Giusto in tempo per l’arrivo su Netflix Italia della seconda stagione di Titans – la nostra recensione QUIRW Lion dà alle stampe quello che è il ciclo di storie che più ha ispirato la trama della serie TV ovvero Nuovi Giovani Titani – Il Contratto di Giuda.

Siamo esattamente a metà anni ’80, di lì a poco sarebbe arrivata Crisi sulle Terre Infinite, e i Nuovi Giovani Titani rappresentavano commercialmente ma non solo l’apice della produzione DC complici un gruppo di giovani eroi con cui il pubblico aveva subito instaurato un rapporto intimo e personale – che si sarebbe perpetrato negli anni a venire e perdura ancora oggi – e una serie di trame che non dimenticando mai il supereroismo di base spaziavano spesso e volentieri oltre l’approfondimento dei personaggi in territori quasi soap-operistici.

I Nuovi Giovani Titani arrivano a questo arco narrativo come un gruppo legittimato da una serie di incredibili imprese e forti di una squadra che però inizia a mostrare i primi segni di insofferenza. Fra le fila dei Titani è stata appena accolta la giovane Tara Markov, sorella minore dell’Outsider Geoforce, e dopo una missione in Zandia per affrontare il redivivo Fratello Sangue, Dick e Wally decidono di abbandonare la squadra.

Quando Deathstroke raccoglierà il contratto affidato a suo figlio Ravager dall’HIVE, e lasciato in sospeso dopo la sua morte in battaglia proprio contro i Titani, scopriremo che proprio Terra nasconde un terribile segreto.

Dick è l’unico che riesce a sfuggire dall’attacco del Terminator e dovrà soccorrere i suoi compagni adottando una nuova identità segreta oltre che trovare alcuni nuovi alleati provenienti dal passato dello stesso Deathstroke.

Il finale sarà drammatico aprendo una nuova fase nella vita della squadra di giovani eroi.

Nuovi Giovani Titani – Il Contratto di Giuda rappresenta davvero l’apice di una serie che incarna forse il meglio di una certa produzione DC anni ’80, quella più “commerciale” e fresca – per il tempo ovviamente – che però non può non mostrare certi limiti ora nella prosa che ammicca al linguaggio giovanile dell’epoca ora in una fruibilità che è imprescindibile da un percorso narrativo lunghissimo e costruito meticolosamente da un Marv Wolfman in stato di grazia.

Pur partendo lentamente con due episodi decisamente preparatori, l’arco narrativo esplode letteralmente quando sulla scena entra Deathstroke le cui rivelazioni sulle sue origini e i suoi collegamenti diretti ed indiretti con i Titani. Insieme al Terminator diventa poi protagonista anche un Dick Grayson che per la prima volta, concretamente, si stacca dall’ombra del suo mentore esordendo come Nightwing!

Il finale è poi è drammatico. I dialoghi diventano più scarni lasciando il posto all’azione mentre spetta al lirismo delle discalie il compito di narrare quella che è una amara vittoria per Titani.

Wolfman trova nell’immortale George Peréz la matita perfetta per questo incredibile viaggio. Il disegnatore imposta la tavola sempre in maniera dinamica forte di una ricerca anatomica volta al realismo e alla plasticità lontano dalle ipertrofie che ispirerà nelle generazioni successive senza però rinunciare né al dinamismo delle scene d’azione né alla espressività dei suoi personaggi.

Pur con i “limiti” citati poco sopra, Nuovi Giovani Titani – Il Contratto di Giuda rappresenta davvero uno degli archi narrativi più importanti della storia dell’Universo DC e della storia editoriale dei Titani esaltandone una certa drammaticità e ponendo sotto una luce inedita due personaggi che diventeranno poi fondamentali come Nightwing e Deathstroke.

Nuovi Giovani Titani – Il Contratto di Giuda viene riproposto nella collana DC Pop – varata per presentare in brossurati economici archi narrativi fondamentali del passato recente e meno recente dell’Universo DC – in un volume purtroppo avaro di qualsiasi apparato redazionale il che, vista la stretta connessione storica ed editoriale della serie, sarebbe stato fondamentale per dare maggior fruibilità alla storia anche per chi non è addentrato tanto nell’Universo DC quanto nei personaggi.

Dal punto di vista carto-tecnico il volume ha una discreta veste grafica e una discreta qualità di stampa sempre in relazione al materiale datato di cui si sta parlando. La traduzione affidata al veterano Leonardo Rizzi è buona ma al netto di una prosa che voleva strizzare l’occhio al linguaggio giovanile degli anni ’80 (!) poteva essere sicuramente resa più scorrevole in alcuni passaggi.

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