Sono stati molti nei fumetti a trattare degli aspetti psicologici dei “cattivi” della storia, che fossero serial killer o meno. Ma chi davvero ha voluto indagare sulla psicologia (e sulla psiche) del pubblico? Emanuele Amato ha finalmente sviscerato in Killer Show, edito da Shockdom, il pensiero intimo dell’opinione pubblica, senza eliminare l’aspetto voyeuristico e l’eccitazione sadica nel vivere gli aspetti più gore e trash della vita reale. Il racconto lascia pochissimo spazio al casus belli della narrazione, ovvero l’omicidio di una ragazza in una zona periferica della città di Granzano Ventate, proprio perché non è il fatto tragico in sé da analizzare, ma tutto il companatico che si forma intorno a esso. Solo un fugace sguardo all’omicidio e poi si scivola direttamente dentro un flusso di giornalisti, curiosi, famiglie, manifestanti e programmi tv che cercano di appropriarsi di quanti più dettagli possibili a risolvere il più grande degli enigmi: la soddisfazione della propria curiosità.

Ersilia è una ragazzina appassionata di pallavolo e fidanzata con il suo adorato Matteo, disoccupato alla perenne ricerca di una sistemazione lavorativa. Durante una serata passata in intimità con il suo ragazzo, Ersilia viene brutalmente aggredita e uccisa da qualcuno. Parte l’indagine da parte di carabinieri e scientifica, mentre la stampa e la tv cercando di ottenere dettagli succulenti dal fidanzato, che nel frattempo è sotto shock.

ARRIVARE FINO ALL’ “ULTIMO RESPIRO”

Come un Dan Brown del fumetto, Amato apre dei punti spot sui vari personaggi, analizzando il comportamento che ognuno di loro ha nei confronti del caso: la famiglia della vittima, la famiglia del sospettato (il fidanzato della vittima), il commissario, la presentatrice dall’appeal “barbaradursiano”… Nonostante cerchi di non lasciare indietro e fine a se stesso nessun personaggio, lo sceneggiatore si cala il più possibile dentro la mente del sospettato Matteo, visualizzando i suoi incubi e ciò che il suo cervello sta partorendo come reazione allo stress a cui è stato sottoposto dopo l’omicidio della sua fidanzata. I colori cambiano, le atmosfere si fanno più sfumate e meno dettagliate, la psiche salta fuori cercando in tutti i modi di essere studiata e analizzata dal lettore, quasi a dire “Guarda me e lascia stare tutto il teatrino che mi si sta costruendo intorno”. Ma la forza dell’animo di Matteo non è abbastanza incisiva da riuscire a distogliere lo sguardo da chi sta cercando, come lui, di raccattare sulle ceneri di un fatto di cronaca nera quei 15 minuti di notorietà.

Per sopraelevare il disagio di un momento buio nella storia di una famiglia qualunque, arriva Ludovica Ceregatti, che con il suo tratto asciutto e definito, stringe i volti in smorfie di dolore, disgusto e rabbia, simile a quelle che si fanno quando si morde un limone molto aspro. Ed è l’aspetto più aspro e sfuggente della vita che la disegnatrice prende per farne la sua spada e portarla nella guerra di tutti i giorni, affrontando uno spaccato di società in cui più si urla più il fatto viene taciuto.

A completare il quadro triste e socio-psicologico arriva Claudia Giuliani, che con dei colori scelti magistralmente, ridipinge scene di sofferenza e depressione con colori spenti tra il verde e il grigio, alternandoli a ricordi felici e luci della ribalta usando vari tipi di rosa e colori vividi e brillanti. Decisamente Killer Show è un minuetto a fumetti, nel quale i tre autori sanno gestire bene i loro ruoli per un buon risultato editoriale.

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