È un’amara verità che non c’è limite al peggio. Ma cosa può essere peggiore di una guerra brutale e assurda come fu l’invasione americana in Vietnam? Un’invasione di zombies in America, ad esempio…

68

13 Febbraio 1968, Tay Nguyen, giungla del Vietnam. Una pattuglia di soldati americani, guidata dal tenente Blake, a due mesi dalla fine della leva, è in cammino verso una postazione d’ascolto che da troppo tempo non fa avere sue notizie. L’atmosfera è tesa, pronta ad incendiarsi in qualsiasi momento, proprio come quella foresta intricata quando viene bombardata con il Napalm dall’aviazione a stelle e strisce. I “Charlie”, le milizie Vietcong pronte a tutto per difendere la loro terra dall’invasione capitalista, potrebbero nascondersi dietro ogni albero, dietro ogni fronda. Addirittura sotto terra. Per questo il tenente Blake, il fedele Bronto, Cerotto, Mann e Bonnie non vedono l’ora di portare a termine la loro missione e fare ritorno alla base di Aries. Ma qualcosa di sconvolgente, ancor più pericolo dei sicari vietnamiti e ancor più orrendo delle violenze e dei massacri di cui sono stati sia vittime che carnefici, si frappone sulla loro strada. Per un motivo ignoto, i cadaveri in putrefazione ritornano a muovere le loro maleodoranti membra, assalendo con bestiale ferocia qualunque creatura conservi dentro di sé il calore della vita .

Magia voodoo praticata dai Vietcong assediati? Pandemia incontrollata e virulenta? Punizione divina? Mutazione genetica?

Non c’è molto tempo per riflettere su quale sia la causa di quella rivoltante trasformazione, perché il folle esercito di zombies avanza con rapidità, ingrossando giorno dopo giorno le proprie fila e raccogliendo “reclute” tanto tra gli asiatici quanto tra le forze armate americane. Gli zombies non conoscono tregua, non conoscono sazietà. Attaccano e squartano, diffondendo a macchia d’olio la loro piaga, fino a valicare l’oceano e mettere a repentaglio l’esistenza stessa della razza umana.

Il 1968 fu un anno d’importanza capitale nella storia del ventesimo secolo. Sotto molti punti di vista. Fu l’anno dell’offensiva del Têt, la grande serie di attacchi organizzata dai Vietcong e dalle forze nord vietnamite alla vigilia dell’anno nuovo lunare, che distrusse le certezze americane in una rapida e vittoriosa conclusione del conflitto. Ma fu anche, dall’altra parte del mondo, il grande anno delle rivoluzioni culturali, delle grandi contestazioni e delle manifestazioni di piazza, che, in tanti paesi, partendo dagli Stati Uniti, segnò l’inizio di una nuova era di lotte per la pace e per maggiori diritti. E, infine, 1968 è anche una data illustre per tutti i veri appassionati del genere zombie. In quell’anno straordinario, infatti, vide la luce quello che è considerato il primo, indimenticabile capolavoro del genere: La notte dei morti viventi, del maestro Romero, che divenne immediatamente una pietra miliare e un paradigma imprescindibile per tutti i registi, scrittori e artisti dell’horror che lo seguiranno.

Da questo potente intreccio di tematiche e spunti, nasce l’opera ’68, scritta da Mark Kidwell e disegnata da Nat Jones, pubblicata da Image Comics e portata in Italia da SaldaPress nella sua ormai celebre Collana Zeta. La struttura del fumetto unisce così le caratteristiche del racconto bellico a quelle dell’incubo zombie. Introdotto lo scenario attraverso le parole scritte dal tenente Blake alla sua amata in una delle tante lettere piene di timori e speranze che, dal remoto Sud Est asiatico, presero il volo in quegli anni verso gli uffici postali di tutti gli Stati Uniti, la trama acquista subito velocità frenetica grazie all’incontro con i primi non morti.

La squadra del tenente Blake ha visto, durante quell’assurda battaglia, combattuta tra il fango e i tentacoli della foresta, ogni sorta di efferatezza…ma quello và al di là di ogni più oscuro incubo. Il ritorno dalla morte sotto le sembianze di un corpo in decomposizione, spinto da un’implacabile fame di carne umana, ha il sapore di una maledizione soprannaturale, di un’apocalisse scatenata per punire l’orgoglio e la pazzia di quella razza umana che non trova niente di meglio da fare che seminare dolore lungo tutta la propria storia. Prima ancora che possano rendersene conto, le truppe inviate per liberare il Vietnam dalla minaccia comunista, si trovano a dover affrontare un nuovo nemico, contro il quale ogni difesa appare vana, anche quelle della mente, che impazzisce nel tentativo di trovare una risposta a tanto orrore.

