Lo sceneggiatore romano è il nuovo curatore di Dylan Dog.
Roberto Recchioni
Recchioni nel disegno di Massimo Carnevale

Roberto Recchioni, fumettista d’esperienza ventennale, co-creatore di John Doe, ed ora in forze alla Bonelli, è stato recentemente nominato curatore di Dylan Dog, testata per la quale ha scritto poche ma memorabili storie, su tutte Mater Morbi, recentemente ristampata in un lussuoso cartonato edito da Bao. Abbiamo incontrato Roberto a casa sua per un’interessante e gradevole chiacchierata.

Hai da poco avuto il tuo primo incontro con Tiziano Sclavi. Ci racconti com’è andata?

Il mio primo incontro con Tiziano Sclavi è stato molto strano. Avevo finito di rileggere da poco Non è successo niente, il romanzo in cui racconta se stesso e il mondo Bonelli. Sono andato con Mauro Marcheselli, attuale direttore della Bonelli ed ex-curatore di Dylan Dog nonché uno dei protagonisti del romanzo. Mentre andavamo in auto attraversavamo i luoghi del romanzo, scortati dal suo coprotagonista. Sembrava di stare ne Il Seme della Follia, il film di Carpenter. E’ stato un incontro molto surreale. Tiziano m’è sembrato in forma, piuttosto allegro (che non è un aggettivo che si usa spesso per Tiziano Sclavi) e molto propositivo. Aveva voglia di parlare di Dylan Dog, e di serie televisive e di videogiochi e di cinema. Di lavoro non si è parlato quasi per nulla. Un mese dopo ho ricevuto la sua telefonata e la richiesta di diventare il curatore di Dylan Dog.

Quando sei stato nominato curatore di Dylan Dog ho pensato che avresti potuto trovarti in difficoltà nel gestire altri sceneggiatori che sono al lavoro sulla serie regolare da più tempo rispetto a te. Il pezzo che hai pubblicato in proposito sulla pagina ufficiale di Dylan Dog su Facebook (lo trovate qui), invece, ha fugato i miei timori. Il tuo approccio è stato molto moderato.

Il pezzo apparso su FB è l’introduzione di un documento molto lungo inviato agli sceneggiatori sulle linee guida di come io e Tiziano vorremmo che Dylan Dog fosse scritto sempre. Tutto questo processo di rinnovamento nasce dalla spinta di Tiziano Sclavi. Non è insegnare il lavoro a qualcuno ma è spiegare come ci piacerebbe che Dylan fosse scritto, d’ora in poi. Gli sceneggiatori all’opera su Dylan Dog hanno tutti esperienza, ma sono grossomodo tutti al mio livello. Io lavoro da vent’anni, ho alle spalle John Doe e un sacco di altre cose. Una lunga esperienza nell’ambito della scrittura Bonelli ed extra-Bonelli, e questo è un punto di forza.

Non vivo un rapporto di inferiorità o di inesperienza con gli altri sceneggiatori. Rispetto alla situazione in cui si è trovato Giovanni Gualdoni (precedente curatore della testata), per me è relativamente più facile. Giovanni si è trovato di fronte a me, a Michele Medda, a Paola Barbato, a Carlo Ambrosini, persone con un forte carattere, una forte impronta autoriale che avevano chiaro in testa come volevano Dylan Dog. Per me il contesto è un po’ più semplice. Michele, Paola e tutti gli altri avevano trascurato Dylan recentemente per altri lavori e ora sono tornati a bordo. Sono entusiasta di questo. Ma tornano da pari. Io non mi sento inferiore a loro e loro non si sentono superiori a me. E’ un lavoro di squadra.

Come sceneggiatore non ho la pretesa di apparire spesso su Dylan Dog. Ho la pretesa di scrivere un paio di storie l’anno e lasciare il lavoro grosso sul mensile agli altri. Quello che farò sarà seguire gli autori, suggerirgli qualche idea, chiedere delle storie specifiche in base alle necessità. Era questo quello che faceva Mauro Marcheselli ed è questo che rendeva Mauro un grandissimo curatore di Dylan Dog.

