Jiro Taniguchi, guida alla lettura: la storia e i manga da leggere

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Quali sono i manga di Jiro Taniguchi da leggere? In questo speciale vi daremo qualche dritta e suggerimento sulle opere del Maestro.

Gli esordi

La prima opera di Taniguchi è “Cloroformio” (1970), che viene però rifiutata per il premio della rivista “Big Comic” della Shogakukan, la pubblicazione arriva invece con “La Stanza Arida” sempre del 1970, racconto ambientato in una piccola e squallida stanza di una ex casa di appuntamenti in cui l’autore aveva abitato per un periodo e che verrà nuovamente descritta in uno dei racconti contenuti in L’uomo della Tundra(2005, edito in Italia da Coconino). Appare già in questo racconto d’esordio uno degli elementi che diverranno fondamentali per la sua poetica narrativa: la quotidianità.

Nel 1971 vince finalmente il premio di “Big Comic” con “Voci Lontane” e nel 1975 dà vita al suo primo progetto seriale con “Animali Senza Nome” (Kodansha), in cui introduce un altro dei suoi argomenti preferiti: il rapporto con gli animali, che, come vedremo, caratterizzerà gran parte della sua opera venendo rielaborato con sempre maggiore sensibilità artistica.

Nel 1976 si apre, grazie alla collaborazione con lo sceneggiatore Natsuo Sekikawa, una parentesi artistica che porta Taniguchi a confrontarsi con l’hard boiled, attraverso opere come: “Rind!3”, “Città Aperta”, “Il vento dell’Est è Bianco” e, soprattutto, i racconti dell’antologia del 1986 “Hotel Harbour View” (edita in Italia sia da Play Press, che pubblica soltanto 3 racconti, che da Panini che la rinominaTokyo Killers).

La raccolta contiene 6 storie, sia in bianco e nero che a colori, con interessanti esperimenti narrativi, la prima, l’incompleta “Good Luck City”, per esempio, presenta tavole caratterizzate emotivamente attraverso l’uso del colore che suggerisce il tono di quanto sta avvenendo; nella vicenda (e così anche nelle altre storie dell’antologia) si sentono fortissime le influenze dei “polar” francesi e della letteratura pulp americana, le cui torbide atmosfere vengono ben rese grazie a neri profondi e ad un tratto volutamente sporco, ben distante dalla chiarezza e luminosità proprie del Taniguchi più maturo, benché si avverta già la sua attenzione per i dettagli ed il naturalismo delle scene.

Il racconto che dà il titolo alla raccolta, “Hotel Harbour View”, torna invece al bianco e nero e ci mostra un personaggio con un atteggiamento fortemente autodistruttivo, che sembra andare consapevolmente incontro alla morte.

Anche le altre storie si caratterizzano per una forte carica emotiva, per cui il lettore viene costretto ad empatizzare coi personaggi, condividendone motivazioni e sentimenti, fa però eccezione “Meurtre Tokioit”, scritta dal francese Alain Saumon, in cui il tratto di Taniguchi risulta ancor più grezzo e cupo e in cui i personaggi vengono delineati con una certa freddezza e distacco, come se ci si trovasse di fronte ad un saggio sui giapponesi (scritto nemmeno tanto brillantemente).

Sempre nel settore dell’hard boiled si colloca l’opera del 1996 “Benkei a New York”  scritta da Jinpachi Mori, in cui si vede un Taniguchi ormai stilisticamente maturo (siamo dieci anni dopo “Hotel Harbour View” e sono già uscite opere come “Ai Tempi di Bocchan”, “L’uomo che Cammina”, “Allevare un Cane” e “L’olmo e Altri Racconti”) alle prese con vicende particolarmente macabre (si riprende anche la tragedia greca con il terribile pasto servito ad una vittima e composto dal fegato della figlia).

In quest’opera il protagonista ha tutti i tratti caratteristici dei personaggi del più “europeo” dei mangaka, sembra infatti fuori dal tempo, nostalgicamente legato a tradizioni e ad una sorta di eleganza e raffinatezza nell’aspetto e nei modi che hanno ormai lasciato il passo alla frenesia della vita moderna.

La narrazione procede a scatti, scene di riflessione e dialoghi dai ritmi lenti sono intervallate da tavole di azione frenetica, in cui, nel giro di poche vignette, viene risolta la vicenda.

