Batman – Arkham Origins: Recensione

Pubblicato il 20 Novembre 2013 alle 17:36

Gotham City, vigilia di Natale. Nel carcere di massima sicurezza di Blackgate è in atto una rivolta. Batman, il vigilante mascherato che ha da poco iniziato ad operare in città, entra in azione e scopre che il gangster Maschera Nera ha messo una taglia sulla sua testa. Oltre a dover affrontare i temibili sicari che gli danno la caccia e gli agenti di polizia corrotti che pattugliano le strade innevate di Gotham, il Cavaliere Oscuro si troverà di fronte il Joker che diverrà in fretta la sua nemesi principale.

Batman – Arkham Origins

Titolo originale: Batman – Arkham Origins
Genere: Stealth, action, avventura
Sviluppatore: Warner Bros. Games Montreal
Distribuzione (Italia): DB-Line
Provenienza: USA
Piattaforma: Windows PC, Xbox 360, Nintendo Wii U, PlayStation 3
Modalità di gioco: Singleplayer, Multiplayer
PEGI: 16
Data di uscita: 25 ottobre 2013

Orfana degli sviluppatori dei Rocksteady Studios che hanno realizzato il bellissimo Batman – Arkham Asylum e il squel capolavoro Batman – Arkham City, la Warner Bros. ha dovuto cavarsela da sola per realizzare questo prequel, affidandone la realizzazione alla propria divisione di sviluppo canadese, la WB Games Montreal. Fin dalle prime battute del gioco appare evidente che non siano stati fatti grossi progressi. Anzi, forse è stato fatto qualche passo indietro dal punto di vista del gameplay con una certa disattenzione per quel che riguarda la continuity della saga.

La sensazione è quella di giocare una versione più povera di Arkham City, con una Gotham meno stilizzata e suggestiva anche a causa della bufera di neve che nasconde l’orizzonte al giocatore. Il contesto è molto più realistico e vicino al Batman cinematografico di Christopher Nolan, a cominciare dal costume del Cavaliere Oscuro che appare più tecnologico che negli episodi precedenti, il che è inspiegabile sotto il profilo della timeline.

Lo stesso vale per l’arsenale di Batman, qui provvisto di guanti elettrici da utilizzare in vari modi ed incredibilmente efficaci in combattimento, molto più comodi della macchinosa carica elettrica remota vista nel gioco precedente. Rispetto ad Arkham City, Batman può spostarsi in città più rapidamente usando il Batwing dopo aver disattivato alcune torri radio dell’Enigmista. Innovazioni gradite ma insensate per quel che riguarda la continuity, come se gli strumenti tecnologici di Batman si siano devoluti col tempo.

Spicca in special modo il nuovo Detective Mode che permette di scansionare la scena del delitto ai raggi x, come pure accadeva in Arkham City, ma con l’aggiunta qui della possibilità di assistere alla ricostruzione dell’omicidio rielaborata in digitale dal bat-computer direttamente sul luogo del crimine.

Nessuna innovazione per quel che riguarda le sezioni stealth, che risultano peraltro semplificate, né cambia il sistema di combattimento basato sul divertente Free Flow System che permette, tra attacchi e parate, di realizzare coreografie davvero spettacolari.

Si aggiungono qui i Boss Fight nei quali il normale combattimento si alterna a sequenze cinematografiche nelle quali bisogna pigiare velocemente i pulsanti che appaiono in sovraimpressione. Particolarmente ostico lo scontro con Deathstroke, personaggio giocabile in un DLC, che ha fatto impazzire i giocatori di mezzo mondo. Se alcuni, infatti, sono riusciti a sconfiggerlo subito, altri si sono trovati di fronte ad una CPU particolarmente ostica a causa di quello che sembra essere uno dei fastidiosi bug del gioco.

Anche le missioni secondarie sono solo una variazione sul tema di quelli già visti in Arkham City. Ci sono sempre i trofei dell’Enigmista da raccogliere in giro per la città risolvendo i suoi rompicapo e bisogna catturare avversari quali Deadshot e Lady Shiva. Anarky, creato da Alan Grant ispirandosi a V for Vendetta di Alan Moore, sfida Batman a muoversi da un capo all’altro della città lottando contro il tempo per disinnescare delle bombe, un po’ come accadeva con le telefonate di Zsasz nel gioco precedente. La missione nella quale il Cavaliere Oscuro affronta il Cappellaio Matto in un allucinato Paese delle Meraviglie ricorda invece lo scontro con lo Spaventapasseri nel capostipite della saga videoludica.

La storia principale è meno articolata e più banale rispetto agli episodi precedenti. Seguiamo un Batman all’inizio della sua carriera, affiancato dal sempre fido maggiordomo Alfred, con il Capitano Gordon che gli dà la caccia mentre la figlia Barbara, destinata a diventare Oracolo, dà man forte al Cavaliere Oscuro. Il colpo di scena che riguarda Maschera Nera regge bene, anche se potrebbe far storcere il naso ai puristi del fumetto. La sequenza onirica delle origini del Joker potrebbe invece risultare incomprensibile a chi non conosce l’opera originale.

Chi ha giocato i primi due capitoli, troverà questo prequel deludente, poco innovativo e troppo facile. I neofiti lo troveranno divertente anche se alcuni risvolti narrativi potrebbero risultare ostici. La Warner si è seduta su quanto fatto dai Rocksteady Studios. Per l’eventuale quarto capitolo ci sarà bisogno di qualcosina di più.

Voto: 7,5

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