“Mettiamo che nascano due gemelli. Uno crescerà e troverà la cura per il cancro, ma solo se l’altro muore subito. Non deve uccidere il bambino con le sue mani, ma deve annuire per far si’ che accada. Annuisce?”

Lo scopo ultimo del viaggio dovrebbe essere quello di ritrovare se stessi, esplorare e comprendere le sfumature della propria esistenza. Per G’Day Malbourne Damon Lindelof si è ispirato a questo semplice concetto, estendendolo al complesso mondo di The Leftovers. 

Nel quarto episodio della terza ed ultima stagione – che non pensavo potesse essere migliore della seconda, francamente, ma che ogni settimana torna a dimostrarmi quanto avessi torto marcio – Nora e Kevin volano in Australia ed entrambi, una volta messi di fronte alle proprie crisi esistenziali, dovranno confrontarsi con la realtà dei fatti.

La catastrofe si fiuta già dai titoli di testa: abbiamo detto che la canzone introduttiva, in questa stagione, cambia di episodio in episodio, e G’Day Malbourne ci accoglie con This is Over di Ray LaMontagne, e chiunque dotato di un minimo di scaltrezza può iniziare a mettere in conto che le cose, probabilmente, non andranno per il meglio.

In realtà, Lindelof un indizio in questo senso ce l’aveva già dato, con il flashforward che concludeva The Book of Kevin: ovviamente ci sono ancora quattro episodi e tutto è recuperabile, e mi sembra improbabile che prima della fine i due personaggi non si incontreranno mai più, ma c’è da dire che, per quanto abbia adorato Kevin e Nora come coppia fin dalla prima stagione, una rottura – anche brutale – era non tanto pronosticabile, quanto inevitabile.

Mi è piaciuta moltissimo la scena di sesso nel bagno dell’aeroporto, che a suo modo è esplicativa circa il senso del rapporto fra Kevin e Nora: non era passione, ma uno sfogo, quasi animalesco, come se servisse non tanto a provare piacere, ma a provare qualcosa.

(Tra l’altro, l’ultima inquadratura, col primissimo piano su Nora, le cui lacrime si mischiano alla pioggia artificiale del sistema antincendio, è una delle più belle dell’intera serie e riassume in modo efficacissimo l’essenza del personaggio).

Sono due persone distrutte, in modo forse addirittura irrimediabile, e hanno sempre dato la sensazione di essere due naufraghi che non hanno mai imparare a nuotare: la nave è affondata, la marea li trascina giù, e il massimo che sono stati in grado di fare è stato abbracciarsi e cercare di restare a galla … ma la natura, alla fine, vince sempre.

E’ anche difficile assegnare le colpe e stabilire chi dei due è più spezzato (si, si può parlare di Kevin e Nora come due persone vere, magari una coppia di conoscenti che fa parte della nostra vita: tale è la profondità di caratterizzazione che Lindelof ha dedicato loro) ma c’è un dettaglio – rievocato in questo episodio proprio da Kevin – che avevo sottolineato al tempo della seconda stagione in uno dei miei pomposi (e spesso trooooooooppo lunghi) articoli: nell’unico momento in cui Kevin ha davvero avuto bisogno di Nora, al punto da aprirsi a lei e invocare il suo aiuto (quando cioè le confessò di vedere Patti), Nora semplicemente lo mollò e fuggì.

Nella recensione di quell’episodio (vado a memoria, adesso, ma sono sicuro che fosse Lens, il sesto della seconda stagione) vi parlai di quanto fosse strano che Nora, che professava e decantava il suo amore per Kevin, decidesse di prendere Lily e, semplicemente, andarsene.

Questo già al tempo la diceva lunga su quanto fosse fragile tanto il rapporto fra i due quanto la stabilità psicologica e di Kevin e di Nora, ma soprattutto di Nora, completamente incapace di avere a che fare con qualsiasi tipo di stranezza.

Ecco perché il Libro di Kevin, fin dalla sua comparsa, non è stato altro che una bomba ad orologeria per il loro rapporto. Anche se vere, le cose scritte in quel libro per Nora sono semplicemente inaccettabili.

Mi aspettavo – e mi aspetto ancora – che in un eventuale confronto fra i due Kevin avrebbe ammesso la veridicità dei fatti descritti da Matt nel suo libro: nell’ultima scena di G’Day Malbourne questo non accade, ma chissà che nei prossimi episodi Nora non verrà messa di fronte alla verità più terribile: che il sovrannaturale, nel suo mondo, esiste davvero.

Molto interessante, in questo senso, è la sotto-trama dell’esperimento scientifico. Mi è piaciuto molto come Lindelof l’ha risolta, con Nora beffata dal suo stesso cinismo.

Resta da vedere se questi scienziati hanno davvero trovato un modo per mandare le persone “dall’altra parte” o se, come credere Nora, le stanno semplicemente incenerendo.

Il fatto che ci sia quello strano test da superare e considerato che hanno rifiutato i soldi di Nora, lascia intuire che, evidentemente, loro credono davvero in ciò che fanno.

(Nello scorso episodio, però, l’uomo che si è dato fuoco nel deserto davanti a Kevin Sr aveva detto di aver risposto no, alla domanda sui due bambini, eppure, a quanto pare, non era stato scelto …).

Inoltre, di quale esplosione stava parlando il portiere, alla fine dell’episodio? Il prossimo episodio, almeno a giudicare dal titolo – It’a Matt, Matt, Matt, Matt World – dovrebbe essere un episodio Matt-centrico, ma chissà che non venga fornita qualche spiegazione al riguardo.

Appuntamento alla prossima settimana, gente.

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