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Hajime Isayama: riflessione sul finale di Attack on Titan e la verità su Eren

Eleonora Masala 30/04/2026

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Il museo di Hita, dedicato al celebre franchise L’Attacco dei Giganti, ha recentemente arricchito la propria collezione con ventisei nuove tavole. Ciascuna di esse è corredata da un commento dell’autore, Hajime Isayama, tradotto in quattro lingue diverse. Tra queste note, ne spicca una che sta facendo molto discutere. Una riflessione profondamente autocritica sul finale dell’opera e sull’evoluzione del suo protagonista, Eren Yeager.

Isayama non usa mezzi termini nel guardare al passato. Ammette, con una sincerità disarmante, che la trasformazione di Eren da vittima a carnefice, capace di un massacro senza precedenti, è nata in parte dal desiderio di costruire un colpo di scena scioccante. Tuttavia, riconosce che tale scelta affonda le radici nella sua immaturità di giovane autore ventenne. Per Isayama, il vero cuore del personaggio non è mai stato una mera reazione alle circostanze, ma un desiderio oscuro e latente di nuocere.

Ciò che emerge dal suo scritto è un sottile senso di disagio artistico. Isayama confessa che, col tempo, Eren è uscito dal suo controllo esclusivo, diventando una figura amata dai lettori. Questo legame affettivo ha frenato l’autore, impedendogli di rendere il protagonista un personaggio totalmente detestabile. Il risultato, agli occhi di Isayama, è una conclusione che appare incompiuta o priva di quella sincerità radicale che avrebbe desiderato. Si è ritrovato, quasi suo malgrado, a ritrarlo con una forma di simpatia che, col senno di poi, non lo convince appieno.

Infine, il mangaka tocca un punto quasi meta-narrativo. Spesso si sostiene che siano i personaggi a guidare la penna, ma con Eren è accaduto l’opposto. Era un prigioniero della trama. Come in un meccanismo che non ammette deviazioni, il protagonista non poteva scostarsi dal futuro già scritto. In questo, Isayama rivela una vulnerabilità toccante, si è sentito nella stessa situazione. Nonostante i dubbi tormentosi, quel costante chiedersi “va davvero bene così?”, si è sentito incapace di cambiare quello scenario predeterminato, diventando egli stesso vittima del destino che aveva orchestrato per il suo eroe.

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