Ma neppure a casa, a migliaia di chilometri di distanza, si è al sicuro. A Berkeley, nella moderna e assolata California, cuore della contestazione pacifista e studentesca, grida di terrore attraversano la folla. Volti cianotici e smembrati si mescolano a quelli variopinti degli hippies riuniti in corteo: gli zombies sono arrrivati fino a lì e non hanno intenzione di arrestare la loro orgia di sangue e morte di fronte a nulla.

Saltando da un estremo all’altro del pianeta, dalla West Coast alle profondità vergini del Vietnam, il dramma gore messo in scena da Mark Kidwell risulta caratterizzato da una certa frammentarietà. Ad accrescere tale sensazione è anche un aspetto quantomai singolare per un fumetto: molti sono i personaggi che si alternano nel corso dei cinque volumi di ’68 – la squadra del tenente Blake, il riflessivo e autorevole capitano Duncan, la recluta di origini asiatiche Yam, l’agente CIA Declan Rule, la giovane Sherry, il contestatore hippy Rabe. Ma pochi sono quelli che sopravvivono fino al numero successivo.

Pur essendo questo un segnale di stile, un voler distaccarsi forse da uno stereotipo di eroe inossidabile e indistruttibile capace di emergere vincitore anche attraverso valanghe di zombies scatenati, è innegabile che la narrazione risulti però fragile e insicura. I personaggi, caratterizzati in pochi vignette, scompaiono presto dalla scena, costringendo il lettore a dover fare i conti unicamente con il vero protagonista di ’68: il massacro, la pioggia di sangue, il mattatoio.

Il disegno espressivo e ben equilibrato di Nat Jones conferisce d’altra parte un grande vigore alla storia, caratterizzandosi per i molti tratti scuri e sottili che riescono a rendere al meglio le emozioni dei personaggi, lo sgomento, il terrore, la disperazione degli esseri umani e la furia cieca e omicida dei non morti. Pecca tuttavia forse di eccessiva pesantezza nelle vignette in cui cadaveri e viventi si fondono in un unico groviglio confuso di membra e in cui diventa difficile trovare una via di uscita.

Ma l’intento di ’68 appare, al di là della raffigurazione della guerra in Vietnam, delle condizioni di vita disumane di assaltati e assaltatori, della complicata situazione politico-sociale degli Stati Uniti dell’epoca, proprio quello di quello di sconvolgere i lettori, di seppellirli sotto frane di cadaveri sanguinanti, di budella e di globi oculari.

Dai tempi de La notte dei morti viventi, molti autori si sono armati di pala e piccone per riesumare dai loro sepolcri schiere di corpi freddi incapaci di godersi il riposo eterno. Talvolta lo hanno fatto riuscendo a trasmetterci un significato originale e nuovo, una chiave di lettura che permettesse davvero di penetrare nel profondo la scioccante metafora dei cadaveri che tornano a camminare sulla terra e di trarre insegnamenti e spunti di riflessione importanti dalle differenti reazioni dei personaggi di turno. Ne sono un esempio calzante opere pubblicate dalla stessa SaldaPress nella sua Collezione Zeta, come Revival, di Tim Seeley e Mike Norton, o (anche se in dose di innovazione minore) Zombies, di Olivier Peru e Sophian Cholet. ’68, tuttavia, stenta a raggiungere uguali livelli di incisività e importanza di significato. Non riesce a farlo nel fulcro stesso della narrazione, quella trasformazione di corpi morti in cannibali sfrenati le cui cause interessano relativamente poco, o sono liquidate in fretta. Ciò che importa è la lotta bruta, l’accanirsi contro un nemico contro cui è lecito compiere ogni cosa. ’68 appare così quasi come uno sfogo della Storia, che, proprio nel momento in cui ogni certezza politica, etica e sociale veniva messa in discussione, produce per sua naturale inclinazione un capro espiatorio comune, un elemento alieno, gli zombies, contro cui allearsi tutti insieme, comunisti e occidentali, conservatori e hippies, per la salvezza stessa della razza umana.

’68, in conclusione, è un esponente del genere zombie che si distacca poco dal canone stabilito da Romero nello stesso anno richiamato nel titolo e che ha i suoi momenti di maggior interesse non tanto nelle carneficine insensate, ma nelle brevi, ma accurate analisi del contesto storico in cui è ambientato.

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