Cobra Kai Stagione 3 è finalmente disponibile su Netflix. Una delle migliori serie degli ultimi anni è chiamata a confermare l’incredibile successo, dettato anche dal passaparola di pochi temerari che scoprirono le prime due stagione sull’ormai defunto YouTube Red e riproposte negli scorsi mesi su Netflix.

Cobra Kai Stagione 3 – dove eravamo rimasti?

In Cobra Kai Stagione 1 – trovate QUI la nostra recensione – sono passati 34 anni dagli eventi del primo film. Daniel LaRusso (Ralph Macchio) è un uomo d’affari di successo, vende auto di lusso, ha una casa splendida e una famiglia affiatata. Johnny Lawrence (William Zabka) è sul lastrico e si dà da fare come tuttofare. Il primo vive nel presente, il secondo guarda con nostalgia al passato.

Le loro strade si rincontreranno presto: Johnny salva infatti il giovane Miguel, appena arrivato in California, da una gruppo di bulli. Ubriaco viene però tamponato da un gruppo di ragazzine scoprendo, la mattina dopo, che la sua auto è stata portato in una delle officine di Daniel che non risparmia battutine al rivale di un tempo. Riaccesasi la rivalità quindi Johnny decide di cedere alla pressioni di Miguel e diventare il suo maestro riaprendo il Cobra Kai Dojo. Appresa la notizia della riapertura Daniel cerca di mettere in tutti i modi i bastoni fra le ruote del povero Johnny che dal canto suo deve lavorare con una massa di “nerd” e “falliti”.

Anche Daniel inizia però a sentire nostalgia dei tempi passati trovando in un volenteroso stagista della sua concessionaria, Robby, un insospettabile allievo che cela un segreto… è il figlio di Johnny! Intanto Miguel è diventato l’allievo #1 di Johnny e preso coraggio decide di affrontare i bulli a scuola difendendo la bella Sam, la figlia di Daniel, ma una serie di sfortunati eventi e la presenza di Robby in casa fanno degenerare il nascente rapporto fra i due in concomitanza con il mitico Torneo All Valley Karate. Il finale sarà amaro sia per Miguel che per Robby ma soprattutto per lo stesso Johnny, che vedrà affiorare dal suo passato un pericoloso fantasma. L’unico rinvigorito sembra Daniel che ha trovato un nuovo equilibrio nella sua vita.

In Cobra Kai Stagione 2 – trovate QUI la nostra recensione – Miguel e il rinnovato Cobra Kai di Johnny Lawrence avevano vinto il torneo All Valley Karate seppur in maniera tutt’altro che pulita e questo aveva spinto proprio Daniel a rimettere in piedi il Miyagi-Do per proseguire l’allenamento di Robby e insegnare un karate dall’approccio diverso da quello del Cobra Kai.

Johnny intanto aveva ricevuto una visita inaspettata, il ritorno del suo sensei ovvero lo spietato John Creese.

L’estate californiana aveva alimentato la rivalità fra Cobra Kai e Miyagi-Do. I primi, galvanizzati dalla vittoria del torneo e dall’estrema popolarità, avevano iniziato a subire la cattiva influenze di Kreese che aveva preso sotto la sua ala il giovane Hawk. Il Miyagi-Do di contro aveva dovuto fare i conti con l’assenza di allievi. Daniel infatti, inizialmente, si era concentrato sulla figlia Sam e suo suo pupillo Robby.

Dopo il torneo inoltre Sam e Miguel avevano rotto e la presenza di Robby in casa, trasferitosi dai LaRusso, aveva aumentato l’attrazione della ragazza per quest’ultimo. Miguel invece era stato accalappiato dalla selvaggia Tory, appena iscrittasi al Cobra Kai.

Questi incroci amorosi erano stati la scintilla che aveva fatto deflagrare la tensione, trascinatasi per tutta l’estate, in un drammatico finale culminato nello scontro fra le due fazione per i corridoi della scuola. 

Cobra Kai Stagione 3 – round 3, fight

Con Miguel in coma in un letto d’ospedale e Robby in fuga essendo stato materialmente colui che con un calcio l’aveva fatto precipitare dalle scale la situazione è a dir poco fuori controllo.

Mentre Miguel inizia la sua lenta ma inesorabile ripresa e Daniel deve affrontare la cattiva pubblicità che l’incidente ha portato alla sua attività, Kreese approfitta della situazione per estendere la sua influenza su quelli che sono diventati ormai i suoi studenti e di riflesso l’egemonia del Cobra Kai sulla città.

