Triton 1 è il primo dei due volumi che compongono la spettacolare storia di Osamu Tezuka, pubblicata da J-POP all’interno della Osamushi Collection. Opera fino ad ora inedita in Italia ma conosciuta grazie all’anime del 1982, il Dio del Manga ci regala un altro incredibile eroe.

Triton 1 – tra fantasia e mito

Da tempo immemore, esistono molte leggende riguardanti il mare, storie mitologiche che raccontano di questo mondo stupendo, ma che sa essere anche spaventoso e misterioso, avventure epiche che suscitano in noi innumerevoli fantasie. Sirene, spiriti acquatici e civiltà sottomarine, visioni scolpite nell’immaginario dei popoli da migliaia di anni. Questa storia narra le gesta di due esseri umani, uno cresciuto in mare, e uno nato sulla terraferma…

Protagonista della storia è Triton, un bambino trovato da un ragazzino di nome Kazuya, figlio di un pescatore, durante una tempesta, abbandonato su una scogliera vicino a Capo Inokubi. I genitori di Kazuya decidono di crescere il bambino nonostante l’ardita opposizione della nonna, la quale racconta al nipote che il bambino è figlio del popolo dei Tritoni e che deve essere allontano per evitare che provochi la distruzione del villaggio, che viene infatti colpito da un forte terremoto che porta alla morte del padre di Kazuya.

recensione di Triton 1

La famiglia decide quindi di trasferirsi a Tokyo, ma la sfortuna sembra non volerle dare tregua. Mentre Triton inizia il suo allenamento con Zenzen Tange per imparare a lottare in mare, Kazuya viene accusato di omicidio ed è costretto a fuggire. Diventerà poi marinaio in una nave, inconsapevole che il suo destino è indissolubilmente legato a quello del fratello.

Triton scopre poi la verità sulle sue origini e sul destino che lo attende da Ruka, un delfino dorato, che gli racconta che è l’ultimo esponente di una famiglia di esseri marini sterminata dal dio del mare Poseidone. Triton decide di vendicarsi, uccidendo i figli di Poseidone attraversando gli oceani, scoprendo così i legami indissolubili tra le creature del mare e gli esseri umani.

Triton è un’opera in cui il mito coesiste con la realtà, una storia di fantascienza, che sotto molti punti di vista ricorda l’opera precedente di Tezuka, Astro Boy (pensiamo per esempio alla figura di Poseidone, di cui solo il nome assomiglia al dio greco mentre l’aspetto assomiglia di più a un alieno, così come per quello dei suoi figli) ma, a differenza di quest’ultima, prende vita nel mare, tematica costante, anello che unisce, come il filo rosso del destino, le vite di tutti i personaggi.

Triton 1 – un’opera trasversale e generazionale

Triton nasce negli stessi anni di Astro Boy, in un’epoca in cui il Giappone stava ancora superando i danni provocati dalla guerra, in quella parte della storia nipponica in cui è forte il desiderio di sopravvivere e di ricominciare a vivere, costruendo un nuovo tipo di società dalla macerie della guerra.

recensione di Triton 1

Tezuka è figlio della guerra e ha assistito alla devastazione della sua terra. Come per Atro Boy, anche Triton è fortemente influenzato da questo, e racconta della guerra ponendo in gioco due mentalità, quella di Poseidone e del suo esercito, i tiranni che hanno ucciso senza discriminazione un intero popolo, e il popolo dei Tritoni, quello che ha sofferto indicibili soprusi e che ora vuole il riscatto, riconquistare ciò che ha perduto e guardare a un futuro migliore, più prospero, dove si può vivere alla luce del sole, senza dover scappare né nascondersi.

Ciò che accade al popolo dei Tritoni non è altro che la metafora dell’invasione del Giappone, lo scontro di due razze che miete vittime innocenti e rende orfani bambini che non hanno mai fatto nulla di male, come Triton, che ha assistito alla morte della madre alla quale era stato affidato dal padre, entrambi uccisi brutalmente solamente perché appartenenti a un’altra razza, una razza non così diversa ma che, semplicemente, grazie al contatto con il popolo umano, si era evoluta, acquisendo maggiore consapevolezza delle proprie capacità, istigando così la rabbia e l’intolleranza di Poseidone.

Il tema della sopravvivenza e della lotta per la libertà permea tutta l’opera di Tezuka, mostrandoci che cosa significa lottare per la propria vita, per i propri ideali, per ciò che si è veramente. Ci mostra anche un’altra faccia della medaglia, ovvero che non esiste solo il bianco e il nero. Esiste la compassione e alcuni dei nemici decidono di voltare le spalle al proprio popolo per proteggere ciò in cui credono e le persone a cui vogliono bene.

Triton è un’opera che trabocca di messaggi per le future generazioni, a partire da quei ragazzi a cui era spettato il compito di ricostruire il Giappone abbondonando il regime militarista, aprendo la mente e il cuore.

Altra tematica importante e uno dei temi preferiti da Tezuka, è quella ambientale e del rapporto tra gli esseri umani e il mare. In Triton riscopriamo il legame che noi esseri umani abbiamo con il mare, perché, come spiega Zenzen Tange, siamo nati per nuotare. Ritorniamo così a vivere l’intrinseca bellezza del mare e delle infinite specie che vi abitano.

Ancora una volta Tezuka riesce a creare una storia trasversale e moderna, i cui valori sono profondamente conciliabili non solo con la società nipponica di quel tempo ma anche con la nostra: la guerra, le differenze sociali e razziali, fino al tema caro anche ai nostri giorni ovvero quelle ambientale.

A proposito dell’autore

Osamu Tezuka (1928 – 1989) è stato un fumettista, animatore, produttore televisivo e cinematografico giapponese. Ancora oggi viene definito come Manga no kamisama, “Dio dei manga”. Tezuka ha avuto un ruolo fondamentale nel campo dell’animazione giapponese, fondando nel 1961 lo storico studio Mushi Production e producendo la prima vera e propria serie anime della storia, ovvero Astro Boy, nel 1963.

Tra le sue opere più famose, oltre ad Astro BoyKimba, Il leone bianco (Jungle Taitei), La principessa Zaffiro (Ribbon no kishi) e Ludwig B uno dei manga che Osamu Tezuka lasciò incompleti al momento della sua morte, avvenuta nel 1989.

L’opera di Tezuka continua a vivere nel museo a lui dedicato a Takarazuka, città a cui l’autore era particolarmente legato.

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