L’atteso confronto fra Emmit e Ray porta un’intensa interpretazione di Ewan McGregor.

Dopo le basi poste dallo scorso episodio, esattamente a metà stagione, arriva l’inizio della resa dei conti in questa sesta puntata di Fargo La Serie. Una resa dei conti che, ovviamente, porterà a un tragico epilogo.

Le tre storyline presentate a inizio stagione si fanno sempre più drammaticamente concatenate.

Da una parte Emmit (Ewan McGregor) si è definitivamente arreso all’asservimento della propria azienda ai traffici di Varga (David Thewlis), con disappunto e perplessità da parte dell’amico e avvocato Sy (Michael Stuhlbarg).

Quando le poliziotte Gloria (Carrie Coon) e Winnie (Olivia Sandoval) si presentano in ufficio per fare qualche domanda al capo, avendo avuto poco successo con l’avvocato, il tutto – compresa l’indagine dell’Agenzia delle Entrate del personaggio di Hamish Linklater – viene dirottato al personaggio sempre più viscido e subdolo magnificamente interpretato da Thewlis.

Un nuovo riferimento al suo fagocitare gli altri per risputarli fuori spolpati e inutili avviene quando si sta togliendo con uno stuzzicadenti un pezzo di cibo rimasto incastrato tra i denti, tra l’altro con una soddisfazione inquietante mentre sta “scavando”.

Nikki (Mary Elizabeth Winstead) si è salvata ma è palesemente conciata male dopo il pestaggio da parte degli scagnozzi di Varga: lei e Ray cercano vendetta e per questo fuggono nella notte, alla ricerca degli aguzzini di lei.

Il Caso (con la C maiuscola per i Coen e Hawley, non dimentichiamolo) vorrà che la sequela di eventi porti a incontrarsi – finalmente? – i due gemelli interpretati da Ewan McGregor, che in questo episodio da il meglio di sé.

Il confronto finale fra i due porterà i due fratelli ad esprimere ciò che davvero pensano l’uno dell’altro: Emmit vuole sventolare bandiera bianca in nome dell’affetto fraterno e dare a Ray il famoso francobollo, ma quest’ultimo pensa sia sempre stato suo di diritto e non vuole accettare che sia il fratello a fare la cosa giusta.

Dopo un violento litigio, Emmit diviene così ciò che non avrebbe mai voluto (un assassino) e si trova costretto a chiamare Varga poiché è l’unica persona che lo possa davvero aiutare in un frangente come questo.

“È stato un incidente” “Raramente una sequenza di azioni è un incidente” fa notare al self-made man lo strozzino. “Non volevo farlo” “Nessuno lo vuole mai”.

Un rapporto, quello fra Emmit e Varga che si prospetta per i prossimi quattro episodi, simile a ciò che nella prima stagione di Fargo aveva legato i personaggi di Lester Nygaard e Lorne Malvo: una tragedia inaspettata per il primo e all’ordine del giorno per il secondo. Uniti dal sangue, insomma, uno dei simboli del telefilm di Noah Hawley.

A proposito di quest’ultimo, egli imbastisce una sceneggiatura per “The Lord of No Mercy” che gioca tutta sulla meta-testualità del racconto: è Varga stesso all’inizio dell’episodio a dire che sta per raccontare a Emmit e Sy una serie di storie vere (proprio come la fittizia didascalia iniziale sulla veridicità di quanto si sta per vedere nel telefilm).

Hawley non si dimentica nemmeno di rimarcare il (non)rapporto di Gloria con la tecnologia: quando infatti Varga cerca il suo nome sui diversi motori di ricerca per scoprire un suo punto debole, scopre con stupore e disappunto che non risulta non solo su qualsiasi tipo di social network, ma proprio da nessuna parte online, questo poiché anche la stazione di polizia di Eden Valley non ha un sito web.

Dramma, comedy e grottesco si equilibrano perfettamente in questo episodio, la cui svolta finale porterà conseguenze disastrose e soprattutto oramai inevitabili per tutti i protagonisti e le tre storyline messe in gioco.

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