Apocalypse Now è tornato: nella suggestiva cornice di Piazza Maggiore a Bologna, il regista Francis Ford Coppola ha presentato in anteprima italiana il Final Cut del suo capolavoro del 1979, che nel 2001 fu riproposto in una versione Redux da 203 minuti che includeva tutte le scene tagliate dal montaggio originale, quasi a voler rendere giustizia, a costo di sopraffare lo spettatore, ad una delle produzioni più travagliate e pericolose della storia del cinema.

Con questo Final Cut, terza versione del film e a detta del suo autore anche la definitiva, Coppola ci riporta di nuovo tra il Vietnam e la Cambogia del 1969, di nuovo su quel fiume e su quella barca, di nuovo ai Doors e al brano The End che apre e chiude l’opera con struggente, oscura e arrendevole malinconia; tornano quelle dissolvenze incrociate da storia del cinema che trasformano i ventilatori da motel pulciosi in pale da elicottero e viceversa, i fumi delle sigarette respirati nelle più afosi delle notti insonni in eruzioni spietate di napalm, in totem giganti in colonne d’Ercole che segnano il punto esatto in cui si abbandona il regno dei sani di mente per addentrarsi nelle terre della follia.

L’orrore … l’orrore …

Già guardando i dati tecnici, che indicano una durata di 183 minuti, si può intuire l’obiettivo di Coppola e lo scopo di questo Apocalypse Now: Final Cut: mezz’ora più lungo del montaggio classico – che il cineasta fu costretto a svuotare perché ritenuto troppo strano e avanguardista dai distributori – e venti minuti più corto del montaggio Redux – nato perché, una volta che il valore del film fu riconosciuto da tutti a suon di premi internazionali e fiori di milioni al botteghino, all’autore venne chiesto di mostrare tutto ciò che aveva girato – Final Cut vuole essere la versione più viscerale e insieme diretta del film con Martin Sheen e Marlon Brando.

Al di là del restauro figlio delle migliori tecnologie moderne – incluso il 4K per il negativo originale e l’audio in Dolby Vision – Final Cut si presenta di gran lunga più mesmerico dell’edizione del ’79 (già di per sé un capolavoro) ma allo stesso tempo meno sensorio di quella del 2001, che col suo ampio e colossale respiro trascendeva i limiti del cinema per mirare all’epopea da romanzo da mille pagine: da quello che potremmo definire un “montaggio dei compromessi” emerge un film che Coppola ha evidentemente cercato di rendere più equilibrato, né troppo condensato né troppo surrealista (ma pende di più verso il secondo: sono infatti molte di più le sequenze aggiunte dal film del ’79 rispetto a quelle sottratte a Redux).

Rimane la controversa scena della zona franca nella piantagione francese, un’aggiunta del montaggio Redux che divise il pubblico durante la presentazione di quest’ultimo a Cannes del 2001: per alcuni un pregevole glossario dei temi del film, per altri un’inutile divagazione dalla trama principale, la sequenza è soprattutto una delle sole quattro apparizioni a schermo di Gian Carlo Coppola, figlio del regista morto nel 1986 a soli ventidue anni (interpreta uno dei figli dei rivoluzionari francesi) e nonostante le lamentele di una parte della critica è chiaro il valore sentimentale che rappresenta per l’autore.

Al di là di tutto, però, Apocalypse Now: Final Cut è anche la maniera migliore per celebrare uno fra i maggiori capolavori della settima arte e tramandarne l’eredità alle nuove generazioni: in tanti a Bologna hanno scoperto il film di Coppola per la prima volta, ne sono rimasti sconcertati per la prima volta e per la prima volta lo hanno applaudito, e voi potrete farlo dal 27 agosto, quando la nuova versione del film approderà nel mercato home-video in versione 4K Ultra HD.

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