Se a partire dai primi anni Duemila la fiammella del genere horror, andata perduta per circa quindici o vent’anni, si è risvegliata il merito va soprattutto a James Wan. Il regista malaysiano con la nascita della saga di Saw ha proposto nuove letture della contemporaneità in chiave orrorifica, ed ha dato vita ad un’ icona (il bambolotto che deve più di un tributo al Profondo Rosso di Dario Argento) capace d’inquietare una nuova generazione.

Se negli anni successivi sono nati nuovi maestri del genere (dal produttore Jason Blum, al creatore di Noi e Scappa – Get Out Jordan Peele) questa riscossa dell’horror  nel nuovo millennio è da attribuire a James Wan. E proprio per questo motivo risulta ancora più prezioso il saggio realizzato dalla Nicola Pesce Editore, a cura di Nico Parente ed Edo Trevisani, che analizza tutte le pellicole girate e prodotte dal regista malaysiano.

La storia di James Wan è indissolubilmente legata alla saga di Saw, ma paradossalmente, il fatto che il regista e produttore sia in grado di generare continuamente nuovi tormentoni cinematografici, ha fatto gradualmente passare in secondo piano alcuni suoi vecchi successi, per fare posto alle nuove chicche. E infatti il nome di James Wan oggi viene molto più associato al Conjuring Universe, di cui ne è il creatore e curatore, e nella più stretta contemporaneità al film della DC Comics campione d’incassi  Aquaman.

Ma James Wan è un po’ di tutto questo: un regista capace di intuire, molti anni prima che diventasse una routine, la serializzazione e la potenziale capacità di espansione dei franchise cinematografici, lanciando il primo e più grande universo narrativo del genere horror sul grande schermo.

Con il Conjuring Universe (di cui fanno parte film come Annabelle e The Nun) Wan è andato oltre la lezione del cinema horror degli anni Ottanta, capace di sfornare nel giro di pochi anni sequel su sequel partendo da un titolo di successo. Creare un vero e proprio universo partendo da una singola pellicola è cosa più adatta ai nostri tempi, ma tutt’altro che semplice, perché presuppone un appeal ed un potenziale creativo e d’intrattenimento da parte di molti elementi narrativi.

Nico Parente ed Edo Trevisani riescono ad analizzare il potenziale di ogni singola pellicola alla quale ha messo mano James Wan (comprese incursioni televisive come quella della serie MacGyver), sviscerandolo in maniera esauriente. Partendo dalla trama di ogni singola pellicola i due autori analizzano la base concettuale che ha dato vita ai temi al centro dei vari film, mettendo in risalto le tematiche care al regista malaysiano.

Così veniamo a scoprire molte delle influenze e ispirazioni di Wan (dal già citato Dario Argento, ai film della Hammer Horror, al Poltergeist di Toobe Hooper), e notiamo l’attenzione che il regista dà al web (grazie al quale è emerso con un cortometraggio che successivamente si sarebbe trasformato nel primo film di Saw), e attraverso il quale ha scoperto e continua a scovare nuovi registi di talento.

In circa 150 pagine Nico Parente ed Edoardo Trevisani riescono ad essere esaurienti, e ad incuriosire coloro che non hanno ancora approfondito le pellicole di James Wan, maestro del cinema horror, e non solo, degli ultimi due decenni.

Questo saggio dedicato a Wan, pubblicato dalla Nicola Pesce Editore (casa editrice che ha molto a cuore il genere horror) è uno dei primi libri italiani (se non il primo in assoluto) che dà attenzione ad un personaggio che ha segnato la storia del Cinema degli anni Duemila e che, essendo abbastanza giovane e nel pieno della carriera, non è stato ancora storicizzato.

Ma il tempo darà ancora più risalto al percorso di James Wan, vero e proprio creatore di universi narrativi, ed acuto lettore dei tempi che corrono. E Nicola Pesce Editore, sotto questo punto di vista, si è voluta già mettere davanti a tutti.

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