E fu così che arrivò il terzo giorno, il terzo albo, la terza apparizione di Mana Cerace. Il figlio dell’Oscurità e di Claudio Chiaverotti sta per salutare il ciclo ad esso dedicato con Dylan Dog 411, “Il terzo giorno” (appunto).

Dylan è ricoverato in ospedale, dopo aver ricevuto una ferita quasi letale da Kimberly Adams. Mentre cerca di riprendersi il più in fretta possibile, in tutta Londra sovrasta il terrore dell’ombra che uccide. Crane continua a mietere vittime innocenti e parallelamente Kimberly continua a vendicarsi di tutti coloro che le hanno arrecato dolore negli anni passati.

Ma un male interno al suo corpo, forte quanto l’oscurità, si fa strada e tenta di separare i due amanti. Kimberly ha un cancro che la sta divorando dall’interno ed è ormai a uno stadio avanzato. Questo problema rischia di separare i due innamorati, a meno che lei non perda completamente la sua componente umana…

Dylan Dog 411 - Il terzo giorno - Recensione

Dylan Dog 411 – Si chiude il buio

Le storie d’amore, si sa, percorrono sempre un iter travagliato prima di arrivare al “vissero tutti felici e contenti”. Ma quando si tratta di amore oscuro, che nasce e cresce all’interno di un mondo fatto di tenebra è difficile scommettere sull’esito della storia.

In Dylan Dog 411 – “Il terzo giorno” seguiamo principalmente Kimberly Adams e il suo lento discendere verso le tenebre, per compiacere se stessa e l’unico “uomo” che abbia amato davvero. Dall’altra parte, un Dylan Dog pallido come un cencio cerca di sconfiggere Mana Cerace e rispedirlo nell’oblio. Grazie all’aiuto di Ghost e ai libri posseduti dal committente del caso, ovvero Badland, Dylan sconfigge Crane grazie alla luce. Ma sarà davvero andata così?

Amore e morte, luce e ombra, giusto e ingiusto: un albo pieno di dualismi, di conflitti eterni che continueranno a non risolversi (o a risolversi parzialmente) tra le pagine della serie horror targata Sergio Bonelli Editore. Claudio Chiaverotti ha dato alla sua “creatura” un sentimento che lacera il petto e la mente al pari dell’oscurità, e lo ha fatto tornare più umano, meno bestiale, a lottare per un desiderio invece di uccidere chicchessia solo per puro gusto di farlo.

E a dare man forte a queste lotte tra i grandi elementi che sostengono il Mondo, ci sono Piero Dall’Agnol e Francesco Cattani. I disegni del primo sono distorti e limpidi, delineati solo da fasci di luce, mentre il secondo, con le sue chine colme e oscure, costruisce le ombre intorno ai personaggi e li avvolge in un abbraccio mortale. Il dualismo luce-ombra in questo albo è protagonista più dei protagonisti stessi.

La cover di Dylan Dog 411 è azzeccata sotto tutti i punti di vista, soprattutto nel colore. Gigi Cavenago rappresenta con un verde “vomito” un essere ripugnante come Mana Cerace, meschino a tal punto di presentarsi con un coltellaccio alle spalle dell’indagatore dell’incubo. Intorno a sé, ombre che fuoriescono dalle tenebre e, tra queste, il volto oscuro di Madre Tenebra.

Mana Cerace ci abbandona, forse per sempre o forse no, chissà. Forse per chiamarlo basterà recitare di nuovo “Se nel buio tutto tace, sentirai Mana Cerace/ arrivar senza rumore, con il passo del terrore…”

Proviamo?

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