One Piece: la fine di uno scontro epico

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Durante l’ultimo episodio di One Piece andato in onda in Giappone la scorsa domenica (e del quale potete trovare qui la mia recensione) si è finalmente concluso i lungo ed estenuante combattimento fra Monkey D. Rufy e Charlotte Katakuri, durante il quale entrambi questi valorosi guerrieri hanno avuto l’opportunità di imparare qualcosa…

I combattimenti in One Piece raramente si possono ridurre solo a una raffica di mazzate il cui esito è scontato: pensate a Marineford, che rappresenta la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova era, ma anche la disfatta più clamorosa per i pirati in generale e per Barbabianca e i suoi in particolare, i quali o sono finiti ammazzati, chi con un buco in pancia, chi in piedi, o si sono dispersi.

Nel caso di Rufy contro Katakuri, per quanto potessimo facilmente immaginare che Rufy avrebbe infine vinto, restava sempre un mistero il modo in cui ci sarebbe infine riuscito, senza contare che sarebbe anche potuta finire con una fuga da parte di Cappello di Paglia, che già se l’era data a gambe terrorizzato davanti a Big Mom. Ma la fuga davanti a un avversario che avrebbe costituito di sicuro una sfida appassionante non è mai stata nei piani di nessuno dei due contendenti.

In questo articolo di approfondimento mi soffermerò però in particolar modo su un aspetto che esula dal combattimento in sé, di cui mi sono già occupata in diversi articoli: la crescita di questi due carismatici personaggi sotto il punta di vista più genuinamente umano dovuta alla loro interazione sul campo di battaglia, a dimostrazione ulteriore del fatto che il grande Maestro Eiichiro Oda concentra gran parte delle sue energie nella caratterizzazione dei suoi personaggi, a tratti talmente approfondita da renderli quasi reali, tangibili.

3. UNO SCONTRO ATIPICO

L’intera saga di Whole Cake Island si avvicina sempre più al suo epilogo: alcune questioni restano ancora in sospeso, come le sorti dei Germa 66, dei Pirati Firetank di Capone “Gang” Bege e della Thousand Sunny con il suo equipaggio, senza contare che la torta nuziale per Big Mom, ormai pronta da un po’, attende ancora di essere divorata dall’insaziabile e gigantesca Imperatrice.

Tuttavia, quella che è stata indubbiamente la sezione più interessante della saga si è infine conclusa: si tratta dello scontro fra Rufy e Katakuri, il quale è stato davvero indispensabile per far sì che Mugiwara imparasse a padroneggiare sia l’Haki dell’Intuizione che una variante tutta nuova del suo ormai storico Gear Fourth. Eppure, lo scontro è servito anche a Katakuri, che nonostante la sua all’apparenza indiscussa superiorità sul campo di battaglia non è riuscito a evitare la sconfitta.

C’è anche un altro dettaglio in realtà molto importante che rende questo scontro epocale particolarmente interessante: Cappello di Paglia non ha mai affrontato prima di adesso un avversario che padroneggiasse alla perfezione l’Haki dell’Intuizione, il quale è rimasto più o meno un mistero anche per i fan di One Piece prima di conoscere Charlotte Katakuri, il che rende a sua volta il combattimento molto importante anche per aver finalmente svelato in cosa consista di preciso questa particolare Tonalità di Haki.

Non solo, ma questa è anche la prima volta in cui Rufy si trova davanti un Paramisha molto simile a lui: grazie alla composizione del suo corpo, infatti, Katakuri riesce a riprodurre diverse tecniche di Rufy in maniera perfino più efficace, il che, unito alla sua capacità di prevedere brevemente il futuro, lo rende l’avversario più temibile per Mugiwara, poiché è un po’ come se si trovasse di fronte a una versione più potente di se stesso, in grado di usare attacchi più devastanti e perfino di padroneggiare alla perfezione una Tonalità di Haki con cui il nostro aspirante futuro Re dei Pirati non ha mai avuto particolare dimestichezza, compliche il fatto che per usarlo al meglio è necessaria una grande concentrazione, e, si sa, Rufy non è mai stato un tipo troppo riflessivo.

Lo scontro ha anche messo in luce alcune analogie con opere di altri mangaka storici, il cui lavoro è una costante fonte di ispirazione per Eiichiro Oda: un po’ come accade per i Saiyan creati da Akira Toriyama, più lo scontro è duro e maggiori sono le probabilità di un potenziamento, il quale, però, non si manifesta con l’acquisizione di un nuovo potere, quanto piuttosto con un nuovo impiego di una caratteristica già propria del personaggio, come possiamo vedere spessissimo nell’opera più conosciuta e apprezzata dal Maestro Hirohiko Araki, Le Bizzarre Avventure di JoJo.

2. LA LEZIONE DI RUFY PER KATAKURI

Charlotte Katakuri, il più temibile fra i tre Generali Sweet, è rinomato per non essere mai caduto con la schiena al suolo durante un combattimento e anche per il fatto che non sia mai stato sconfitto in vita sua. Fino ad ora. Ma il suo incontro con Cappello di Paglia non si può ridurre semplicemente a una sua sconfitta, poiché in questa circostanza il gigantesco uomo in fucsia è potuto crescere e maturare anche sotto il punto di vista personale.

Più volte Katakuri ha manifestato il suo enorme rispetto per il tenace ragazzino che gli ha dato così tanto filo da torcere per via proprio della sua cocciuta determinazione, al punto che, come sappiamo, è arrivato a trafiggersi da solo con la sua Mogura per infliggersi una ferita paragonabile a quella che ha causato a Rufy in seguito al sabotaggio del combattimento da parte di sua sorella minore, la pestifera Flampe.

Katakuri è dunque un uomo incredibilmente leale e corretto dentro e fuori il campo di battaglia, in special modo nel momento in cui si trova davanti un avversario che può godere della sua stima e se si tratta di difendere la propria amatissima famiglia: Katakuri è lì nel Mirror World unicamente per proteggere i suoi cari, e non ha nulla di personale contro Rufy, che al contrario inizia invece ad ammirare.

Grazie a Rufy, poi, Katakuri ha perfino trovato il coraggio di mostrare il suo vero aspetto per la prima volta senza vergognarsene, anzi, con un certo orgoglio, senza contare le battute che i sue si sono scambiati in diverse circostanze, che mostrano come il rispetto sia reciproco, situazione, questa, non così usuale negli shonen di combattimento e nella stessa opera di Oda, che ha evidentemente voluto dare un taglio differente alla narrazione, dimostrando che non tutto è bianco o nero e che, per questo, anche fra le fila nemica possono trovarsi individui degni del rispetto di Rufy e che, a loro volta, lo ritengono degno di quello stesso rispetto.

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