Cover-di-MaterMorbi

Per quel che riguarda il tuo lavoro su Dylan Dog, in questo momento vieni identificato soprattutto con Mater Morbi. Hai scritto altre storie valide come Il Modulo A38 e Il Giudizio del Corvo ma i lettori parlano soprattutto di Mater Morbi e adesso si aspettano sempre storie di quel livello da parte tua. Questo ti mette in difficoltà?

E’ lo stesso discorso di quando azzecchi una hit. Se vai ad un concerto di una band, ti aspetti che suonino il loro singolo più famoso e amato. Mater Morbi mi resterà appiccicata addosso, nel bene e nel male. Non sarò mai uno di quelli che si lamenta per aver avuto un successo ma spero proprio di riuscire a scrivere una storia di maggior successo di Mater Morbi, altrimenti potrei ritirarmi adesso.

In questo momento sento parlare soprattutto degli sceneggiatori di Dylan Dog. Sento parlare poco dei disegnatori. Pensi che vengano utilizzati nella maniera migliore?

Ci sono delle problematiche relative anche ai disegni. Il fatto che l’attenzione e le critiche dei lettori si rivolgano principalmente alle sceneggiature mi fa capire che la qualità dei disegni è comunque apprezzata ma sono sicuro che si possa fare di più e di meglio. Io ho individuato quelli che, per me, sono alcuni problemi. Bisogna riportare l’entusiasmo in taluni disegnatori che, forse, l’hanno perso dopo tanti anni. Bisogna capire come tornare a stimolarli oppure individuare progetti che li stimolino più di Dylan Dog. Se un disegnatore, dopo vent’anni, non ha più voglia di fare Dylan Dog e vorrebbe andare a fare Tex, forse è il caso che vada a fare Tex.

Mi vengono in mente Montanari & Grassani. Una coppia di disegnatori che io adoro e che vengono definiti i più amati dai fans. Il Maxi Dylan Dog era nato proprio per raccogliere le nuove storie disegnate da loro. Eppure, negli ultimi tempi, si avverte una certa insofferenza da parte dei lettori nei loro confronti, forse anche perché il loro tratto è inevitabilmente cambiato nel corso degli anni.

Montanari & Grassani sono il classico esempio di disegnatori che dividono il pubblico. C’è sempre stato un fortissimo gruppo di sostenitori che identifica Dylan Dog in Montanari & Grassani. Ma ce ne sono altrettanti che ritengono Montanari & Grassani un male inevitabile perché sono i due autori che realizzano più tavole e hanno permesso a Dylan di uscire tutti i mesi. Ad oggi, il Maxi Dylan Dog disegnato da Montanari & Grassani è la seconda testata del personaggio che vende di più. Loro avranno sempre una fan-base molto forte e rappresenteranno sempre un volto di Dylan Dog. Chiaramente i tempi cambiano e immagino che siano anche un po’ stanchi.

Ho la sensazione che le storie di Dylan Dog che funzionano meglio siano quelle che lo vedono al centro della narrazione, nelle quali vive l’orrore sulla propria pelle, esattamente come in Mater Morbi o nel bellissimo Necropolis di Paola Barbato, piuttosto che limitarsi ad indagare sul caso della cliente di turno. Pensi che possa essere un ingrediente fondamentale per la riuscita delle storie del personaggio?

E’ un discorso complicato. E’ verissimo che le storie funzionano meglio quando tiri dentro Dylan. Questo perché i comprimari che vengono creati oggi sono troppo deboli. Se pensi a storie come Il Fantasma di Anna Never o Memorie dall’Invisibile non erano storie che Dylan pagava sulla sua pelle nell’immediato. Erano incubi di altri che Dylan andava a risolvere eppure erano storie incredibilmente coinvolgenti perché Tiziano sapeva creare dei personaggi di contorno talmente forti e caratterizzati che diventavano motore della narrazione. Oggi quei personaggi non sono caratterizzati con altrettanta forza e attenzione. Del resto Tiziano è un genio in tal senso.

In tempi recenti, Dylan viene utilizzato troppo spesso come uno spettatore della storia. Il Dylan spettatore non lo voglio più vedere. Storie in cui Dylan non fa altro che assistere ad una serie di eventi che gli capitano davanti non appariranno più. Dylan dev’essere centro e motore della storia.

