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Prometeo volume 5, la recensione del volume conclusivo

Sergio L. Duma 19/04/2016

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Si conclude Prometeo, la saga apocalittica di Christophe Bec e Stefano Raffaele! Cosa succederà all’umanità quando ciò che molti temevano si verifica realmente? Scopritelo in questo ultimo, straordinario capitolo proposto in un nuovo volume della collana Fantastica!

La collana Fantastica di Mondadori Comics propone opere fantascientifiche, horror e fantasy di provenienza francofona e finora i lettori italiani hanno avuto l’opportunità di scoprire materiale di notevole qualità. Naturalmente ci sono lavori superiori alla media ed è senz’altro il caso di Prometeo, saga dalle atmosfere apocalittiche scritta da uno degli sceneggiatori più importanti del panorama bd, l’acclamato Christophe Bec.

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Coloro che hanno letto le uscite precedenti sanno che la vicenda di Prometeo è vasta e complessa, anche grazie a un ampio pantheon di personaggi coinvolti. Alcune parti della trama sono inoltre collocate in ambienti diversi e si svolgono persino in ere differenti. Con questo stratagemma, Bec ha utilizzato una pletora di riferimenti e suggestioni mutuate dai testi sacri, dalla mitologia, dall’esoterismo, dall’ufologia e non mancano influssi della fiction a tematica cospiratoria che va tanto di moda negli ultimi anni.

Tutto è iniziato con una serie di avvenimenti catastrofici verificatisi per dodici giorni consecutivi esattamente alle 13.13. E’ evidente che c’è uno schema e che qualcuno o qualcosa ne sia il responsabile. Hanno cercato di dare una spiegazione scienziati, giornalisti, politici, esponenti delle varie religioni e persino ufologi. In effetti, tutto sembrerebbe essere causato da un insidioso attacco alieno. E questa ultima ipotesi di colpo diventa la più plausibile.

In questo volume che include gli ultimi tre capitoli di Prometeo, si avrà finalmente la risposta. E si può dire, senza sciupare la sorpresa, che gli extraterrestri esistono realmente ma non vengono dallo spazio, come molti tenderebbero a credere. Quando, nel fatidico tredicesimo giorno, gli alieni si manifesteranno, le cose prenderanno una piega impensabile.

Bec scrive un racconto corale, coinvolgente, mettendo insieme tutti gli spunti tematici che avevano contribuito a formare un intricato arazzo narrativo. E lo fa giocando con tanti cliché, senza però risultare risaputo o banale: giornaliste disperate che si sforzano di trovare informazioni; governanti che intuiscono che il mondo così come lo conosciamo è un lontano ricordo; scienziati visionari e così via. E non mancano tremendi cataclismi, sequenze ambientate in epoche passate perfette per un fantasy, catastrofi ed esplosioni.

L’ultimo capitolo funge da epilogo e, con un’ulteriore dimostrazione di abilità, Bec rievoca tanti episodi misteriosi della storia, tutti più o meno collegati alla presenza aliena. Mixa le teorie di Sitchin e di Von Daniken, la leggenda di Kaspar Hauser, la Bibbia, i miti greci e tanto altro ancora, con un’inventiva straordinaria. La sceneggiatura è di gran classe e Bec dosa sapientemente azione ed introspezione.

Prometeo va inoltre segnalato per gli ottimi disegni di Stefano Raffaele. Il suo tratto è fluido, elegante, raffinato e dall’impostazione realistica. Dà il meglio di sé nelle vignette di ampie dimensioni, usate per raffigurare le intimidenti e minacciose flotte di astronavi aliene o gli effetti dei loro attacchi (quella del cratere enorme in Piazza San Pietro è scioccante!). Ma c’è gusto ed efficacia pure nelle inquadrature minuscole e nei primi piani di matrice cinematografica.

Il capitolo conclusivo non è illustrato solo da lui ma da svariati penciler che si occupano delle diverse sequenze collocate nelle varie epoche. C’è una piacevole eterogeneità grafica e tutti gli artisti coinvolti sono di alto livello: Emmanuel Roudier, Stéphane Servain, Laurent Gnoni, Thierry Démarez, Mario Alberti, Elia Bonetti e Ronan Toulhoat. Il loro contributo rende ancora più pregevole una proposta come Prometeo. Da segnalare infine i colori ora intensi e vividi ora foschi e ombrosi del Digikore Studios, con la partecipazione di Servain e Gnoni.

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