Recensione The Amazing Joy Buzzards – ReNoir Comics

Pubblicato il 8 Ottobre 2010 alle 09:57

Autori: Mark Andrew Smith (storia), Dan Hipp (disegni)
Casa Editrice: ReNoir Comics
Provenienza: USA
Prezzo: € 16,00, 15,5 x 23, pp. 286



La casa editrice Image, fondata nei primi anni novanta da Todd McFarlane e altri transfughi dalla Marvel, ormai non è più un’etichetta che produce fumetti di super-eroi ma offre, nel suo ricco catalogo, comics di vario genere, alcuni decisamente anti-convenzionali. Ed è il caso di The Amazing Joy Buzzards, scritto da Mark Andrew Smith, che per la Image ha anche realizzato Aqua Leung, e disegnato da Dan Hipp, conosciuto per Gyakushu!

Il fumetto, in un certo qual modo, mi ha ricordato a tratti Scott Pilgrim, nello stile e la struttura meta-narrativa, nonché per il demenziale umorismo costantemente presente. E, in effetti, se dovessi definire il serial in questione, userei proprio il termine demenziale, in senso positivo.

Protagonisti del comic-book sono gli Amazing Joy Buzzards, una delle più importanti e acclamate rock band del pianeta, i cui membri, Biff, Gabe e Stevo, lavorano sotto contratto per la misteriosa Creative International Artists (CIA); ma, tra un concerto e l’altro, affrontano minacce sovrannaturali, grazie anche al fatto che Gabe, con l’ausilio di un amuleto mistico, può evocare nei momenti di bisogno un mitico wrestler messicano, El Campeon.

Le minacce che il gruppo affronta (a parte le orde di fans arrapate!) sono tipiche della tradizione pulp: zombi, mostruose entità e persino un gruppo di criminali dalle capacità paranormali, ognuno di essi mutuato dall’immaginario trash. È evidente l’intento ironico dell’opera che prende in giro le convenzioni, i cliché e i vizi del rock business; ma pure i fumetti: ci sono battute al vetriolo sull’Uomo Ragno e la stucchevole frase ‘da un grande potere derivano grandi responsabilità’ o farseschi accenni al Savage Dragon di Erik Larsen, tra le altre cose. E, come nel caso di Scott Pilgrim, abbondano i riferimenti meta-narrativi con i personaggi che si rivolgono direttamente al lettore e varie annotazioni dei cartoonists sul fumetto in sé e sulla struttura del plot.

I testi di Smith sono ben impostati, veloci e divertenti al punto giusto, con una dose di cinico sarcasmo, in parte influenzato dagli stilemi delle sit-com, e il tratto grafico di Hipp può far pensare, con la sua impostazione grezza e grottesca, a certi prodotti underground (ma pure ai comics della Oni Press, a dire il vero). E il penciler si dimostra particolarmente abile con gli inchiostri e il tratteggio molto carico delle sequenze ‘flashback’.

La trama è apparentemente caotica e disordinata ma, in realtà, tutta la story-line è impostata in maniera coerente, anche se, alla fine, rimangono dei punti in sospeso sui malvagi della storia e, soprattutto, sull’enigmatico manager della band, Dalton Warner. Ma non è da escludere che tali punti in sospeso costituiscano la base di un sequel.

In definitiva, che giudizio dare a The Amazing Joy Buzzards? A mio avviso, positivo. È un fumetto diverso dai soliti; gli autori, soprattutto, non si prendono sul serio e, semplicemente, realizzano un prodotto scacciapensieri, riuscendo al contempo a fare una satira sui diversi fenomeni dell’intrattenimento contemporaneo. A mio parere, piacerà agli amanti del rock, dei teen drama, delle commedie demenziali e, ovviamente, dei fumetti di qualità. Da provare.



Voto: 8

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