Hulk di Ang Lee con Eric Bana

Pubblicato il 10 Aprile 2015 alle 09:20

Nel 1990, i produttori Avi Arad e Gale Anne Hurd iniziarono a sviluppare una trasposizione cinematografica su L’incredibile Hulk, il gigante verde creato nel ’62 da Stan Lee e Steve Ditko per la Marvel.

Dopo essere stato investito da un’esplosione di raggi gamma, il remissivo e gracile dr. Bruce Banner, nei momenti di forte stress, diventa un mostro verde dalla forza illimitata e dalla furia incontrollabile. Nato da un mix tra il dr. Jekyll e Frankenstein, il personaggio, originariamente di colore grigio, riscosse subito un grosso successo che avrebbe trovato riscontro negli ottimi ascolti della serie tv, interpretata da Bill Bixby e Lou Ferrigno, andata in onda tra il ’78 e l’82.

Nel ’92, finalmente, i Marvel Studios di Arad iniziarono a discutere dell’adattamento con la Universal Pictures. Ci sarebbero voluti altri due anni prima che Stan Lee e lo sceneggiatore Michael France iniziassero a parlare della trama. La casa di distribuzione voleva una storia che anteponesse Hulk ai terroristi ma a France non piacque. Nel ’95, John Turman riscrisse la sceneggiatura che prevedeva lo scontro di Hulk contro l’arcinemesi Leader e il generale Ross, padre dell’amata Betty. A Lee piacque, non agli studios. Ma nelle versioni successive dello script sarebbero stati usati molti degli elementi inseriti da Turman.

Nel ’96, Jonathan Hensleigh, marito della Hurd, si aggiunse come produttore. Venne ingaggiato in veste di regista Joe Johnston, mago degli effetti speciali della Lucasfilm per la quale aveva lavorato, tra l’altro, alla trilogia originale di Star Wars e ai primi due Indiana Jones, vincendo un Oscar per gli effetti visivi de I predatori dell’Arca perduta. A proposito di cinecomics, aveva partecipato anche ad Howard e il destino del mondo e diretto The Rocketeer. In qualità di regista si era confermato con il successo di Jumanji, tra i cui sceneggiatori figura proprio Hensleigh al quale fu chiesto di riscrivere Hulk. Johnston lasciò il progetto per dedicarsi a Cielo d’ottobre lasciando la regia del film ad Hensleigh. Johnston avrebbe poi diretto Captain America: Il primo Vendicatore.

La sceneggiatura fu riscritta prima da Turman e poi da Zak Penn. Tra le idee che vennero inserite ci fu lo scontro di Hulk contro un branco di squali. Un’altra stesura fu realizzata da Hensleigh insieme a J. J. Abrams, Scott Alexander e Larry Karaszewski e prevedeva una battaglia tra Hulk e degli insetti umanoidi. Nel dicembre del ’97 prese il via la preproduzione. Hensleigh fu confermato regista. Gregory Spolder venne ingaggiato nel ruolo del villain Novak, mentre Lynn Williams avrebbe interpretato un mostro insettoide. A causa di problemi di budget, Hensleigh fu costretto a riscrivere ancora la sceneggiatura ma dopo qualche tempo gettò la spugna. Nove mesi di preproduzione erano andati in fumo.

Nel ’99, France convinse la Universal a concedergli un secondo tentativo. Il nuovo script contemplava la presenza di Brian Banner, il padre di Bruce. Michael Tolkin e David Hayter lo riscrissero aggiungendo come villains il Leader, Zzaxxx e l’Uomo Assorbente. Nel gennaio del 2001, il regista taiwanese Ang Lee e lo sceneggiatore James Schamus entrarono nel progetto. Lee era reduce dal successo de La Tigre e il Dragone che aveva stimolato in lui il desiderio di contaminare il genere popolare con il dramma. La sfida qui era mettere in scena le paradossali avventure di Hulk con una buona dose di rigore realistico, lo stesso ragionamento che aveva fatto Richard Donner per Superman e che avrebbe fatto Christopher Nolan per Batman.

Schamus unì in un singolo personaggio Brian Banner con l’Uomo Assorbente. Nel processo di scrittura, Schamus subì profonde influenze da King Kong, Frankenstein, Dr. Jekyll e Mr. Hyde, La Bella e la Bestia, il Faust e la mitologia greca. Ne risultò un mix di fumetto e analisi delle psicopatologie della vita quotidiana. Come Schamus ha spiegato: “Dovevamo trasformare un caso di repressione anale ritentiva in un blockbuster”.

Eric Bana venne scelto per il ruolo di Bruce Banner dopo che Lee ne aveva apprezzato la performance in Chopper. Bana, che era stato in lizza per il ruolo di protagonista anche per Ghost Rider, non era un lettore di fumetti ma adorava la serie tv di Hulk. La sua interpretazione fu magistrale. Riuscì ad infondere nel personaggio il turbamento emotivo, la fragilità psicologica, il rancore represso nei riguardi del padre di cui ha vaghi ma terribili ricordi, il conflitto interiore con la bestia rabbiosa che spinge per uscire e il senso di inadeguatezza verso l’amata Betty Ross. La tipica espressione di Bruce “Mi stai facendo arrabbiare” che precede la trasformazione è tratta dalla serie tv.