…CONTINUA NELLA PROSSIMA PAGINA…

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11 Commenti

  1. “Io non mi sento inferiore a loro e loro non si sentono superiori a me”…
    Questa frase sintetizza perfettamente la mentalità del Signor Spocchia & Boria.
    Bella l’intervista, comunque. Pessimo l’intervistato.

  2. complimenti a stefano per l’ottima intervista: ben condotta, esauriente a tutto campo…

    sinceramente non ho visto nessuna spocchia o boria nè nella risp citata da te Sergio nè in altre risp date da Mr. Recchioni anzi…

    forse se ci fossero più interviste così ai nostri autori/disegnatori/curatori/editori la nostra percezione nei loro confronti sarebbe diversa e li impareremmo a conoscere meglio e a non travisare quello che dicono scambiandola per la “mitologica” fama che li precede ma soprattutto impareremmo a valutare meglio anche quello che fanno che sia alla bonelli, alla marvel, alla DC o in maniera indipendente…

    max ma Recchioni non sono più o meno una mezza dozzina d’anni che lavora alla Bonelli?

  3. Per me si tratta di semplice consapevolezza e di autostima, cose che in un lavoro del genere non devono mai mancare secondo me. Non dimentichiamoci di cosa è stato capace di scrivere questo grande.

  4. Ciao Domenico,
    La frase la interpreto così: ‘Loro non si considerano superiori a me perché non lo sono e io non mi considero inferiore a loro perché io sono loro superiore’. E’ un’interpretazione soggettiva, certo, ma non credo di sbagliarmi. Questa cosiddetta rockstar del fumetto (peraltro nessuno ha mai stabilito che lo sia, la definizione è sua, per la serie ‘me la canto e me la suono da solo’) è da anni che dal suo blog e da altri lidi sputa sentenze e pontifica su tutto e tutti e mi basta questo per qualificarlo. Ammetto di nutrire un astio viscerale nei confronti di questo soggetto e ciò condiziona il mio giudizio ma tant’è. Fosse per me non gli dedicherei nemmeno mezzo rigo.
    Quanto all’intervento di Fabio Mauro Angeli, dico solo che l’autostima e la consapevolezza mi vanno bene quando si tratta di autori veri e non di mestieranti. Mi vanno bene se gli autori in questione si chiamano Alan Moore o Grant Morrison, tanto per dire, e non un RRobe qualsiasi che io tutto considero tranne che grande. Parliamoci chiaro, ma che ha fatto di grande costui, a parte propinare fumettini commerciali pieni di cliché e di luoghi comuni, per giunta con uno stile di scrittura compiaciuto, autoreferenziale e manierista? Ripeto, è un parere personale e non intendo imporlo a nessuno.
    Non sono nemmeno d’accordo poi sul fatto che gli autori dovrebbero parlare di più e concedere interviste. Forse se le rockstar di turno tacessero una volta tanto, farebbero cosa buona e giusta. Un autore casomai deve far parlare la sua opera.
    Ribadisco che sono condizionato dalla forte antipatia che trovo nei confronti di questo individuo e niente di più. E non aggiungerò altre parole perché gli ho già concesso fin troppa attenzione e non intendo più abbassarmi di livello ragionando sul suo conto. Ciao a tutti.

  5. Non so se sia o meno una stoccatina intenzionale al precedente curatore(e comunque non faccio mai processi alle intenzioni) ma non sottovaluterei uno dei due veri nodi (secondo me) di questa intervista.
    Ovvero “Come sceneggiatore non ho la pretesa di apparire spesso su Dylan Dog. Ho la pretesa di scrivere un paio di storie l’anno e lasciare il lavoro grosso sul mensile agli altri. Quello che farò sarà seguire gli autori, suggerirgli qualche idea, chiedere delle storie specifiche in base alle necessità. Era questo quello che faceva Mauro Marcheselli ed è questo che rendeva Mauro un grandissimo curatore di Dylan Dog.” ovvero l’esatto contrario di quel che ha fatto Gualdoni nella sua gestione: piazzare il più possibile sue storie (mediocri). Curare il lavoro altrui è già di per se (se fatto con criterio) un onere piuttosto impegnativo tra disegni e testi da revisionare e se, come dichiara in questa intervista, ha intenzione di seguire l’esempio di Marcheselli è davvero cosa buona e giusta. Dylan Dog ha innanzitutto bisogno di un buon/ottimo curatore.

