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Il Timido Anticristo di Fabbri, Antonucci & Boscarol | Recensione

Claudia Padalino 19/10/2018

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Pericoloso quanto la masturbazione in pubblico. Cattolico avvisato…

… cattolico salvato.

Sempre più lanciatissimi e senza peli sulla lingua, la coppia Antonucci & Fabbri ha fatto della satira religiosa il suo marchio di fabbrica, fin dagli albori delle loro produzioni editoriali non indipendenti. Sbucati nel 2012 con il loro primo albetto, dal semplicissimo titolo Gesù, che vedeva raffigurato un Cristo in copertina con la famosa posa di Uma Thurman nella locandina di Pulp Fiction, i due autori hanno scelto di continuare per quella strada, arrivando fino alla loro ultima irriverente produzione di satira politica Il piccolo führer, talvolta scambiata dal pubblico per una reale produzione letterale di Adolf Hitler.

Con Feltrinelli Comics i due cambiano approccio. Antonucci molla matite e chine a favore del tratto dell’artista (e amico) Maurizio Boscarol, dal «tratto punk, capacità di sintesi perfetta per l’umorismo ed efficacia friulana da vendere» – come afferma lo stesso Antonucci. I due colleghi riscrivono quindi a fumetti il one-man show che Fabbri ha portato in tour per la Penisola.

La storia racconta, colma di umorismo, della vita dello stesso Daniele: figlio di due genitori fortemente cattolici, cresce nella piena assunzione della dottrina cristiano-cattolica.

«Le idee che ti inculcano da bambino ti restano dentro per sempre se non ti attivi per sostituirle. Sono luoghi comuni, frasi fatte che tu lasci là in archivio a prendere la polvere; e quando ti serve qualcosa da dire il tuo cervello le ripesca, e tu hai la sensazione di averle pensate… e invece è solo un eco.»

Denuncia sociale e introspezione nell’animo umano sono gli aspetti che fuoriescono di più dalla narrazione. Nelle fasi della vita corrispondenti all’adolescenza e ai primi momenti della gioventù, ogni persona mette in discussione le proprie idee e quelle inculcategli dal tessuto sociale che lo circonda. Inevitabilmente, viene coinvolta anche la propria credenza religiosa. Daniele Fabbri racconta insomma quello che accade nella mente di molti, soprattutto di chi era cattolico e ha abbandonato l’idea di un Dio onnipotente, onnisciente e contemporaneamente padre, figlio e spirito santo.

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Il cambio di registro narrativo della coppia satirica si nota in maniere evidente: rispetto alle produzioni precedenti, il racconto è più morbido, la satira più comprensibile e delicata, oltre a essere più diluita nel formato graphic novel, affrontato per la prima volta dalla coppia di scrittori.

La riscrittura in chiave fumettistica di uno spettacolo satirico si adagia comodamente su carta e viene supportata dall’aiuto di una spalla “comica” del personaggio di Antonucci, che salva in corner la battuta e la allunga fino alla battuta di chiusura di ogni capitolo, firma indelebile dei due autori. Il tratto di Boscarol si accompagna perfettamente alla narrazione, essendo di natura “comica”, e non fa rimpiangere assolutamente i disegni del disegnatore abruzzese. Seduti al tavolino di un bar, Daniele confida a un irriverente e realista spalla come Stefano Antonucci i suoi trascorsi, facendo sì che anche le persone intorno a loro possano partecipare all’eterna discussione, confermando o smentendo le tesi esposte dai due.

Tra uno spritz e due tarallini, quelle che possono essere chiacchiere da bar si trasformano in una divertente lettura delle difficoltà dei non credenti nel rapportarsi alle granitiche convinzioni dei credenti praticanti.

Una fotografia della situazione attuale sulla satira religiosa, che fa ridere, riflettere e (perché no) insegnare a mettere costantemente il proprio credo in discussione.

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