Debuttano in Italia le serie Aftershock grazie a saldaPress!

Se dovessi definire saldaPress con un solo aggettivo direi “lungimirante” non solo per aver portato in Italia, in tempi clamorosamente non sospetti, una nota serie con “protagonisti” gli zombie ma anche per una ricerca costante di titoli e serie, anche e soprattutto in un panorama affollatissimo come quello dei comics, che non risultassero mai banali, senza seguire nessun trend, ed i cui autori avessero una certa urgenza di “dire qualcosa” attirando l’attenzione di critica e pubblico.

Questo è il senz’altro il caso delle serie targate Aftershock casa editrice nata nel 2015 e capitanata da Mike Marts editor esperto che ha lavorato sia in DC Comics che Marvel su Batman, X-Men e Guardians of the Galaxy solo per citare le più importanti e influenti.

saldaPress decide di partire subito con il piede pesante sull’acceleratore e la sua prima proposta è questo American Monster di Brian Azzarello – autore che di certo non ha bisogno di presentazioni avendo scritto un caposaldo del genere crime come 100 Bullets oltre che Batman in svariate occasioni anche in coppia con il leggendario Frank Miller e l’eccellente gestione New 52 di Wonder Woman– e Juan Doe.

In quella che potrebbe essere una cittadina qualsiasi del midwest americano arriva un uomo gigantesco e dal volto orribilmente sfigurato. Lo straniero ovviamente attira la curiosità dei residenti, tutti un po’ diffidenti anche perché sembrano tutti nascondere un segreto. Nel corso delle pagine scopriremo che quell’uomo si chiama Theo Montclare ed è legato alla cittadina anche se nessuno lo riconosce, lui appartiene a quel luogo. E ha un compito da portare a termine.

Azzarello torna a fare quello che sa fare meglio ovvero una crime-story bastarda e senza compromessi. Con questo primo volume l’autore si concentra nel costruire minuziosamente un microcosmo di personaggi tutti in qualche modo legati l’uno all’altro ora in modo morboso ora in modo ambiguo sullo sfondo di una provincia americana post-moderna ed al cui centro c’è lo “straniero” il cui passato viene a poco a poco svelato.

La scrittura è paziente e ritmata, Azzarello infatti si prende il giusto tempo per introdurre quelli che sono i vertici di un pericoloso triangolo: il protagonista Theo Montclare, il leader della criminalità locale Felix Black e il misterioso reverendo Jimmy. Lentamente, inesorabilmente e soprattutto violentemente scopriremo cosa lega Theo proprio a Felix con il finale che strappa una pagina direttamente da un qualsiasi romanzo di Edward Bunker. La prosa è quella tipicamente azzarelliana e adatta “ad un pubblico maturo” ma mai volgare per il puro gusto di esserlo piuttosto sempre abrasiva ed essenziale, a tratti anche ironica.

Pur concentrandosi sull’introdurre personaggi, i 3 principali citati sopra ma anche tantissimi “comprimari” che paiono tutti ugualmente importanti, è impossibile non notare la maestria dell’autore nel tessere sapientemente trama orizzontale – quella legata a Theo – e verticale – quella legata appunto ai personaggi secondari.

American Monster sa di 100 Bullets ma il retrogusto è quello della sua controversa run di Hellblazer: lì John Constantine attraversava una America fatta di contraddizioni, qui Theo Montclare è la contraddizione di una America spettro di sé stessa divisa fra estremismi e separatismi. E’ un affresco tanto cupo quanto stimolante per chi mastica la crime fiction ma anche per chi cerca una storia vera e vibrante.

Ma è senza ombra di dubbio Juan Doe il valore aggiunto di questo volume. Il suo tratto ricorda quello dello storico partner-in-crime di Azzarello, Eduardo Risso, ma meno stilizzato e nervoso e più tondo e cartoonesco ma non per questo meno incisivo inoltre si nota una certa influenza di Mike Mignola soprattutto nell’uso sapiente del chiaroscuro. E’ nella costruzione della tavola che però il disegnatore si esalta: da un lato le inquadrature, con una “camera da presa” che ruota e si posiziona spesso dall’alto o dal basso per “evidenziare” in modo peculiare personaggi e situazioni, ed il ritmo mutuano un linguaggio televisivo che si sposa ottimamente con il plot imbastito da Azzarello dall’altro l’autore predilige riquadri orizzontali e campi medi i quali cambiano il senso di lettura dal classico “sinistra-destra” ad un poco ortodosso “alto-basso” quasi in una piramide che si rovescia come a voler sotto intendere che tutti i personaggi introdotti non sono quello che sembrano.

Efficace anche il lavoro al colore di Doe che utilizza una paletta con tonalità brulle fatta di rossi, arancioni e marroni che donano alla vicenda un tono crepuscolare e da vera provincia americana ed in cui il protagonista spicca in tutta la sua diversità.

Superbo il lavoro di traduzione, opera di Stefano Formiconi, che rende benissimo la prosa Azzarello, mai semplice da adattare e tradurre, al quale si aggiunge l’ineccepibile cura carto-tecnica che contraddistingue i prodotti dell’editore emiliano.

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