C’era una volta un angelo un po’ discolo di nome Tink, che viveva nell’immensa volta celeste oltre le nuvole. Ma Tink era grande fonte di grattacapi per tutti gli dei. Così, con le anime dei bambini in coda per determinarne il sesso, Tink dà ad una di loro un cuore da maschietto, mentre successivamente (e ufficialmente) gliene viene dato uno femminile. Il guaio è fatto e Tink dovrà accompagnare sulla Terra quest’anima al fine di determinarne un solo sesso.

Questa anima è Zaffiro, principessa nata con un cuore di ragazzo e uno femminile, che vive una doppia vita: eroico principe erede del regno e bella principessa innamorata di un nobile del Paese vicino. Tra complotti demoniaci, streghe e angioletti dispettosi, la principessa Zaffiro dovrà affrontare ogni giorno le difficoltà del suo doppio ruolo, rischiando sempre, se venisse scoperta, di dover rinunciare al trono…

Osamu Tezuka è universalmente conosciuto come colui che ha inaugurato il manga moderno (kindai manga) con Shin Takarajima – La nuova isola del tesoro (per la storia di Sakai Shichima), nel 1947.

Un manga innovativo per le soluzioni grafiche, ma che forse costituisce dal punto di vista della sceneggiatura un mattone meno rilevante rispetto ad altre opere, ben più fondamentali per l’evoluzione del manga per come lo conosciamo. Una di queste opere è sicuramente La principessa Zaffiro, in originale Cavaliere del nastro (Ribbon no Kishi), che apparve per la rima volta su Shojo Club di Kodansha nel 1953, anche se, come sempre accadeva per Tezuka, subì varie rivisitazioni nel corso degli anni (ne vedremo ben 4 nel corso del tempo).

In quest’opera germinale, Tezuka introduce alcune fondamentali innovazioni, come il giocare con l’ambiguità sessuale (caratteristica che purtroppo nell’edizione italiana dell’anime è andata perduta già con il titolo) e la morale; tematiche che, se siete appassionati di shojo, sapete influenzeranno in maniera determinante le opere delle mangaka successive, quelle che passeranno alla storia come i Fiori dell’anno 24, tra cui non si può non segnalare al pubblico italiano la Lady Oscar / Berubara di Riyoko Ikeda e Una ragazza alla moda di Waki Yamato.

Ma l’importanza di questo manga nella storia non deve farci dimenticare i tanti pregi che La Principessa Zaffiro mostra già dalle prime pagine: una storia brillante, divertente, che sa rivisitare le atmosfere favolistiche ed i suoi tipici elementi (un re buono e amante del proprio popolo, un ipotetico usurpatore, gli elementi magici) grazie ad una protagonista che è probabilmente uno dei personaggi meglio riusciti di Tezuka perchè, dato il suo successo, ha potuto essere indagato in profondità ed in ogni aspetto da parte del dio dei manga.

Il che ci restituisce un personaggio che ci sembra di conoscere da sempre, che per metà giornata può vivere da principessa, mentre per l’altra deve vestire i panni di un principe ed erede al trono. Con le situazioni bizzarre e non prive di scenette umoristiche che da questo possono nascere e che costituiscono un marchio di fabbrica di Tezuka stesso.

Intorno a Zaffiro si pone un mondo di corte con personaggi con meno spazio, ma ugualmente tratteggiati con grande raffinatezza, anche se con pochi tratti, il che costituisce sicuramente un plus per questo manga che riesce a creare nel lettore una credibilità pur fondando il tutto in un mondo assolutamente onirico e favolistico, come si vede dalle ambientazioni, che non cercano il senso di realismo perchè non è questa l’idea che Tezuka vuole trasmettere.

Zaffiro è un simbolo, un personaggio che, tra tutte le difficoltà, cerca di autodeterminarsi nonostante il senso del dovere verso il regno e l’amore per i propri genitori. Ancora una volta Tezuka anticipa i tempi, e parla apertamente della discriminazione che una ragazza subisce a causa del suo genere; ed in effetti Zaffiro deve agire in tal senso perchè la legge salica non prevede la sua salita al trono… se fosse stata un maschio (o la società fosse basata su regole diverse) la sua realtà sarebbe stata ben meno difficile.

Ovviamente leggendo il manga troverete alcune ingenuità date da un lato dal contesto, dall’altro dal target di pubblico cui il manga era destinato; tuttavia non lasciatevi ingannare: La principessa Zaffiro è un manga profondo e pieno di piani di lettura.

Non sappiamo, se Tezuka fosse ancora vivo e riprendesse in mano l’opera, come ora potrebbe evolvere la figura di Zaffiro, ma se avete letto Back Jack Neo (in Italia sempre per J-POP) potreste farvi una idea.

Riguardo la confezione, che si conforma  agli  altri volumi della Osamushi Collection, la collana che raccoglie le opere di Tezuka,  come extra abbiamo un approfondimento sulle tematiche, di Maria Sara Mignolli, oltre ad alcune cover.

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