Finalmente in Italia da J-POP il piccolo capolavoro del maestro Takashi Murakami

Un cucciolo di cane viene adottato da una famiglia composta da padre, madre e una figlia. La bambina battezza il cane col nome di Happy. La storia è raccontata dal punto di vista del cucciolo che descrive le sue giornate assieme ai padroni, commentandone le azioni e lo stile di vita. Seppur filtrato dal modo di vedere le cose di un cagnolino, Happy è sicuramente esaustivo nel raccontare la sua famiglia. Ed è sempre attraverso il suo metro che si accorge dei cambiamenti lenti ma inesorabili apportati dal trascorrere del tempo.

Il suo papà, così come lo chiama Happy, è l’addetto alle passeggiate, la mamma al cibo e Miku a sporadici momenti di gioco e svago. Il papà di Happy è il più loquace della famiglia, quello che più di tutti ama il cucciolo e se ne prende cura. Simpatico il suo continuo intercalare: “Ringraziami,” seguito dal: “Sì, Papà,” del cane. Un modo usato dall’autore per porre l’accento sulla difficoltà nel lasciarsi andare dell’uomo e la cieca fedeltà del cane. Ciò che il lettore capisce leggendo i dialoghi tra i familiari, viene percepito da Happy attraverso l’istinto che, seppur svincolato dalla ragione, gli permette di “annusare” i cambiamenti. Happy non può sapere che la relazione dei loro padroni è in crisi, ma si accorge del distacco perché la madre non si cura più dei suoi pasti come un tempo.

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Non sa che Miku è un’adolescente ribelle, ma la “sente” lontana. Il cane si stupisce del cambio d’orario delle sue passeggiate con Papà, che in realtà ha mutato abitudini di vita per cause di forza maggiore. Il mondo attorno a Happy cambia, si spezza e si ricompone. Papà a un certo punto impacchetta i suoi pochi averi e parte verso Sud. Finestrini aperti, curve a gomito su un oceano sconfinato, Happy è felice di partire e viaggiare. Il loro sarà un viaggio di sola andata, alla riscoperta di se stessi, dell’essenziale, dei sentimenti.

Papà si spoglia dei suoi averi, vestendosi dell’umanità regalatagli quotidianamente da Happy. Entrambi terminano il proprio viaggio nel mondo e interiore, con gli occhi rivolti verso un cielo sconfinato e trapuntato di stelle. E dove riposano i loro sogni, nasceranno girasoli.

Lo splendido graphic novel di Takashi Murakami, disponibile in anteprima a Lucca Comics 2015, sarà poi distribuito dai canali tradizionali a partire dal 4 novembre. L’albo del 2009, grande successo di critica e pubblico in Patria, dal quale è stato tratto anche un film dal vivo di Tokiyuki Takimoto nel 2011, è un gioiello di inestimabile valore.

Struggente, crudo, sentimentale, ha tutte le carte in regola per rapire il cuore e la mente dei lettori italiani. L’autore stesso lo definisce come un racconto per cui non si piangerà a vuoto.

Il cane che guarda le stelle, il cui titolo si riferisce a una persona che desidera ciò che non può avere, è una storia nella quale si snodano innumerevoli altre storie. Racconta l’odissea di un uomo assolutamente normale, che viene messo da parte da una società che non è più disposta ad accettare la normalità.

Parla dell’affetto incondizionato che lega un cane al suo padrone, di una fedeltà pura come cristallo, coriacea come il granito. Narra di apparenza e sostanza. Di stelle come desideri e girasoli come culla di sonni senza sogni.

L’arte è semplicissima e tenera, così come i dialoghi. Profondo invece e complesso il messaggio lanciato dal maestro Murakami.

Chi di noi non ha mai fissato il cielo perdendosi, naso in su, nella sua immensità a sognare di raggiungere una stella? In ciascuno di noi, infatti, non può che esserci un cane che anela le stelle.

Lettura imperdibile.

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