Gli schiavi di Zanzibar – Adam Wild n. 1 – Recensione

Pubblicato il 13 Ottobre 2014 alle 10:15

Prende il via una nuova serie Bonelli, questa volta ambientata nell’Africa Nera.

Adam Wild 1

Un tempo l’arrivo in edicola di una nuova serie a fumetti targata Sergio Bonelli Editore era un evento piuttosto raro. Negli ultimi anni, invece, c’è da registrare un’inversione di tendenza, visto che in rapida successione da via Buonarroti sono uscite Shanghai Devil, Saguaro, Le Storie, Dragonero, Orfani, Lukas e…Adam Wild, appunto.

Un breve elenco – che dati gli standard così breve non è – che inizia con un’opera di Manfredi e termina con un altro suo lavoro. Ma, tra il diavolo di Shanghai Ugo Pastore e Adam Wild la differenza è davvero netta. Quasi agli antipodi i due, differenze ci sono anche nell’impostazione delle opere: una miniserie la prima, una serie nata per durare, la seconda.

Al di là degli auguri di rito – lunga vita ad Adam Wild! – va detta subito una cosa: se saranno rispettare e confermate le premesse che emergono da questo riuscito numero uno, durare non sarà un problema. Basta con gli eroi problematici e tormentati, ha detto in più di un’occasione il papà del grande e grosso protagonista scozzese. Bastano poche tavole per capire cosa Manfredi intendesse: la forza, la solarità del protagonista sono evidenti fin da subito e sono lontane anni luce da un certo tipo di eroe che, nato per essere una variazione sul tema, è finito negli ultimi tempi per diventare esemplare preponderante.

La storia che Manfredi imbastisce da una parte dà ai lettori i primi, importanti indizi su chi sia Adam Wild, in quale contesto si muova e in compagnia di chi, dall’altra offre una piacevole lettura all’insegna dell’azione e del movimento, ma anche della sorpresa. Su tutto, lui, Adam Wild, i suoi principi, la sua forza, la sua simpatia.

Il tutto, messo su carta da un ottimo Alessandro Nespolino, che passa dall’Africa all’Arabia, dai conti agli schiavi, dal mare di notte alle affollate e assolate vie cittadine senza problema alcuno. Piuttosto, sarà un problema per chi gli succederà mantenre gli standard, vista questa prova. Prova, questa, che concorre a fare di questo albo d’esordio della nuova serie una lettura gradevole, classica sì, ma nel senso migliore del termine.

Sono cose di certo già dette, che di certo si diranno: Adam Wild è un atto d’amore nei confronti dell’avventura. È strizzare l’occhio al lettore bonelliano tipico per dirgli: stiamo cambiando molto, ci sono grandi innovazioni e sperimentazioni in ballo, ma siamo partiti dall’Avventura – sì, quella con la A maiuscola – e moriremo con l’Avventura. Anzi, non moriremo mai se ci saranno belle storie come queste da raccontare e lettori come voi, come noi, a leggerle e apprezzarle.

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