Tornando alle opere d’esordio merita una citazione la collaborazione con Caribu Marley, sceneggiatore famoso soprattutto per “Old Boy” (scritto con lo pseudonimo di Tsuchiya Garon, dal quale è stato tratto un ottimo film per la regia di Park Chan-wook), dalla quale nascono alcune storie ambientate nel mondo della boxe (tutte inedite in Italia).

Le opere storiche

Nel 1985 Taniguchi avvia, sempre su testi di Sekigawa, quella che rimane la sua opera più ambiziosa: “Ai Tempi di Bocchan”, in cui la biografia del romanziere Natsuke Soseki funge da punto di partenza per affrescare dal punto di vista letterario e politico un’epoca come l’era Meiji (1868-1912), caratterizzata da profondi sconvolgimenti per il Giappone che proprio in quegli anni abbandona il sistema feudale ed inizia ad aprirsi all’occidente con atteggiamenti ambivalenti.

Nei 5 volumi (10 nell’edizione italiana della Coconino), usciti in circa 10 anni, Taniguchi affina la sua abilità nel far parlare il paesaggio e i dettagli, rendendoli elementi narrativi fondamentali ed innalzandoli di fatto al ruolo di co-protagonisti.

È invece del 1992 la collaborazione con Kan Furuyama che porta alla realizzazione de “Il Libro del Vento”, opera incentrata sulla figura di Yagyu Jubei Mitsuyoshi, samurai vissuto nella prima metà del 1600, incaricato di recuperare i “Libri Segreti” degli Yagyu. In questo lavoro Taniguchi mostra di trovarsi a suo agio con le atmosfere del Giappone feudale e realizza dinamiche scene d’azione, in cui i retini lasciano spazio a movimentate linee cinetiche che danno forza e velocizzano i movimenti degli scontri.

La fantascienza
Il grande amore di Taniguchi per il fumetto europeo e francese in particolare trova compimento nel 2000 grazie alla collaborazione con uno degli autori più importanti della BD: Jean Giraud, meglio conosciuto come Moebius (precedentemente aveva collaborato anche con Frederic Boilet, uno degli autori francesi più legati al Giappone, basti pensare a Lo Spinacio di Yukiko edito da Coconino).

Con lui il giapponese rielabora il mito di Icaro (2 volumi editi da Coconino, il primo esaurito), inserendo il personaggio in un’asfissiante società futuristica, in cui il governo promuove gli esperimenti genetici e tratta i mutanti come cavie da laboratorio.

In questo freddo regime tecnocratico/militare irrompe la forza liberatoria dell’amore che porta Icaro e la scienziata sua amante (nei piani di Moebius i contenuti erotici avrebbero dovuto avere un peso maggiore) a fuggire in un volo eroico dal finale, in accordo col mito, probabilmente tragico.

Uso l’avverbio “probabilmente” perché purtroppo l’opera venne cancellata per scarse vendite ed i due autori non diedero quindi una conclusione alla vicenda che rimane sospesa proprio come i due protagonisti che restano sospesi in questo volo verso un futuro che non sappiamo cosa riservi loro.

Le prime incursioni nel mondo della fantascienza risalivano però alla fine degli anni ottanta, in cui videro la luce opere come Blanca(Panini Comics), storia di un cane dotato di poteri psichici di cui realizzerà anche un seguito  e “Cronache del Dissolvimento della Terra”.

3 Commenti

  1. Grande articolo non vedo di leggere la seconda parte!

    Taniguchi è uno dei miei autori giapponesi preferiti e consiglio a tutti di provarlo.

    Vi annuncio inoltre che sto preparando un articolo tutto dedicato al fumetto cinese contemporaneo, decisamente poco conosciuto in Italia ma pieno di autori interessanti ed espressione di un mondo culturalmente unico.

    8-O Lo leggerò con interesse estremo.

    • Allora vedo di sbrigarmi il più possibile :-) , non è tanto semplice trovare informazioni ma ho recuperato diverse opere in francese (benedetti franco-belgi per quanto riguarda la diffusione di certi tipi di fumetto) e vale davvero la pena di approfondire l’argomento.
      Ringrazio ancora una volta tutti per i complimenti che ripagano il lavoro che sta dietro agli articoli!

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