300 è la rilettura operata dal genio visionario di Frank Miller sulla Battaglia delle Termopili che si svolse nel 480 a.C., quando un’alleanza di città stato greche comandate da Re Leonida respinse in netta inferiorità numerica il tentativo di invasione dello sterminato esercito persiano agli ordini di Serse.

Nella graphic novel, Miller non tiene conto della verità storica. Si tratta invece di un’evocazione epica, raccontata in chiave fantasy-dark, attraverso il linguaggio pulp caro all’autore con dosi di brutale violenza e splatter. É un capolavoro grafico senza eguali, congegnato estremizzando ed esaltando la concezione visiva di ogni elemento in tavole e vignette ultraspettacolari e suggestive, immortalate dagli acquerelli raffinati ed eleganti di Lynn Varley, ex-moglie dell’autore.

La graphic novel mette in risalto l’etica e la cultura guerriera degli spartani. I più deboli venivano scartati ed uccisi alla nascita. Quelli ritenuti idonei venivano cresciuti secondo le regole dell’agoghé, una rigorosa educazione che prevedeva la separazione dalla famiglia, un severo addestramento militare, l’apprendimento delle tecniche di caccia e, soprattutto, la lealtà verso la patria e i propri compagni. Un codice d’onore per cui valeva la pena morire. Le falangi spartane combattevano come una singola unità. Ogni soldato proteggeva l’uomo al suo fianco. In questo modo, ciascuno doveva mettere la propria vita nelle mani dei compagni. La coesistenza era dunque fondamentale. Un’organizzazione militare perfetta.

Frank Miller giustifica la visione surreale e fantastica del mondo di 300 attraverso la prospettiva soggettiva del soldato Delios che racconta la storia ai suoi compagni. Ogni buon narratore deve saper camuffare la verità per non rovinare il racconto e renderlo appetibile. Così, ecco che gli spartani sembrano degli invincibili supereroi e i persiani degli esseri crudeli e senz’anima. Un pretesto narrativo che non maschera certo le idee estremiste dell’autore nei riguardi della cultura mediorientale, ribadite in modo ancor più esplicito nel recente Holy terror, ma è sufficiente perlomeno a legittimare la concezione estetica di 300.

Il produttore cinematografico Gianni Nunnari rimase impressionato dall’opera di Miller e acquistò i diritti per trarne una trasposizione cinematografica. Mark Canton si unì come co-produttore mentre Michael B. Gordon scrisse la sceneggiatura. Nel giugno del 2004, venne scelto come regista Zack Snyder, che aveva appena esordito con L’alba dei morti viventi, notevole remake di Zombi di Romero, incassando 100 milioni di dollari in tutto il mondo. Snyder non voleva realizzare una semplice trasposizione ma intendeva portare in vita il fumetto vignetta per vignetta come Rodriguez aveva fatto con Sin City, altra opera di Miller. Il regista decise quindi di assumere lo sceneggiatore Kurt Johnstad per riscrivere la sceneggiatura e ritenne fondamentale avere Miller come consulente e produttore esecutivo. Il film è entrato in produzione nel settembre 2005 con un budget di appena 60 milioni di dollari.

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