Abbiamo avuto il piacere di intervistare Fabrizio Francato, editor di Mangasenpai, che ci ha illustrato la nascita e le ultime novità sulla casa editrice — online e cartacea — specializzata in manga italiani.

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Ciao Fabrizio, benvenuto su MangaForever!
I lettori più grandicelli si ricorderanno di te per l’esperienza su Lodoss Magazine o sugli albi della Comic Art; ti va di presentarti ai nostri lettori così da rinfrescare la memoria ai “vecchietti” e farti conoscere dai più giovani?
Ciao. Allora. Tutto iniziò nel 1992, in concomitanza col primo numero di Zero della Granata, mi appassionai ai manga grazie a Xenon, Baoh e Hokuto no Ken, del quale, come quasi tutti i miei coetanei di allora, ero un grande fan. Iniziai con una fanzine in fotocopie e grazie al sodalizio con Paolo Gattone, ora in forza alla GOEN, intrapresi una carriera fulminante. Furono anni di fuoco e fiamme, nel vero senso della parola. Collaborazioni preziose e molto ben remunerate con Granata Press, Rock’n’Comics, Unicorn, Comic Art, Akromedia, Star Comics. Centinaia di albi, migliaia e migliaia di pagine… e una moltitudine di soddisfazioni, di esperienze, di gioie. Poi, ad un certo punto la vita mi ha richiesto, diciamo così, più concretezza, e ho dovuto mettere da parte la mia passione e dedicarmi anima e corpo alle cose più comuni della vita, che sono però anche le più importanti.
Alla fine, dopo quasi un decennio, un giorno -quasi per caso- ho scoperto che tra i disegnatori italiani, negli anni in cui ero stato lontano dal mondo che tanto amavo, era cresciuta una generazione di incredibili professionisti, persone di grande talento imprigionate –però- in un sistema-fumetto che non riconoscevo più, in cui la loro abilità non veniva valorizzata, semplicemente dispersa sui canali sociali, immolata alla legge dei semplici “likes”.
Ho creduto, allora, che quello che serviva era una specie di “senpai”, un compagno più grande, uno che veniva dal “mondo di prima”, quello in cui il lavoro veniva pagato (almeno per me era sempre accaduto così! Spero di non essere stato una mosca bianca); c’era bisogno di qualcuno che alzasse un po’ i toni, tirasse qualche spintone qua e là, esagerasse un po’: lo scopo era creare di nuovo quello spazio che nel tempo era sparito, quella nicchia in cui stavano i nostri prodotti negli anni di Lodoss Magazine.
La mia visione era che gli autori non dovessero “svendersi” sulle riviste gratuite, che sono ottime palestre per far pratica, ma che dovessero “valorizzare il loro lavoro”, vendendolo tramite un editore che credesse nel progetto e che li valorizzasse. La soluzione c’era ed era il mondo digitale degli ebook…
È da li che quel motore ad onde moventi che all’inizio della mia carriera mi spinse verso i manga e gli anime, si è riattivato. Ed è nata l’idea di Mangasenpai.

