Recensione Bite Club – Planeta DeAgostini

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Autori: Howard Chaykin, David Tischman (testi), David Hahn (disegni)
Casa Editrice: Planeta De Agostini
Provenienza: USA
Prezzo € 17,95, 256 pp


Howard Chaykin è senza dubbio uno degli autori più estremi e trasgressivi del fumetto americano. Dotato di un ottimo stile di scrittura, di un tratto grafico personalissimo, uniti a una sfrenata e graffiante immaginazione, Chaykin ci ha regalato autentici capolavori come American Flagg, uno dei migliori fumetti indipendenti di sempre; l’erotico e splendido Balck Kiss e anche serie come Shadow o Blackhawk, dove rivisitava in chiave moderna classici personaggi della Golden Age.

Ma quelle che ho citato sono solo alcune delle sue opere più rappresentative. Dal punto di vista delle tematiche, Chaykin non si è mai premurato di celare la violenza o il sesso, imbastendo trame complesse, caratterizzate da testi veloci e scattanti, mutuati dai pulp, dal porno e dalla narrativa hard-boiled. Planeta De Agostini ha raccolto in un volume intitolato Bite Club due sue miniserie: Bite Club, appunto, e il sequel Bite Club: Vice Crime Unit. Coadiuvato ai testi da David Tischman e ai disegni da David Hahn (purtroppo non paragonabile a Chaykin ma comunque efficace), l’enfant terrible del fumetto Usa ci narra le allucinanti vicende della famiglia del Toro.

I membri di tale famiglia vivono a Miami, sono potenti e, soprattutto, sono vampiri. Per giunta mafiosi e hanno le mani in pasta in ogni affare illecito della città. La storia inizia con l’eliminazione del patriarca, Eduardo, e va da sé che dopo la sua morte incomincia una lotta fratricida tra figli e parenti per ottenere il controllo dell’impero. Mischiando il genere criminoso alla ‘Soprano’ con l’horror, Bite Club è indubbiamente una proposta curiosa e originale. I fans di Chaikyn, inoltre, troveranno pane per i loro denti: non mancano, infatti, le tipiche, eccitanti perversioni alla Chaikyn. Giochi fetish, locali bondage, prostituzione, sangue, addirittura un’atmosfera di incesto inquietante.

Tra i personaggi della prima miniserie più riusciti segnalo Leto, figlio di Eduardo, e soprattutto prete (figuratevi un sacerdote vampiro!) che non si rivelerà, a conti fatti, un santarellino; oppure Eduardo Jr., l’altro figlio sadico e violento, impegnato a fare da padre (a provarci, almeno) all’adolescente Danny, psicopatico e problematico. E, vera star di Bite Club, la terribile, sexy e disinibita Risa, la figlia minore: una discografica bisex che si rivelerà il fulcro della vicenda.

Come tradizione nei fumetti di Chaykin, le donne sono seducenti ma pericolose ed è consigliabile guardarsi da loro. Tra riferimenti agli scandali sessuali nella Chiesa cattolica, giochi lesbo, esecuzioni, attentati, torture e mutilazioni, Bite Club ha il pregio di non annoiare il lettore. Lo stesso dicasi per il sequel, Bite Club: Vice Crime Unit. Anche in questo caso, è Risa la protagonista indiscussa della storia, coinvolta suo malgrado nell’omicidio di una spogliarellista in un club di Miami.

Qui Chaikyn però ‘contamina’ i racconti di vampiri con lo stile dei telefilm polizieschi alla ‘C.S.I’., dal momento che ci presenta una task force di poliziotti specializzati in casi criminosi che coinvolgono i succhiasangue (e ovviamente ognuno dei membri ha le sue particolarità: alcuni si fanno di droghe sintetiche, altri sono dediti a passatempi sadomaso, e così via). Anche in questo caso, i testi sono ottimi e la storia è leggibile a più livelli. Insomma, nel complesso il volume è consigliabile e Bite Club rappresenta una valida proposta editoriale. Da tenere d’occhio, inoltre, le splendide copertine di Frank Quitely, noto a tutti per X-Men, WE3, All Star Superman e il recente Batman and Robin, scritti da Grant Morrison.


Voto: 8

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1 commento

  1. Ecco… visto?
    Non ho fatto in tempo a lodare il Duma per la sua recensione di Cattivi Soggetti, che mi tocca subito prenderne le distanze! ;-)
    Non sono affatto d’accordo con questa recensione.
    Sarà che adoro Chaykin, ma mi aspettavo molto di più da lui.
    Sulla storia nulla da eccepire, ma la sceneggiatura è davvero pessima: usare il doppio piano narrativo con baloon&didascalie in ogni singola vignetta, rende la lettura davvero difficoltosa e senza ritmo.
    In certi momenti mi è parso di leggere due storie differenti, dato che molto spesso baloon e didascalie erano in contrapposizione tra loro.
    Alcune didascalie, poi, sono addirittura superflue a mio parere, visto che “illustrano a parole” ciò che il disegno già mostra chiaramente di per sé, appesantendo ulteriormente la narrazione.
    Obnubilato dal mio amore sviscerato per il vecchio Howie, mi piacerebbe molto dare la colpa di questa pessima prova a Tischman, ma nei credits non è specificato chi (tra di due) ha fatto cosa e quindi… li accomuno entrambi nel mio giudizio negativo su questo volume, fatti salvi i disegni, belli, ma comunque anch’essi poco consoni alla storia.
    Discorso a parte per le copertine: a dir poco da… URLOOOOOOOOO!!!

    PS. e sorvolo poi sui soliti refusi-errori-orrori di lettering “made in planeta” onnipresenti anche in questo volume. Anche quelli inficiano – e di molto – la lettura.

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