One-Punch Man e il ribaltamento degli shonen

ONE ci insegna come sfruttare i canoni di un genere per ribaltarne i significati.

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One-Punch Man: A Hero Nobody Knows è un fighting game in arrivo in Italia il prossimo 28 febbraio. Sviluppato da Spike Chunsoft (Pokémon Mystery Dungeon, Dragon Quest, One Piece: Burning Blood, Jump Force) e distribuito da Bandai Namco Entertainment, One-Punch Man: A Hero Nobody Knows è il primo videogioco in assoluto dedicato a questo inusuale personaggio e al suo mondo.

Nel caso in cui voleste già farvi una idea di che tipo di videogioco stiamo parlando, potete dare un’occhiata alla mia recensione della closed beta del titolo, che potete trovare qui.

Detto questo, lo scopo dell’articolo che state leggendo è quello di parlarvi brevemente di come questa straordinaria opera scritta da ONE e magistralmente illustrata da Yusuke Murata abbia il grande merito di apparire a prima vista come incanalata nel genere più classico degli shonen di combattimento, mascherando così molto abilmente il suo intento più autentico: destrutturare e ribaltare tutti i canoni del genere, dimostrandosi, così, appartenere non allo shonen, ma al seinen.

3POWER UP? NO, GRAZIE!

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L’intento del manga di One-Punch Man è quello, in buona sostanza, di dimostrare quanto i canoni degli shonen di combattimento siano fallaci e, perché no? Ridicoli; insomma, non va preso sul serio, poiché stiamo parlando di un seinen di stampo prettamente umoristico e sarcastico, che cela al suo interno anche tematiche scottanti di denuncia sociale. Ma procediamo per gradi.

Uno degli stilemi divenuti più usuali negli shonen di combattimento grazie principalmente a opere di fondamentale importanza per il genere come Dragon Ball e il suo seguito diretto, Dragon Ball Z, è il potenziamento continuo degli eroi e, sovente, anche dei villain.

ONE ha deciso di portare questo elemento alle conseguenze più estreme creando Saitama, un uomo talmente forte da vaporizzare chiunque con un solo pugno, anche se a volte, per fare un po’ di scena, Mantello Pelato, questo il suo nome da Eroe, ci delizia con colpi speciali come la sua Raffica di Pugni Normali.

Dunque, Saitama non è altro che la parodia di personaggi come Goku, estremizzato però al punto di essere un uomo talmente forte da non poter nemmeno migliorare.

Ma come ha raggiunto un tale livello di potenza? Naturalmente, grazie agli allenamenti! Anche in questo caso, però, si sfocia nella parodia. Pensiamo sempre a Dragon Ball: Goku e i suoi amici trascorrono talmente tanto tempo ad allenarsi per poter combattere al meglio i propri nemici da rendere necessario, a volte, l’utilizzo della Stanza dello Spirito e del Tempo, un luogo speciale all’interno del quale il tempo scorre più lentamente.

Dunque, negli shonen di combattimento classici ci si allena moltissimo prima di riuscire a padroneggiare sempre meglio il proprio potenziale, e non si cessa mai di lavorare per migliorarsi come combattenti; tuttavia, si tratta di qualcosa che però al nostro Saitama non interessa minimamente, proprio perché non può diventare più forte di così.

Dunque, alle innumerevoli, estese ed estenuanti sessioni di allenamento presenti negli shonen di combattimento più classici in questa versione parodiata del genere si sostituisce un’unica fase: esercitandosi, quindi, soltanto per un mese, Saitama riesce a raggiungere in un colpo solo il suo attuale livello, anche se lo sforzo gli è costato la caduta dei capelli!

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