Mars Horizon | Recensione

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Florence Porcel, esperta di spazio, ci porta alla scoperta del pianeta rosso.

Siamo nel 2080 e i terrestri continuano la colonizzazione dello spazio nel sistema solare. Oltre che su Europa, una squadra di astronauti arriva su Marte per stabilire una presenza terrestre permanente sul pianeta. I pionieri di questa missione sono Jeanne Clervois, una “tuttologa” dello spazio, Sam, un medico, Tsi-Ku, una ingegnere spaziale, e Nikash, un botanico. Sono assistiti, da una nave in orbita, da Elena, pilota, e Josh, psichiatra.

La trama ruota principalmente attorno a Jeanne, che è destinata a essere l’unica dei quattro astronauti a rimanere permanentemente sul pianeta rosso, per diventarne il primo abitante. Quest’ultima “scrive”, quindi, un diario di bordo per i terrestri, permettendo al lettore di seguire e comprendere meglio gli eventi. La prima missione degli astronauti su Marte è di riportare alla base un carico di cianobatteri, necessari per produrre cibo, medicine, biometariali e carburanti, carico inviato una settimana prima, ma la cui traiettoria è stata deviata a 570 chilometri dalla base. Ma la loro missione si rivelerà più pericolosa di quanto sembri a prima vista.

Il libro, è bene sottolinearlo, non è una storia di fantascienza come ne abbiamo lette spesso, ma una visione del (prossimo) futuro che si basa su presupposti già esistenti, ovvero la tecnologia già oggi disponibile. Quello che si propone il volume, dunque, è di accompagnarci in un viaggio nei possibili sviluppi delle esplorazioni spaziali sulla base di ciò che già stiamo vivendo. Per questo a realizzare il fumetto è stata chiamata Florence Porcel, che anche grazie ai suoi video su Youtube è riucita a diffonder l’amore per l’astronomia tra molti dei suoi utenti, fino a partecipare a varie manifestazioni e conferenze legate a questa disciplina.

Venendo al fumetto in sè, la sceneggiatura è ben strutturata, riuscendo a raccontare la storia in maniera avvincente, anche se il ritmo si mantiene comunque abbastanza lento, dato che le esperienze dei protagonisti non sono quelle proprie di un fumetto di fantascienza, ma quelle che posso aspettarsi da una realistica visione delle prossime esporazioni spaziali.

Ed infatti ciò su cui si concentra molto il volume è la descrizione dei sentimenti dei primi abitanti di Marte, le loro esperienze, le loro paure e le loro angosce, in quanto vivono isolati dal loro pianeta natale e sono solo controllati dalla navicella che si trova in orbita al pianeta, che vigila sulle loro reazioni e sui loro comportamenti. Infati i loro umori sono considerati fondamentali per il successo dell’esperimento abitativo su Marte.

Se il lato della sceneggiatura è quindi molto originale e, per questo, interessante, il lato artistico di Erwann Surcouf invece è purtroppo il lato debole dell’opera: il disegno è semplice, con un tratto povero. Oltretutto le tavole, che non hanno certo velleità di colpire il lettore con qualche costruzione originale, scontano il fatto di esser spesso sacrificate per fare posto al testo, che, alcune volte, è davvero troppo preminente per essere un fumetto.

Del resto, se è vero che siamo di fronte ad un volume con velleità pedagogiche, è anche vero che sarebbe stato preferibile trovare un equilibrio migliore tra i suoi componenti, che altre collane BD a sfondo storico ci hanno insegnato aver trovato.

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