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Soul Crime New York, la recensione

Domenico Bottalico 20/04/2014

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Antologia crime/noir da Round Robin Editrice

selezione_tavole_soul_crime_coverSoul Crime New York

Autori: Miranda Mundt, Miriam Selmi Reed, Michael Alan Reed, Karen B. Frisch, Ernesto Gomis, Roger Pérez, Héctor Gomis, Sara Woolley, Beldan Sezen, Adira Rotstein, Csaba Mester, Christopher Ford

Casa Editrice: Round Robin Editrice

Genere: crime/noir

Provenienza: Italia, Usa, Canada, Spagna

Prezzo: 15€, 132 pagine bianco e nero

Data di pubblicazione: marzo 2014

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Round Robin Editrice mette in piedi un ambiziosissimo progetto: una antologia di racconti crime/noir ambientati a New York.

Nasce così Soul Crime New York baciato da un apparato redazionale di tutto rispetto, con tanto di pagina biografica per ogni autore coinvolto, e soprattutto con una doppia prefezione affidata a Stan Lee e all’attore Matthew Modine.

La scelta di una antologia di crime stories ambientata a New York viene agilmente riassunta da una frase di Stan Lee: “ è di certo la città migliore per raccontare delle storie” e la curatrice del volume Maurita Cardone seleziona otto fatti criminosi avvenuti a New York in varie epoche storiche e affidandoli ad altrettanti team creativi che ne danno una loro visione mescolando fiction e realismo.

Dicevamo otto storie ma non tutte riescono a mantenere viva l’attenzione del lettore; ci riescono Miranda Mundt con una rivisitazione claustrofobica dell’omicidio di Kitty Genovese con il suo stile che strizza l’occhio al manga ed il trio composto da Ernesto Gomis, Héctor Gomis e Roger Perez che rilegge in salsa tarantiniana, e aggiungendovi una buona dose di fiction, l’omicidio apparentemente non correlato di due uomini asiatici grazie anche ad un tratto pulito ed europeo.

Premio per l’originalità va senz’altro alla storia “Push” di Sara Wooley che unisce ad uno stile personale un ottimo story-telling assolutamente non convenzionale per un storia ambientata nella Metropolitana della Grande Mela.

Le storie rimanenti non riescono purtroppo a staccarsi dalle fonti di ispirazione e non riuscendo a rileggere con personalità soprattutto al tavolo da disegno i fatti di cronaca.

Ad esempio Miriam Seldi Reed e Michael Alan Reed in “Humpty Jackson” superano la soglia del fumetto in senso lato per approdare quasi nel territorio dell’illustrazione con risultati non sempre efficaci.

In definitiva la lettura è scorrevole, con alti e bassi, ed alterna stili di scrittura e disegno diversissimi cosa che rende questo volume un esperimento riuscito nei limiti in cui si tiene presente che si sta sfogliando una antologia e non un racconto unico.

La cura carto-tecnica è ottima: il volume è solido con carta e copertina spessa e una qualità di stampa senza sbavature.

Sarebbe ora interessante vedere se in un secondo capitolo di questa collana la scelta degli autori coinvolti propenderà maggiormente sui disegnatori “classici” o maggiormente sugli illustratori.

Una lettura piacevolmente diversa ma lontana dal classico fumetto crime/noir nord-americano.

VOTO: 5

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