Super Eroi Classic 3 – Thor | Recensione

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Arrivano le primissime storie di Thor! Scoprite o riscoprite le origini del Dio del Tuono con la terza uscita di Super Eroi Classic e rivivete la magia degli anni sessanta con episodi firmati dai leggendari Stan Lee e Jack Kirby!

Dopo l’Uomo Ragno e i Fantastici Quattro, la collana Super Eroi Classic si concentra su un altro acclamato personaggio Marvel: Thor, il Dio del Tuono. Creato nel 1962 dai leggendari Stan Lee e Jack Kirby, il biondo asgardiano è per molti sinonimo di fantasy. Tuttavia, come scoprirete leggendo le storie di questo volume, in principio le atmosfere narrative delle vicende di Thor erano fantascientifiche e gli elementi magici e fiabeschi che faranno la fortuna della serie non erano ancora presenti.

Il Sorridente usò il biondo dio norreno inserendolo in contesti alla Superman. Anzi, Thor era in fondo il Superman della Marvel, un eroe forte, bello, coraggioso e invincibile che lotta contro alieni, tiranni provenienti da altre dimensioni e, last but not least, dittatori comunisti, in ossequio al clima da guerra fredda dei primi anni sessanta.

L’albo include i nn. 83-91 di Journey Into Mystery, in pratica le primissime avventure del Dio del Tuono. Lee, coadiuvato dal fratello Larry Lieber che si occupa di parte dei testi, introduce il medico claudicante Don Blake che, durante una vacanza in Norvegia, trova per un caso fortuito un bastone magico.

Battendolo sul terreno, l’oggetto si trasforma nell’indistruttibile martello di Uru e Don Blake diventa Thor. In questa veste, sventa l’invasione di un gruppo di extraterrestri ed è da questo momento che inizia la sua attività di giustiziere.

E’ un esile pretesto che Lee usa per presentare il supereroe e, lo ripeto, gli elementi asgardiani sono pressoché assenti. Odino appare in alcuni episodi ma è una figura di secondo piano; la città di Asgard viene appena nominata e solo il dio del male Loki, destinato a diventare il villain ricorrente della testata, assume sin dal principio una rilevanza indiscutibile.

Lo stesso vale per l’infermiera Jane Foster, che oggi veste i panni di Thor, grande amore di Don che però non ha il coraggio di dichiararsi (e quest’ultima, comunque, sbava per il Dio del Tuono, senza sapere che si tratta proprio di Don).

L’ingenuità dei sixties è evidente ma si nota il classico dettaglio del ‘supereroe con super problema’ tipico del Marvel style. Se Thor, infatti, è invincibile, Don non lo è e il suo handicap è ciò che lo rende umano e credibile. I testi di Lee e Lieber sono a volte retorici e risentono del tempo ma le storie restano divertenti e godibili.

Oltre a Loki, Thor affronterà il futuribile Zarrko che riapparirà in anni successivi e il mago Sandu, finito invece nel dimenticatoio. E non mancano una gang di mafiosi e un gruppo di perfidi comunisti, minacce di poco conto per una divinità (segno che Lee non aveva ancora capito che esisteva un intero pantheon mitologico da sfruttare).

La maggior parte degli episodi sono illustrati da Jack Kirby che fa un buon lavoro, sebbene il suo stile sia lontano da quello che userà anni dopo in sequenze spettacolari di Fantastic Four, Mighty Thor e Captain America. Il dinamismo e la forza espressiva delle sue matite emergono comunque, malgrado le chine legnose di Dick Ayers le rendano meno efficaci.

L’episodio del n. 90 di Journey Into Mystery è invece disegnato dal pessimo Al Hartley e quello del n. 91 da un altro mitico nome della Marvel, Joe Sinnott, più conosciuto e apprezzato come inchiostratore, che si dimostra gradevole e funzionale.

Malgrado questi episodi abbiano forse un’importanza più storica che artistica, vanno in ogni caso letti poiché sono un tassello fondamentale della Marvel. Se siete fan del Dio del Tuono e volete sperimentare i primi gloriosi passi della Casa delle Idee questo è l’albo che fa per voi.

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