  6. E questo è il secondo nodo dell’intervista “Ci sono delle problematiche relative anche ai disegni. Il fatto che l’attenzione e le critiche dei lettori si rivolgano principalmente alle sceneggiature mi fa capire che la qualità dei disegni è comunque apprezzata ma sono sicuro che si possa fare di più e di meglio. Io ho individuato quelli che, per me, sono alcuni problemi. Bisogna riportare l’entusiasmo in taluni disegnatori che, forse, l’hanno perso dopo tanti anni […]Se un disegnatore, dopo vent’anni, non ha più voglia di fare Dylan Dog e vorrebbe andare a fare Tex, forse è il caso che vada a fare Tex.”
    Recchioni centra in pieno IL punto di forza attuale (ma anche in passato) della testata: la qualità altissima dei disegnatori chiamati tracciare a china le avventure dell’Indagatore dell’Incubo. Proprio perché si tratta dell’unico punto di forza rimasto bisogna non solo mantenerlo ma migliorarlo, poiché è evidente che ci sono alcuni disegnatori che non sono affatto a loro agio con Dylan & Co. e vanno spostati altrove (e sopratutto necessitano di una curatela ben più attenta e severa di quella di Gualdoni). La risposta di Recchioni inoltre evidenzia un’attenzione nei confronti del lettore (aka l’acquirente) che uno sceneggiatore, quando assume anche il ruolo di curatore (di team leader se vogliamo renderlo meglio), DEVE possedere. Bisogna raggiungere un risultato e per farlo occorre raccogliere informazioni utili ad identificarlo con precisione. Informazioni che – con gli attuali mezzi a disposizione – una persona di buon senso ha davanti agli occhi (se vuole vederle ,invece di dare come al solito tutta la colpa alla Crisi).

  7. Come volevasi dimostrare. Ho scritto un’opinione e la rockstar sulla sua pagina FB si lamenta del fatto che io l’avrei definito ‘stronzo borioso’. Ai lettori il giudizio. Non mi pare di aver usato il primo termine ma tant’è.
    E ovviamente i suoi lecchini internettiani hanno iniziato a ricoprirmi di offese e contumelie. Comunque, a coloro che mi danno dell’invidioso, vorrei solo dire che non sono un autore di fumetti, non aspiro a lavorare in questo ambito, e di conseguenza cosa dovrei invidiare alla rockstar? Il fatto che si occupi DD? Io nemmeno lo leggo DD così come non leggo Bonelli, sapete quanto me ne frega, care groupies recchioniane.

  8. Io seguo Recchioni da quando ha creato John Doe e Devid Murphy ,buona narrazione ma niente di originale ,troppe citazioni e troppi cliché di genere.
    Poi qualche sua opinione e intervento non mi è piaciuto ,troppo “bravo solo lui”…poi personalmente può essere una persona speciale ,se lo ha scelto Tiziano Sclavi ,ci credo.
    Infatti le storia migliori sono quelle scritte per la Bonelli ,Mater Morbi su tutte ma anche quella del Samurai su Storie,può solo migliorare ed evitare il solito citazionismo che si deve scrollare di dosso.

    Concordo con l’analisi fatta da Recchioni sullo stato attuale di Dylan Dog e spero di un ritorno al passato con storie più orrorifiche e splatter che hanno reso famoso L’Indagatori dell’Incubo…io lo leggo da quando andavo alle medie ,il mio primo fumetto comprato da solo ,che negli ultimi anni ha mollato(continuo ha comprarlo ma rimane nella pila del comodino),perchè diventato troppo fantastico e poco horror.

    Speriamo in una svolta con Recchioni ,me lo auguro anche se avrei preferito il ritorno del mitico Tiziano Sclavi …ma è un incubo che non si avvera ;)

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