Dopo Gollum de Il Signore degli Anelli, Hulk sarebbe stato il secondo personaggio ad essere creato interamente in digitale. Gli effetti speciali del film vennero affidati alla ILM di George Lucas e il supervisore Dennis Muren seguì la lavorazione passo per passo. Per realizzare il personaggio furono necessari 18 mesi di lavoro, 69 disegnatori tecnici, 41 animatori, 35 compositori, 10 animatori di muscoli, 9 modellisti CG, 8 supervisori, 6 pittori per la pelle, 5 addetti al motion capture e 3 art director.

L’illustratore Jim Carson ideò un Hulk dall’aspetto primitivo. Sullo schermo, solo gli occhi restano quelli di Eric Bana. Nella costruzione digitale, oltre alle forme anatomiche di base, vennero creati cento diversi strati di rivestimento, utilizzati in sovrapposizioni di dieci o più, per avere pelle, peluria, vene, rughe, sporcizia, umidità e imperfezioni. Ne risultò una creatura di quattro metri e mezzo in grado di sollevare due tonnellate, correre a 160 km orari e fare salti di cinque chilometri.

Betty Ross venne interpretata da Jennifer Connelly che aveva appena vinto l’Oscar per A beautiful mind di Ron Howard e che aveva recitato proprio in The Rocketeer nel ’91 accanto al fidanzato di allora Bill Campbell, protagonista del film. Betty è reduce da una relazione con Bruce, una situazione che rende interessante il legame spinoso tra i due. La Connelly riuscì a conferire al personaggio una vena malinconica e spaventata ma anche risoluta. Come l’Ann Darrow di King Kong, è l’unica in grado di placare la bestia. Betty rappresenta anche la complessa questione edipica del protagonista. É infatti evidente come Bruce identifichi la ragazza nella figura di sua madre Edith, interpretata da Cara Buono, somigliante alla Connelly.

Sam Elliott accettò il ruolo del Generale Thaddeus Ross, detto Thunderbolt, senza neanche leggere lo script, tale e tanta era la sua volontà di lavorare con Lee. Tuttavia l’attore si mise subito a studiare il fumetto. Nel generale Ross torna la tematica padre-figli che permea l’intera storia. Non corre buon sangue tra lui e Betty ma si dimostra iperprotettivo nell’impedire a Bruce di starle vicino e gli dà la caccia quando si trasforma in Hulk. Elliott centra perfettamente il personaggio anche se si dimostra più coscienzioso e meno brutale di com’è talvolta Thunderbolt nel fumetto.

L’interpretazione più straordinaria la riservò Nick Nolte nel ruolo del padre di Bruce. Nel fumetto l’uomo si chiama Brian, era un ricercatore di fisica nucleare in una base del Nuovo Messico durante l’infanzia di Bruce. Alcolizzato e violento, Brian abusò di sua moglie e del figlio. Nel film, Brian viene ribattezzato David, nome che era stato aggiunto a Bruce Banner nella serie tv, ma le sue origini non sono troppo diverse. É uno scienziato senza scrupoli, che ha condotto esperimenti usando il figlio come cavia quando aveva pochi anni, ha causato un’esplosione nel centro di ricerca in cui lavorava ed ha ucciso sua moglie Edith. Nolte lo interpretò come un folle sociopatico megalomane, eccentrico e trascurato, che riconosce suo figlio in quanto tale solo come suo esperimento. Memorabile e di sapore teatrale il suo sfogo finale contro le convenzioni sociali e istituzionali mentre istiga Bruce a liberarsi della sua “buccia di vana coscienza” e a tirar fuori la bestia primordiale che è in lui, un ritorno allo stato brado libero dalle barriere del conformismo.

Nel film, David si inietta il sangue di Bruce e si sottopone a un bombardamento di raggi Gamma nella speranza di ottenere gli stessi effetti del figlio, diviene invece l’Uomo Assorbente, in grado di assumere le proprietà fisiche di tutto ciò che tocca. Ha bisogno però del potere di Bruce per stabilizzare il suo. “Io ti ho dato la vita”, afferma David. “E tu devi restituirmela.” Il conflitto finale ideale tra padre e figlio. Nei fumetti Marvel, l’Uomo Assorbente è un delinquente di nome Carl “Crusher” Reel che ottiene i suoi poteri dopo aver ingerito delle erbe donategli dal dio Loki, fratello e avversario di Thor.

