Non è certo una novità che Osamu Tezuka sia stato il fondatore del manga come noi lo conosciamo; narratore fuori dal comune, disegnatore pieno di intuito nell’inventare soluzioni grafiche all’avanguardia per l’epoca e che hanno influenzato tutti i suoi successori, animatore pioniere di tutta l’industria giapponese, con una vena per gli affari che ha saputo anche portargli grandi soddisfazioni, Tezuka è un pilastro tuttora onorato, tanto da meritare il soprannome di manga no kamisama (dio dei manga).

Non c’è dunque da stupirsi se molti hanno raccontato la sua vita in varie forme, che sia un romanzo o, giustamente, un manga; come in quest’ultimo caso, in cui Toshio Ban, storico assistente del grande maestro (entrò in Tezuka Productions nel 1974 e poi ci tornò nel 1978 per accompagnare il Sensei fino alla sua morte, nel 1989), ci porta per mano attraverso la vita di questo mirabile autore.

In questo primo volume l’attenzione è concentrata sulla giovinezza di Tezuka, partendo dalla sua nascita, con la descrizione dei genitori, per arrivare ai suoi studi ed alle sue passioni.

Il rischio in questi casi è quello di scrivere una agiografia più che una biografia, soprattuttto se realizzata in collaborazione con la casa di produzione fondata dal Maestro; ed in effetti la prima giovinezza di Tezuka è spesso costellata di episodi che ne fanno un predestinato: il trasferimento già in tenera età nella piccola città di Takarazuka, nella prefettura di Hyōgo, famosa per la sua particolare forma di teatro (che sarà la fonte primaria per la Principessa Zaffiro?), la nascita in una famiglia dell’alta borghesia in cui i genitori sin da giovanissimo lo incoraggiano a dedicarsi all’arte del disegno e gli mostrano i prodotti del fumetto e dell’animazione stranieri, date le sue precocissime capacità, aver sempre avuto un maestro durante le scuole che lo proteggeva nelle sue passioni per il manga… Insomma, è evidente un certo calcare la mano nel sottolineare certi episodi che farebbero, e lo si dice con tutto il rispetto dovuto, si intende, impallidire anche Budda in alcuni casi.

La situazione per fortuna (per la storia, non certo per il Paese) cambia quando il Giappone inizia la sua politica militarista, che, è bene ricordarlo, ha avuto una profonda influenza nell’educazione dei bambini, anche i più piccoli, dato che anche loro dovevano dare il massimo per il bene della Nazione.

E il manga era ora visto come un inutile diletto; ma per fortuna Tezuka ha potuto contare sia sull’appoggio incondizionato della madre sia su quello di alcuni professori illuminati, che fin da subito capiscono il talento che si cela dietro questo bambino gracile e amante degli insetti.

Dal punto di vista stilistico è interessante il modello narrativo, in quanto il volume si dipana a forma di documentario, dato che la narrazione (che parte dal 1928, anno della nascita, fino al 1947) è affidata ad un “presentatore”, nella veste di Shunsaku Ban, personaggio già visto in Metropolis, Kimba, il leone bianco ed Astro Boy (per intendesi, il professore con i baffoni).

Lo stile, nemmeno a dirlo, richiama quello del Maestro, quindi se vi piace Tezuka anche stilisticamente questo fumetto farà per voi. Purtroppo niente extra, tuttavia sono presenti molte note esplicative.

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