Superman III – Supergirl – Superman IV: The Quest For Peace

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Prima de L’Uomo D’Acciaio ci sono stati tanti altri film di Superman come  Superman 3, Supergirl e Superman IV: The Quest For Peace

Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, i primi due capitoli della saga cinematografica di Superman avevano registrato un grande successo di pubblico e critica rilanciando il personaggio in un momento di crisi.

Prodotti dai russo-messicani Alexander e Ilya Salkind, padre e figlio, e dal loro socio, Pierre Spengler, i due film erano stati scritti da Mario Puzo, l’italoamericano autore de Il padrino, con grande fedeltà tematica nei confronti del materiale originale, sceneggiati con troppa leggerezza dai coniugi David e Leslie Newman, e riscritti in modo più sobrio da Tom Mankiewicz per essere girati in contemporanea da Richard Donner.

La lavorazione travagliata e l’enorme ritardo nella consegna della pellicola comportò dei dissapori tra il regista e i produttori. Dopo l’esito trionfale del primo film, Donner e i suoi più stretti collaboratori vennero licenziati e il sequel fu completato da Richard Lester che si basò sul materiale già realizzato, vi apportò la sua visione comica e, nonostante qualche idea un po’ kitsch, sfornò un sequel eccellente.

Produzione, troupe e cast si trovarono d’accordo sul ritorno per un terzo capitolo. Ma, se per Superman II, Lester aveva potuto basarsi sul lavoro fatto dal suo predecessore e su uno script ben studiato, contenente lo spirito autentico del fumetto, per questo terzo episodio si sarebbe dovuto scrivere qualcosa di completamente nuovo.

Nel tentativo di ricalcare le orme di Puzo, Mankiewicz e Donner, fu proprio il produttore Ilya Salkind a scrivere un primo trattamento che contemplava la presenza di nuovi villain e comprimari tratti direttamente dall’opera originale, quali Brainiac, Mr. Mxyzptlk e Supergirl. Alla Warner non piacque.

Mentre era ospite in una puntata del Tonight show, talk televisivo statunitense, il celebre comico Richard Pryor sfornò una gustosa performance sui film di Superman imitando l’Uomo d’Acciaio in maniera esilarante.

La Warner colse l’occasione per trascinarlo nella pellicola che i coniugi Newman, già colpevoli di una prima sceneggiatura pacchiana dei due episodi precedenti, avrebbero dovuto quindi scrivere intorno al suo personaggio rendendola una commedia vera e propria, lontana dal tono più epico e drammatico che aveva contraddistinto la saga fino a qual momento.

Il comico avrebbe interpretato il geniale programmatore di computer Gus Gorman, creatore suo malgrado di una sofisticata macchina per uccidere Superman.

Il personaggio di Pryor è esaltato da veri e propri numeri cabarettistici, come la scena in cui si finge un generale dell’esercito per consegnare un pezzo di kryptonite sintetica a Superman o il momento in cui racconta le gesta dell’Uomo d’Acciaio con una tovaglia a mo’ di mantello riproponendo il suo sketch televisivo.

Gli sceneggiatori si impegnarono comunque a controbilanciare il peso di Pryor nella pellicola con l’evoluzione del personaggio di Superman, in special modo del suo alter-ego Clark Kent.

Dopo le parole di fuoco di Margot Kidder nei confronti della produzione circa il licenziamento di Donner, in questo terzo film, l’attrice ebbe solo un cameo nel ruolo dell’intrepida reporter Lois Lane.

Si decise allora di puntare sulla fiamma di gioventù di Clark, Lana Lang. Interpretata nel primo film dalla giovane Diane Sherry, qui, ormai cresciuta, ha invece il volto di Annette O’Toole che ha dichiarato: «Ho sempre preferito Lana a Lois, forse perché era meno quotata”. Tornando a Smallville per una riunione di compagni di scuola, Clark la ritrova divorziata, madre del piccolo Ricky ed insidiata dall’ubriacone Brad.

Nonostante qualche giustificabile licenza, è uno dei rari momenti del film in cui respiriamo l’atmosfera del fumetto tra ambientazioni e personaggi che richiamano alla mente le storie di Superboy degli anni ’70 in cui si raccontavano le avventure di Superman da giovane nella cittadina del Kansas e che avrebbero fornito lo spunto per la serie tv Smallville nel primo decennio del duemila.