Josh Lucas prestò il volto a Glenn Talbot. Nell’opera originale si tratta di un ufficiale dell’esercito che dà la caccia a Hulk agli ordini del generale Ross. La rivalità con Banner è però segnata soprattutto dall’interesse sentimentale per Betty. Lo stesso Thunderbolt ritiene che Banner sia un debole e che Talbot sarebbe un compagno migliore per sua figlia. Nel film, Talbot è un ex-ufficiale dell’esercito che lavora per una compagnia di ricerca e sviluppo scientifico e che vuole appropriarsi delle ricerche di Bruce e Betty sulle nanomacchine per creare dei super-soldati. Quando Bruce viene catturato, Talbot lo istiga da autentico aguzzino mosso anche dalla gelosia per la relazione del rivale con Betty.

Le riprese del film ebbero inizio il 18 marzo del 2002 con un budget di 137 milioni di dollari. La maggior parte delle riprese vennero effettuate in California e molti degli interni furono allestiti negli studi della Universal. I laboratori di ricerca Lawrence Berkeley dell’Università della California in cui lavorano Bruce e Betty esistono davvero e vennero utilizzati come set. Nel centro è realmente presente la sfera Gamma che Hulk sradica alla sua prima trasformazione.

Per salvare un collega in pericolo, Bruce si espone ad un bombardamento di radiazioni Gamma che muta il suo dna già alterato dagli esperimenti condotti su di lui dal padre quand’era un bambino. Nel fumetto, l’incidente che trasforma Bruce è l’esplosione di una bomba Gamma in un’area di test militari. La scena viene citata nel film attraverso il flashback in cui vediamo l’esplosione del centro di ricerca nel deserto causata dal giovane David Banner.

Nella foresta di sequoie di Porterville avviene lo scontro tra Hulk e i tre cani mutanti modificati geneticamente da David Banner. L’idea viene dalla saga a fumetti Dogs of war, pubblicata nel 2000, nella quale il generale Ross, infuriato per la morte di sua figlia causata indirettamente da Bruce, usa cani e soldati mutati per attaccare Hulk.

Il bunker sotterraneo in cui viene rinchiuso Bruce è stato ricostruito in studio. Pungolato da Talbot, lo scienziato si trasforma in Hulk che esce nel deserto ad affrontare i carri armati e gli elicotteri dell’esercito. Le riprese sono state effettuate nel deserto della California e tra i canyon della Monument Valley tra l’Arizona a lo Utah. Sono le immagini più spettacolari del film che richiamano le infinite battaglie di Hulk con l’esercito sulle pagine degli albi Marvel.

Nella baia di San Francisco vennero girate le sequenze di Hulk contro gli F-22. Particolarmente memorabile il momento in cui uno dei piloti perde il controllo del suo caccia e sta per schiantarsi sul Golden Gate. Hulk si lancia da un pilone sul velivolo deviandone la traiettoria col suo peso per evitare vittime tra i civili. Nella furia incontrollata di Hulk s’intravede la coscienza di Bruce e il gigante verde può a ragione essere definito un supereroe.

Nella fase di montaggio del film, Ang Lee decise di usare gli split-screen per dividere lo schermo in sezioni come la tavola di un fumetto conferendo così un ancor maggiore eclettismo alle sequenze già vivacizzate dallo sguardo visionario del regista. Il risultato però suscitò alcune polemiche. Qualcuno trovò fastidioso e fuori luogo lo stratagemma visivo di Lee il cui effetto non risultò immediato come il regista aveva sperato.

Dopo la rinuncia di Mychael Danna che aveva composto le musiche per altri due film di Lee, la colonna sonora venne affidata a Danny Elfman, ormai espertissimo di cinecomics e supereroi dopo aver lavorato nel Batman di Tim Burton, in Dick Tracy, Men in Black, Spider-Man ed aver composto il tema per la serie tv su Flash. Come al solito, Elfman realizzò un’opera di ampio respiro con un tema principale martellante ed incalzante come i passi di un gigante in avvicinamento, comunicando anche la sensazione di una rabbia che monta fino all’esplosione.

Hulk uscì nelle sale americane il 20 giugno del 2003 ed incassò 245 milioni di dollari in tutto il mondo. Il risultato fu inferiore alle aspettative e il film divise critica e pubblico. I motivi del malcontento sono facilmente intuibili. La complessità delle tematiche trattate, la visione estremamente autoriale di Ang Lee e la durata di 138 minuti della pellicola ne fanno più un film d’essai per un pubblico ristretto che un prodotto d’intrattenimento. I fans del fumetto riconobbero la fedeltà di base del film ma contestarono l’immagine troppo infantile di Hulk, anche se il bambinone con il broncio che sfoga la sua rabbia è coerente all’interpretazione del regista. Anche i movimenti del gigante, paragonato ad “una palla di gomma saltellante” suscitarono polemiche. I critici tuttavia andarono oltre la visione superficiale dei puristi ed apprezzarono sia la chiave di lettura di Lee che la sua visione estetica. Hulk resta quindi un cinecomic dalla concezione azzardata, non in sintonia con le esigenze del grande pubblico, ma anche un’opera di notevole spessore artistico, incompresa e da rivalutare.

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