente statunitense e l’estetica ‘slacker’. E preparatevi anche per l’incredibile, inaspettato, maligno (ma felice) finale della storia!


Voto: 8

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