Pur continuando a mantenere il suo segreto, Clark può essere più sciolto e sicuro di sé nei confronti di Lana, la ragazza con la quale è cresciuto e che ha visto la parte più genuina dell’Uomo d’Acciaio, quando ancora non aveva bisogno di adottare due differenti identità.

Annette O’Toole aveva quasi esclusivamente scene insieme a Clark. Il primo giorno che vide Christopher Reeve nei panni di Superman quasi non lo riconobbe, a testimonianza dell’ottimo lavoro dell’attore nella caratterizzazione del personaggio. «Sentii questa voce che mi disse “Ciao, Annette”», racconta l’attrice. «Mi voltai e mi parve di trovarmi di fronte ad una montagna. Alzai lo sguardo e vidi Superman come l’avevo sempre immaginato. Mi emoziono ancora a ripensarci oggi.»

Con l’assenza di Gene Hackman, che aveva interpretato l’arcinemesi Lex Luthor nei film precedenti, il nuovo cattivo era Ross Webster, un industriale senza scrupoli che usa le conoscenze informatiche di Gus Gorman per arricchirsi in modo illecito.

Interpretato dal grandissimo Robert Vaughn, Webster è affiancato dall’arcigna sorella Vera, che ha il volto di Annie Ross, e dall’affascinante Lorelei, la biondissima Pamela Stephenson, finta svampita che legge di nascosto testi di filosofia.

Anche se si tratta di nemici mai visti nel fumetto, la figura di industriale disonesto non può che richiamare alla mente la rivoluzione che di lì a due anni, nell’85, John Byrne avrebbe apportato a Lex Luthor, trasformandolo da scienziato pazzo a padrone della multinazionale Lexcorp.

Sono due i momenti del film che ne tengono faticosamente a galla la parte epica. L’incendio di uno stabilimento chimico che Superman riesce a domare facendo piovere, richiamando così il concetto di miracolo messianico da sempre fortemente legato alla figura dell’Uomo d’Acciaio, e la sua corruzione ad opera della kryptonite sintetica.

C’è da pensare che un Superman malvagio possa facilmente conquistare il mondo ma sarebbe risultato troppo simile al Generale Zod del secondo capitolo.

Si giunse alla conclusione di renderlo semplicemente uno sbandato e farlo venir meno a quelle responsabilità comportate dai suoi poteri. “Lo interpreto come se avessi un’emicrania terribile”, raccontò Christopher Reeve. “Sente di avere Clark Kent, la sua parte umana, appesa al collo e vorrebbe scrollarsela di dosso.” La lotta del lato buono con quello malvagio e il trionfale ritorno di Superman è il momento più significativo del film, un eroico Orlando furioso che ritrova il senno perduto.

Nello scontro finale, Superman scova i suoi avversari all’interno di un canyon dove lo attendono con una micidiale macchina computerizzata che gli scaglia contro di tutto, missili, sfere di contenimento, raggi alla kryptonite e quant’altro.

Una battaglia che ricorda il primo scontro di Superman con Lex Luthor su Action Comics 23, nel quale l’Uomo d’Acciaio affrontava il nemico proprio all’interno di un canyon e doveva sfuggire alle sue letali invenzioni.

Il film uscì nell’83, incassò cento milioni di dollari ma non piacque al pubblico e fu devastato dalla critica meritandosi due nomination ai Razzies per la peggior colonna sonora e per Richard Pryor.

Il fatto che venisse considerato peggior attore “protagonista” la dice lunga sulla presenza invadente del comico, comunque incolpevole.

La paura di andare incontro ad un flop con il terzo capitolo e la mancanza di fede nel personaggio e nel materiale originale aveva spinto i produttori ad addobbare il film con elementi estranei che ne avevano distorto i valori fondamentali.

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7 Commenti

  1. Sono uno dei pochi a cui sup3 piacque, e anche rivisto in tv l’ho trovato godibile.
    Sarà che la schizofrenia sup/clark mi parve azzeccata, che amavo la comicità di pryor, che adoravo i computer e la programmazione a quel tempo oggetti di “fantascienza” e che trovai la recitazione di tutti gli attori riuscita.
    Non so, ma al dilà della trama semplice e di un film che raffrontato ai 2 capitoli precedenti sembra veramente inato male mi pare che in fondo abbia colto lo spirito dei fumetti, anche di quelli della silver age dove le “battute” non mancavano, sebbene giocate con la spalla Olsen.

    Supergir invece l’ho trovato semplicemente brutto e il 4 film.. Non sono riuscito a finire di vederlo in tv, al cinema lo evitai proprio.

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