Recensione: Starman n. 2

Pubblicato il 28 Luglio 2011 alle 11:07

Starman n. 2

Autori: James Robinson (testi), Tony Harris, Wade Von Grawbadger, John Watkiss, Matt Smith, Guy Davis, Craig Hamilton, Ray Snyder, Bret Blevins, J.H. Williams III, Mick Gray, Chris Sprouse, Gary Erskine, Steve Yeowell (disegni)
Casa Editrice: Planeta De Agostini
Provenienza: USA
Prezzo: € 38,00, 16,8 x 25,7, pp. 416, col.

Recensione

Giunge al secondo volume Starman, uno dei serial DC più cult dell’etichetta statunitense, scritto dal geniale James Robinson e prevalentemente disegnato da Tony Harris. Questo corposo libro comprende i nn. 17-29 del comic-book originale, nonché il primo annual del mensile, il n. 5 di Showcase ’95 e i nn. 4-5 di Showcase ’96 (dedicati all’Ombra, uno dei personaggi più intriganti del cast di Starman).

Starman è stata una serie di culto, come ho scritto, grazie alla profonda inventiva di James Robinson e all’elevato livello immaginativo della sua ispirazione. Per giunta, lo sceneggiatore britannico ha realizzato, tramite le complesse e intricate vicissitudini di Jack Knight, una godibile analisi del concetto di super-eroe, rivelando molteplici influssi e suggestioni narrative, che spaziano dalla fantascienza al noir, dal pulp all’horror, con collegamenti all’occultismo e al misticismo che rendono la serie decisamente inclassificabile sulla base degli standard fumettistici consueti.

Come ben sanno i DC fans, ci sono stati diversi Starman nel corso del tempo. Il primo, classico super-eroe della Golden Age, alias Ted Knight, era membro della celebre JSA. In seguito, ritiratosi a vita privata, aveva passato il costume al figlio David che, però, dopo una breve carriera eroica, perde la vita. Tocca quindi all’altro figlio di Ted, Jack, diventare Starman. Cosa poco semplice, dal momento che Jack non è affatto tagliato per fare il super-eroe e non ha mai avuto un rapporto idilliaco con il padre e il fratello.

Tuttavia, nel primo volume il lettore ha avuto modo di scoprire che Jack, suo malgrado, è ormai l’attuale Starman, benché abbia adottato uno stile personale e peculiare. Non indossa un costume, per esempio, e preferirebbe concentrarsi sulla gestione di un negozio di articoli da collezionismo (una delle sue fisse). Però le incomprensioni con il genitore sembrano superate e, tutto sommato, Jack ha preso gusto ad agire da super-eroe, attratto dal pericolo e dall’eccitazione che se ne può ricavare, sebbene tale attività abbia complicato la sua vita privata (e ci saranno rivelazioni impensabili riguardanti Jack e la psicopatica e letale Nebbia).

Robinson, inoltre, per ingarbugliare ulteriormente la situazione, ha inserito uno Starman alieno, Mikaal, dal passato misterioso; e ha conferito un ruolo rilevante all’enigmatico Ombra, amorale avventuriero con molti anni alle spalle, che ha interagito con Dickens e con Oscar Wilde, e che sembra avere finalità non facili da intuire; o alla splendida veggente Chastity, a conoscenza, forse, di terribili eventi futuri; o al clan di poliziotti O’Dare (e uno di essi è intimamente connesso a un western hero della DC, Scalphunter).

In questo secondo volume, Jack dovrà vedersela con demoni che usano poster per rubare lo spirito e l’anima delle persone; con criminali stravaganti e schizzati (che a momenti ricordano certe creazioni di Morrison), con pirati e vecchi villains del DC Universe. E le storie sono un equilibrato mix di azione e introspezione, con rimandi alla tradizione pulp e numerose citazioni letterarie e cinematografiche.

Starman, pur essendo un serial di super-eroi, è la perfetta linea di congiunzione tra la divisione mainstream della DC e quella Vertigo e la prova è data dallo splendido episodio in cui Jack interagisce con il Sandman della Golden Age, all’epoca protagonista di Sandman Mystery Theatre di Matt Wagner, uno dei mensili Vertigo più importanti, parzialmente illustrato dal bravo Guy Davis, penciler  regolare del comic-book di Wesley Dodds.

E non mancano, in effetti, momenti eversivi, come nel numero ambientato in un club, con omaggi alla scena ‘disco’ dei seventies, in cui Mikaal, lo Starman alieno, affronta un nemico dalle pessime intenzioni, in un contesto di erotismo, droga, psichedelia e allusioni omosessuali. La struttura narrativa imbastita da Robinson è complessa, con particolari apparentemente trascurabili ma che rivestono (o rivestiranno) una rilevanza essenziale ai fini degli sviluppi della story-line. I dialoghi sono ben impostati, non esenti da tocchi di ironia, e sovente visionari e allucinati. Se apprezzate il Robinson di Superman, certamente adorerete Starman, a tutt’oggi la sua opera più riuscita.

Chi ama il DC Universe, inoltre, avrà pane per i suoi denti, e non solo grazie alle apparizioni del primo Sandman o di Scalphunter, ma anche per la partecipazione del Dr. Fate. E non sono da trascurare gli episodi dedicati all’Ombra (nel volume, peraltro, sono inclusi contributi in prosa, cioè stralci dei diari di quest’ultimo, e con essi Robinson rivela grande maestria nella costruzione di short-stories).

La parte grafica è valida. Tony Harris, che molti conoscono per Ex-Machina, svolge un buon lavoro, con un lay-out fortemente inventivo. Ma anche gli altri penciler sono efficaci e, tra questi, ho apprezzato, in modo particolare, il già citato Guy Davis, Steve Yeowell e Gary Erskine. Aggiungo, infine, per ciò che concerne la cura editoriale, che ci sono pochissimi refusi. In parole povere, Starman è un must.

Voto: 8 ½

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