Johnny è ossessionato dal riparare la situazione in cui ha cacciato Miguel seppure i suoi tentativi sono come al solito surreali mente Daniel vola in Giappone nella speranza di non perdere un importante contratto di lavoro. Il viaggio inoltre è l’occasione per tornare ad Okinawa dove anni più di 30 anni prima era stato in visita con mister Miyagi e dove non mancherà di incontrare alcune vecchie conoscenze e scoprire qualche segreto sul Miyagi-Do.

In città la situazione è tesa. Kreese inizia una campagna di reclutamento molto aggressiva e a farne le spese sono i membri più deboli del Cobra Kai che manca di bullizzare a scuola o dove capita quello che resta del Miyagi-Do Dojo e in particolare Sam, rimasta fortemente traumatizzata dall’incidente di Miguel, che viene presa di mira da Tori.

Dopo aver scongiurato la cancellazione dell’All-Valley Karate Tournament ritenuto foriero di divisioni all’interno della comunità, in città giunge un’altra vecchia conoscenza di Daniel e Johnny.

È una occasione troppo ghiotta e Kreese approfitta della distrazione degli adulti per scatenare i suoi giovani allievi ma non dopo averli prontamente aizzati a dovere cavalcando i loro sentimenti adolescenziali.

C’è solo un modo di terminare questa rivalità, diventata a 3, definitivamente: il torneo. Ma siamo solo a Natale e l’estate è ancora lontana… si prospetta un anno di duri allenamenti!

Cobra Kai Stagione 3 – karate Footloose

Cobra Kai Stagione 3 risulta fisiologicamente meno fresca e urgente delle precedenti due stagioni, ma più ragionata per un plot che è già rivolto inevitabilmente alla quarta stagione già confermata.

Ciò non toglie che siamo sempre di fronte ad una delle serie meglio scritte degli ultimi anni e che in questa terza stagione si appoggia fortemente sull’umore e sugli stati d’animo dei protagonisti sia adulti che adolescenti in maniera puntuale, forse in qualche passaggio un po’ scontata, ma mai stucchevole.

In barba ad un politically correct che sta lentamente ma inesorabilmente edulcorando tutte le forme di intrattenimento Cobra Kai Stagione 3 risulta ancora fortemente genuina ma anche ingenua quanto basta per risultare avvincente e spettacolare.

C’è una mitologia da cui attingere a piene mani (i 2 sequel del film originale) che viene tirata in ballo al momento opportuno e in maniera altrettanto utile a far progredire un plot che, per quanto ancorato ai dettami di un teen drama, riesce anche a ricavare ora qualche strizzata d’occhio ai grandi capisaldi del cinema di arti marziali ora qualche citazione ottantiana mai scontata o qualche momento comico mai stupido o fine a sé stesso.

Cobra Kai Stagione 3 è una macchina ben oliata che pur non viaggiando allo stesso ritmo delle stagioni precedenti riesce a ricavarsi una tensione palpabile che rende la visione tanto vibrante quanto interessante.

Gli sceneggiatori compiono un incredibile gioco di sovrapposizioni e “scatole cinesi”. Intrecciano il presente e il passato dei personaggio, adulti e adolescenti, li fanno interagire di modo da dare sempre punti di vista “nuovi” alle vicende, non si perdono in inutili “spiegoni” anche nei momenti, inevitabili, di buoni sentimenti né si tirano indietro nel mostrare le debolezze dei protagonisti.

In questo senso è interessante notare come questa stagione giochi da un lato con una analessi, seppur in maniera diametralmente opposta, riguardante i due sensei più anziani (Miyagi e Kreese) dando loro un nuovo contesto e dall’altra con temi attuali come il bullismo e la sempreverde ricerca della fiducia in sé stessi.

Ma per quanto ingenua Cobra Kai Stagione 3 è una serie solida e ben strutturata che, giocando con il continuo capovolgimento dei ruoli, crea, o meglio inizia a cesellare, antagonisti credibili e concreti che travalicano il più classico degli adagi “i nostri peggiori nemici siamo noi stessi”.

È questa concretezza, di personaggio e situazioni, in fondo quello che rende Cobra Kai una delle migliori serie TV in circolazione.

Menzione d’onore per le semplici ma credibili coreografie delle sequenze di combattimento che risultano sempre precise. Ottima anche la regia in questo senso che, senza mai strafare, gioca con movimenti di camera tipici della nuova scuola del cinema di movimento (spazi angusti, camere che ruotano intorno all’azione, molto dinamismo negli scambi). Non si gira in funzione delle scene d’azione, anzi si cerca di mantenere una narrazione vivace e che dia il giusto spazio a tutti i personaggi, ma quando ci sono queste vengono esaltate a dovere.

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