I 3 Punisher cinematografici prima di Jon Bernthal

Pubblicato il 22 Agosto 2017 alle 14:05

Viaggio alla (ri)scoperta dei volti – e dei muscoli – dei vari Frank Castle del grande schermo.

Un po’ come abbiamo fatto per le Wonder Woman televisive prima di quella cinematografica di Gal Gadot, vogliamo fare con voi un viaggio nei Punisher cinematografici prima di quello televisivo. Complice l’uscita in edizione Steelbook di The Punisher con Thomas Jane e John Travolta e complice l’arrivo in autunno della serie tv spin-off dedicata al Frank Castle interpretato da Jon Bernthal (che ha già debuttato nella seconda stagione di Daredevil).

Il Punisher fumettistico è stato creato da Gerry Conway e disegnato da Ross Andru e John Romita Sr. per la Marvel Comics debuttando in The Amazing Spider-Man #129 (febbraio 1974). Inizialmente nemico dell’arrampicamuri, attraversa poi anche altri “territori”, come quello del Diavolo Rosso. Tradotto inizialmente in Italia come “Punitore”, negli ultimi anni – complice l’universo televisivo creato su Netflix dalla Casa delle Idee – è stato riutilizzato anche nei fumetti il nome originale.

La storia di Frank Castle, come vedremo, è stata sdoganata in modi diversi negli adattamenti cinematografici (e televisivi) ma mantiene in comune i tratti salienti del passato del personaggio, non propriamente un villain ma nemmeno un eroe: veterano di guerra pluridecorato dei Marine, in seguito all’uccisione della propria famiglia da parte della mafia, diviene un vigilante che uccide solamente “chi se lo merita”: criminali, spacciatori, assassini, stupratori e via dicendo. Un “codice morale” e un vero e proprio arsenale di armi a disposizione, una predisposizione ad uccidere che fu una novità nei fumetti degli anni ’70.

Una curiosità proprio dal grande schermo: in American Sniper, il biopic di Clint Eastwood sul cecchino dei Navy SEAL Chris Kyle (interpretato da Bradley Cooper), il protagonista dichiara di aver adottato in Iraq insieme al proprio plotone il teschio del Punisher come emblema, in quanto simpatizzanti del suo modo di agire.

03. Il Vendicatore (The Punisher, 1989)

Il primo adattamento audiovisivo del Punitore, che in questo caso viene chiamato “vendicatore” fin dal titolo – nonostante lo stesso si definisca non in cerca di “vendetta”, ma di “punizione” – ha come protagonista Dolph Lundgren.

Di origini svedesi, l’attore, regista ed esperto di arti marziali traspone questa sua abilità nel personaggio, non un ex militare, bensì un poliziotto la cui famiglia viene uccisa dalla mafia; quando i figli dei vari clan vengono rapiti dalla Yakuza che vuole prendere così il controllo, nasce un’insolita alleanza fra il Vendicatore e i criminali che di solito combatte a causa della minaccia comune.

Diretto dall’esordiente Mark Goldblatt, il film si rivela un insuccesso di critica e pubblico (tanto da venire presto ritirato dalle sale per essere proposto in home video). La pellicola ha però probabilmente il merito di trasporre in modo minimalista l’essenza del personaggio: un padre e marito amorevole che diviene una macchina da guerra a causa delle circostanze, che si isola perché non ha più niente da perdere, che vive nelle fogne e viaggia a bordo della sua motocicletta, che non parla quasi mai ma ha una particolare attenzione per i bambini – un tema ricorrente dato che ha perso i propri figli.

02. The Punisher (2004)

L’adattamento di mezzo, o meglio il reboot del film precedente, si intitola semplicemente The Punisher ed è prodotto da Lionsgate Entertainment e distribuito da Columbia Tristar. Scritto e diretto da Jonathan Hensleigh (nuovamente un regista con pochi crediti all’attivo dietro alla macchina da presa), ha come protagonisti Thomas Jane e John Travolta.

Protagonisti, al plurale, perché è chiaro all’epoca che per un eroe iconico ci vuole un villain altrettanto indimenticabile. Curiosa anche questa definizione-decisione, affiancare un villain a quello che è tutti gli effetti un antieroe, diviso fra il bisogno di vendetta (punizione) e la legge che un tempo rappresentava (esercito, polizia, FBI che sia).

In questa versione Castle è un ex Delta Force nella Guerra del Golfo e un ex agente dell’FBI che, una volta andato in pensione, durante i festeggiamenti durante una riunione di famiglia a Portorico si ritrova l’intero parentado (quindi non solo moglie e figli, ma anche genitori, cugini, ecc.) ucciso dalla mafia (rappresentata da Saint). Altra decisione curiosa degli sceneggiatori: Saint lo fa perché Castle ha ucciso il suo secondogenito durante l’ultimo lavoro sotto copertura: quindi per “vendetta” e “punizione”, quasi a dimostrare che è una strada che porta solo a un circolo vizioso di sangue e dolore, perché non vi può essere la parola “fine”.

