La Tomba delle Lucciole di Isao Takahata e Studio Ghibli – Recensione

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Ventisette anni dopo l’uscita nei cinema giapponesi e venti anni dopo la prima distribuzione italiana in videocassetta, il crudo film d’animazione a sfondo storico del regista di Heidi e dello studio de Il Mio Vicino Totoro è protagonista di un evento unico nelle sale cinematografiche italiane Martedì 10 e Mercoledì 11 Novembre 2015.

Il 16 Aprile 1988 debuttava nei cinema del Giappone quello che sarebbe diventato uno dei film più indimenticabili dello studio Ghibli, sicuramente il più sconvolgente a livello emotivo: La Tomba delle Lucciole, trasposizione del racconto omonimo semiautobiografico di Akiyuki Nosaka (Kappalab) scritta e diretta da Isao Takahata (Heidi, Anna dai Capelli Rossi), che con questa pellicola firma la prima regia per lo studio di Totoro rompendo un silenzio dietro la macchina da presa lungo sei anni.

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Un ritorno alla regia che ha la forza di un cazzotto in pieno stomaco, entrato nella memoria degli spettatori, specialmente occidentali, come il più straziante e struggente lungometraggio animato nipponico – uno di quelli che, anche parlando con gli amici, si ha quasi paura di vedere una secondo volta tanto ha fatto male.

Il perché lo si capisce già dalle prime sequenze, che rendono la visione di tutto il resto del film più dolorosa di altre che pur condividono analoghe tematiche (vedi i film animati tratti da Gen di Hiroshima): poco dopo la resa incondizionata del Giappone che ha chiuso la Seconda Guerra Mondiale un ragazzo di nome Seita muore di stenti nei locali di una stazione ferroviaria. Accompagnato dallo spirito della sorellina di quatto anni, Setsuko, che si è spenta poco prima, il ragazzo rivivrà l’esperienza che li ha portati alla morte…

Ecco quindi che se la rappresentazione cruda e realistica delle conseguenze dei bombardamenti americani, tra fiamme, macerie e cadaveri, scuote di per sé, anche i momenti di apparente spensieratezza dei due protagonisti, che cercano di vivere la quotidianità come se la guerra non esistesse, fanno ancora più male perché sappiamo già quale destino li attenda.

La Tomba per Lucciole si presta sicuramente a un’interpretazione di denuncia della guerra, di testimonianza delle conseguenze dei conflitti; invita senza dubbio a non dare nulla per scontato – dagli affetti alla sicurezza (economica, politica) e ad apprezzare anche le piccole cose della quotidianità che si possono perdere da un momento all’altro senza preavviso.

Ma nella figura e nel comportamento di Seita c’è anche una non troppo velata critica alla generazione cullata e cresciuta nelle false certezze del boom economico degli Anni 80 (e non a caso è una panoramica sui grattacieli moderni a chiudere il film): come rimproveratogli prima dalla parente che li accoglie e poi dai contadini del vicinato, il ragazzo, figlio di un ufficiale della marina del Grande Impero del Sol Levante, fugge dalla realtà e dalle regole imposte in tempo di guerra alla società, sentendosi piuttosto vittima degli adulti e lasciandosi trascinare dagli eventi con il risultato finale di non riuscire a provvedere per sé e per la sorellina.
Come, secondo il regista (classe 1935), avrebbe reagito un quattordicenne benestante del 1988 piuttosto che un coetaneo del 1945.
Un messaggio che ancora oggi è attuale e ha valore anche in società distanti da quella giapponese.

Dal punto di vista tecnico La Tomba delle Lucciole è girato come se fosse un film dal vivo e può vantare una realizzazione, curata fin nei minimi dettagli, degna degli altissimi standard dello studio. Menzione particolare allo straordinario lavoro nella caratterizzazione grafica e nella direzione dell’animazione del compianto Yoshifumi Kondo (I Sospiri del Mio Cuore), capace di donare un’espressività incredibile ai personaggi.

Il film – caso praticamente isolato per i titoli Ghibli (forse perché non è una produzione Tokuma Shoten ma dell’editore Shinchosha) — arrivò in Italia per la prima volta a metà Anni 90 grazie a Yamato Video, che lo pubblicò direttamente in VHS; un’edizione in DVD, da tempo esaurita, fu pubblicata dallo stesso editore nei primi 2000.
Koch Media, in collaborazione con l’editore milanese, offre al pubblico di oggi una nuova edizione riveduta e corretta per il cinema, con un nuovo adattamento dei dialoghi e un doppiaggio rifatto diretto da Gualtiero Cannarsi, lo stesso responsabile dei film Ghibli usciti per Lucky Red: nel bene e nel male sappiamo quindi cosa aspettarci.
Per chi non riuscisse ad andare al cinema, l’appuntamento con i nuovi DVD e Blu-ray Disc italiani è per il 10 Dicembre 2015.

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In conclusione La Tomba delle Lucciole è un film che va assolutamente visto almeno una volta nella vita; sconsigliato ai più piccoli, sia per le immagini sia per le tematiche – stiano dunque attenti i genitori a non farsi ingannare dal marchio Ghibli. Non sarebbe una brutta idea farlo vedere nelle scuole (dalla terza media in poi, magari) come supporto didattico e lezione di vita.

Difficile da digerire, ma meraviglioso.

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1 commento

  1. Un anime che e´ un pugno nello stomaco e che rivela al mondo la fragilita´ dell´essere umano di fronte alle cose brutte e inaspettate della vita,e´ una distinzione anzi una separazione dallo Studio Ghibli piu´ leggero che,a dire il vero,verra´ dopo… Addari io convengo con lei nella definizione di capolavoro…Denuncia sulla guerra,denuncia su nostri giorni ma anche denuncia alla convenzionalita´ retorica impersonata soprattutto dalla zia,…L´ho visto due giorni fa e sto ancora piangendo,Takahata regista dei sentimenti e dei drammi umani ma al contempo regista delle speranze dei minori in un mondo di adulti cattivi o amareggiati…Anche in Peline Monogatari c´ era Takahata e guarda caso,anche in quell´anime ,si piange spesso …

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