Mangasenpai nasce nel 2013 come casa editrice specializzata nella pubblicazione di manga italiani in formato digitale, ma è corretto dire che quella dei manga realizzati da autori italiani è una passione e un progetto che coltivi dai tempi di Lodoss – ovvero dalla metà degli anni 90 – giusto?
Si, è corretto. Lodoss credo che addirittura sia stato il primo giornale a pubblicare i manga italiani così chiamati. Il primo assoluto fu “Indole di un Semidio” (anche se era un misto manga/bonelli style), realizzato da Giuseppe A. Giannelli, che oggi ha pubblicato “Level One Fight!” (in ebook su Amazon). Seguirono Earthian, La Leggenda del Ciliegio, Sogno Gotico, Lyre, Luna e molti altri… anche se in realtà i manga realizzati in Italia, data la diffidenza con cui i nostri lettori vi si approcciavano, furono sempre tenuti un po’ in secondo piano rispetto alla principale funzione della rivista Lodoss Magazine, che era quella di recensire ed informare su anime e manga originali. All’inizio fui proprio io, insieme a Paolo, il motore dello Studio Dream il gruppo di artisti a cui si appoggiava Lodoss Magazine per la pubblicazione dei manga italiani, e posso dire che Mangasenpai è il naturale proseguimento di quel… sogno.
Mangasenpai nasce nel 2013. Il progetto è semplice: raccogliere autori molto bravi sotto un’unica bandiera e sfruttare la piattaforma digitale per pubblicare le loro opere in ebook in Italia e soprattutto all’estero. In un anno abbiamo pubblicato quasi mille pagine di bravissimi autori italiani. Pian piano, nel corso dell’anno passato, abbiamo testato la piattaforma internazionale con l’uscita di un artbook tradotto anche in lingua giapponese (Heartbook2013) che abbiamo venduto sull’itunes store nipponico grazie alle traduzioni del nostro collaboratore senpai Fabiano Bertello.
Abbiamo fatto tanto, ma la cosa di cui vado più orgoglioso è di aver contattato tantissimi ragazzi, tutti quelli che mi è stato possibile, cercando di non escludere mai nessuno, cercando di essere sempre onesto, diretto e trasparente, di dire le cose come stavano, senza illudere, e di non privare mai nessuno che ritenessi all’altezza della possibilità di diventare senpai. Perché alla base della filosofia del nostro gruppo c’è il fatto che “essere senpai” non significa appartenere al team della casa editrice Bellesi&Francato Publishing, ma di essere tra le migliori “matite-manga italiane”! Mangasenpai non sono io, non è la mia casa editrice, è l’insieme dei ragazzi che condividono la nostra passione e che vogliono intraprendere una strada seria e professionale, senza svendersi. Dando valore al proprio lavoro! Paradossalmente un autore potrebbe definirsi un senpai anche senza far parte del nostro gruppo. Io ne sarei onorato!

In cosa consiste il tuo ruolo di editor?
Premetto che i ragazzi che fanno parte del gruppo di Mangasenpai sono tutti estremamente bravi. Sono ragazzi che hanno un talento innato ed una enorme creatività. L’unica cosa che io, professionalmente, mi permetto di fare è un po’ di editing a livello testuale, di rivedere qualche battuta qua e là e di cercare di aggiungere “quel qualcosa” che rende l’opera unica. In più c’è anche il ruolo pubblico di voce “sociale” su Facebook.
Il mio obiettivo è che leggendo un nostro volume un lettore possa dire alla fine “però! Fico, anche se è italiano!”… Comincia tutto da lì. Perché il viaggio è ancora lungo… ma il primo passo consiste nel riuscire a scardinare i lettori dall’idea che “italiano non è bello”, che “il manga è solo giapponese”.

Quali sono i criteri che segui nell’approvazione di un progetto e in generale come nasce un’opera di Mangasenpai?
All’inizio le opere le dovevo cercare io, e qui devo ammettere che il mercato delle riveste gratuite online mi ha fornito ottimi interpreti con cui confrontarmi; oggi, invece, ci arrivano tramite Facebook oppure veniamo contattati alle fiere, alle quali spesso creiamo un corner dedicato per presentare i propri lavori.
Esistono, in merito ai criteri di valutazione, due strade di pensiero, una che considera una base “tecnica” ed una che considera “l’ispirazione”. Mi spiego: si può presentare una storia tecnicamente perfetta, o presentarne una disegnata con uno stile ed una tecnica estremamente personali, fuori da ogni canone, ma innovativa e particolare. Io considero entrambi gli aspetti, ma parto dal presupposto, nei miei giudizi, che se un autore ha una tecnica sufficiente, a quel punto posso considerare la storia, il soggetto e la sceneggiatura. Ma se la tecnica non c’è, il mio lavoro si complica enormemente, ed i risultati di quel fumetto non saranno buoni. Ho fatto errori nel recente passato, proprio in questo senso, che pago ancora oggi e non ne vado fiero. La prima regola è “mai accontentarsi” e vale sia per me che per gli autori.

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