Comics USA: cosa è il “Direct Market”?

Spieghiamo cosa è il fantomatico fenomeno negli USA.

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Con la pandemia di coronavirus che ha frenato completamente l’industria dei fumetti, si è parlato molto anche in Italia di “mercato diretto” o direct market. Ma cos’è esattamente il mercato diretto e come è nato?

C’era un tempo in cui i fumetti negli USA venivano acquistati al di fuori delle fumetterie, quindi nelle edicole, nei negozi di alimentari e persino nelle stazioni di rifornimento (più o meno quello che accade in Italia anche oggi, dato che le fumetterie non sono così diffuse).

Tuttavia, il modello di negozio di fumetti, progettato principalmente da Phil Seuling nel 1972, offriva numerosi vantaggi. Phil Nicholas Seuling era un imprenditore che negli anni Settanta si lanciò come distributore di fumetti e organizzatore di fiere; Seuling infatti fu l’organizzatore dell’annuale Comic Art Convention.

In seguito, con la sua compagnia Sea Gate Distributors, Seuling sviluppò il concetto di acquistare fumetti direttamente in fumetteria, bypassando il metodo di distribuzione tramite quotidiani e riviste. Il sistema era noto come “direct market” perché aggirava i distributori di giornali e riviste tradizionali e offriva una linea di contenuti molto più diversificata rispetto alle edicole, compresi i fumetti rivolti agli adulti.

Uno dei principali vantaggi per il distributore era che i fumetti erano non restituibili a differenza che nelle edicole, che tradizionalmente restituiscono tutta la merce invenduta (che è quello che accade anche da noi).

Dato che la merce non era rimborsabile, poteva anche essere fortemente scontata a beneficio dei rivenditori. Ciò ha ridotto considerevolmente il rischio conferendo a Seagate Distribution di Seuling un monopolio virtuale sulla distribuzione di fumetti per un certo periodo (non diversamente dalla situazione attuale di Diamond Comic Distributors) – fino a una causa legale nel 1978.

Gli anni Ottanta hanno visto l’espansione del modello, ulteriormente rafforzato dalla spirale discendente delle edicole negli anni Novanta. Anche se esistevano diversi distributori di fumetti, i più grandi erano Diamond Comic Distributors, Heroes World e Capital City Distribution.

Sfortunatamente, la bolla delle speculazioni sui fumetti ha colpito i distributori tanto quanto ha colpito i rivenditori. Molti distributori cessarono l’attività e quelli sopravvissuti furono costretti a ridimensionarsi. Per un certo periodo, la Marvel acquistò Heroes World per distribuire fumetti per conto proprio. Questo, a sua volta, ha spinto la concorrenza a firmare esclusive con Diamond. Il fallimento del modello di auto-distribuzione della Marvel insieme all’acquisizione da parte di Capital City di Diamond portò quest’ultima a ottenere il monopolio della distribuzione di fumetti.

Anche se lo stop delle spedizioni a causa del coronavirus ha messo in luce la dipendenza del settore da Diamond, diverse storture del sistema sono da tempo messe a nudo. L’ascesa delle graphic novel nel mercato delle librerie è stata vista come una sfida per il mercato diretto, sebbene Diamond si sia in qualche modo adattata con la creazione di una sua divisione per questo settore.

L’avvento delle app di lettura di fumetti digitali come Comixology ignora il mercato diretto, anche se i fumetti stampati rimangono in gran parte il mezzo preferito di lettura. L’ascesa di graphic novel e app digitali, infatti, dà ai lettori varie possibilità di recuperare fumetti senza mai mettere piede in un negozio di fumetti. In sintesi, i fumetti arretrati rimangono invenduti nelle fumetterie, con i problemi economici che ne derivano.

A causa di tutti questi e altri fattori, il futuro del mercato diretto sembra sempre più incerto. Oltre alla crescente preoccupazione che molti rivenditori devono chiudere a causa del coronavirus (con la conseguenza che i lettori devono trovare altre strade per avere i loro fumetti), l’industria dei fumetti stessa sembra destinata a una revisione, almeno negli USA.

Alcuni proprietari di negozi di fumetti stanno prendendo in considerazione la possibilità di rinegoziare i contratti con Diamond, mentre altri stanno valutando di provare a bypassare del tutto l’attuale sistema di distribuzione. Il mercato diretto ha servito bene l’industria dei fumetti per quasi cinquant’anni, ma potrebbe essere il momento di cambiare?

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