Questa volta, data la maggior fedeltà alla controparte cartacea e il conseguente discreto successo di pubblico e critica, la produzione pensa di fare un sequel, che però rimane in cantiere per tre anni per voi venire accantonato. Ora il film è stato rieditato in un’esclusiva edizione Steelbook DVD + Blu-ray per Universal Home Entertainment Italy.

Jane dà vita a un Punisher ricco di sfaccettature, ma allo stesso tempo la storia raccontata vuole contenere troppe sottotrame e troppi generi; il prologo è eccessivamente lungo, forse avrebbe funzionato di più attraverso flashback distillati nella pellicola, così come il cattivo interpretato da Travolta e il suo cadere nel tranello di Castle. Acquista anche maggiore importanza una controparte femminile per il protagonista, qui interpretata da Rebecca Romijn, come accadrà nel film successivo.

Thomas Jane ha interpretato nuovamente il Punisher nel corto indipendente Dirty Laundry mostrato per la prima volta al San Diego Comic-Con del 2012. Lo potete vedere di seguito sottotitolato in italiano:

01. Punisher: Zona di guerra (Punisher: War Zone, 2008)

Quattro anni dopo il precedente discreto successo, la Lionsgate decide di non fare un sequel ma una sorta di ulteriore reboot che però si ispira a un fumetto specifico che dà il titolo al film: Punisher: Zona di guerra (in originale Punisher: War Zone).

Parte dei Marvel Knights, l’adattamento è affidato questa volta a una regista donna, Lexi Alexander (Hooligans, Arrow, Supergirl, Limitless, Taken), per provare a dare un inedito punto di vista al mondo supereroistico della Casa delle Idee al cinema. Attraverso regia, costumi e scenografie Alexander ha cercato di rimanere il più fedele possibile al fumetto d’ispirazione, in cui Chuck Dixon, John Romita Jr. e Klaus Janson inanellarono una serie di storie del Punisher caratterizzate da un ritmo forsennato e da una notevole dose di violenza, rendendolo di spessore e complesso prima dell’arrivo di Garth Ennis.

Protagonisti del film – di nuovo il dualismo antieroe/villain – sono Ray Stevenson e Dominic West. Il primo interpreta un Punisher sfaccettato ma più equilibrato, mentre la storia incasella alcuni riferimenti del primo adattamento – il vivere nascosto nei sotterranei della città – ad alcuni che saranno nel serial di Netflix – la famiglia uccisa durante un picnic.

Il secondo dà il volto a Billy Russotti, un boss vanesio che diventerà per contrappasso orribilmente sfigurato da un tritarifiuti, facendosi chiamare Jigsaw e cercando ovviamente vendetta contro Castle. Lo aiuterà nell’impresa il fratello pazzo fatto “evadere” dal manicomio in cui era rinchiuso, mentre sulle loro tracce sarà il poliziotto (David Salmon, Arrow) che ha fatto della cattura di Castle la propria missione, dopo un passato da alcolista. La controparte femminile questa volta è rappresentata da Julie Benz, moglie di un poliziotto sotto copertura ucciso per errore dal Punisher: lui e la vedova condivideranno il dolore della perdita, capendo di essere più simili di quanto credano.

Una storia dalle atmosfere profondamente gothamiane, che ritroveremo nella serie tv di Netflix e che proprio per questo pare la più riuscita delle tre versioni per il grande schermo.

Marvel’s The Punisher (Netflix, 2017)

 

Non viene molto apprezzato nemmeno Punisher: War Zone, così i diritti tornano alla Marvel (ora di proprietà Disney), che quindi pensa bene di inserire il personaggio nell’universo televisivo creato col colosso dello streaming Netflix, prima presentando il personaggio nella seconda stagione di Daredevil, in seguito visto il successo di pubblico e critica dedicandogli uno spin-off. In questa versione il suo Frank Castle si è arruolato appena diciottenne combattendo in Afghanistan.

Il secondo ciclo di episodi del Diavolo Rosso si incentra proprio sulla figura del Punisher, prima come nuovo villain al “posto” di Fisk che aveva tenuto banco nella stagione inaugurale, per poi diventare quasi un alleato per Matt Murdock e soci in una guerra contro la Mano. Si avvicina inoltre particolarmente a Karen (Deborah Ann Woll, che sarà nel cast dello spin-off), forse perché anche lei danneggiata dopo gli eventi della prima stagione.

Jon Bernthal dopo The Walking Dead ha regalato un’interpretazione davvero encomiabile non solo per l’intensità della stessa nelle sequenze di combattimento (la “fame” di “punire” qualcuno quando alza gli occhi al cielo urlando, grondante di sangue, è spettacolare) ma anche per aver ben espresso il dolore di Castle per la perdita della sua famiglia, vero motore di tutte le sue decisioni. Il suo confronto con Devil sul tetto e le scene condivise con Karen sono entusiasmanti proprio perché in virtù della discussione rivelano molto del suo personaggio, pur dicendo poche battute.

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