Ciò che The Boys, fiore all’occhiello seriale di Amazon Prime Video, ha fatto in questi due anni è stato dare una nuova chiave di lettura, una e propria decostruzione, del mito del supereroe (e dell’eroe). Ora che la serie torna dal 4 settembre con la seconda stagione (qui la nostra recensione no spoiler dei primi tre episodi) ci è sembrato doveroso guardare indietro al personaggio più complesso, carismatico e orribile della serie: Patriota (in originale Homelander), nato dalla penna e dalle matite del graphic novel omonimo di Garth Ennis e Darick Robertson che ha ispirato la serie e adattato per la tv da Eric Kripke, interpretato da Antony Starr.

The Boys, prima sulla carta e poi sullo schermo, ha mostrato i (super)eroi sotto una luce inedita, cruda e spietata: e se fossero loro i veri villain della storia? Sopraffatti dal proprio potere e dal proprio ego, in una società che li celebra come star con tanto di social, gossip e via dicendo, il rischio di passare “dall’altra parte” e sentirsi Dio è molto vicino. Una ferocissima critica alla società contemporanea e all’importanza data più all’apparenza che alla sostanza.

In questo scenario e contesto l’emblema di ciò che un supereroe non dovrebbe essere è proprio il leader dei Seven, il gruppo di supereroi al centro della storia, che i The Boys cercano di “smascherare” per gli anti-eroi che sono in realtà.

Il Miglior Social Player dei Sette

Che lo vogliate chiamare Homelander, come in originale, o Patriota, il leader dei Sette è un incrocio fra Superman e Captain America per i suoi poteri, per il suo patriottismo agli eccessi e per essere la bussola morale del gruppo. O almeno questo è quello che accade davanti alle telecamere, perché quando non è ripreso mostra la sua vera natura. C’è l’orrore più sfrenato (nel senso proprio di fuori controllo) in ciò che fa, mascherato da una calma controllata quasi psicolabile davanti alle persone.

Abuso di potere, omicidi a sangue freddo, rapporto morboso con il sesso sono solo alcune delle caratteristiche che Antony Starr ha meravigliosamente portato sullo schermo. Tutte le sfaccettature che dalla sceneggiatura Starr riesce a infondere al proprio personaggio sono da applausi. Fin dallo sguardo, magnetico e al tempo stesso inquietante, traspare un supereroe che soffre di traumi passati e che per questo vuole prendersi ogni possibile rivincita sugli altri, soprattutto sul genere umano.

E’ anche il miglior social player del gruppo, quello che più di altri sa sfruttare a proprio vantaggio una situazione, una persona, soprattutto davanti alle telecamere e sui social media. Tutti devono pensare il meglio di lui, perché è il leader carismatico, l’esempio da seguire, deve essere l’eroe di tutti.

La Vought, Madelyn Stillwell e Queen Maeve

Il rapporto di Patriota/Homelander con Madelyn Stillwell (Elisabeth Shue) la responsabile di Vought, l’azienda che “controlla” i supereroi o meglio ne controlla il brand, è uno tra i più perversi e malsani mai visti in tv. A metà strada fra una relazione cougar-toy boy e madre-figlio, lui vorrebbe a tutti i costi l’amore della donna e il suo rispetto, eppure spesso si ferma al lato inquietante del voujerismo e feticismo, di ciò che desidera ma non può avere veramente (nella premiere della seconda stagione beve un bicchiere di latte materno rimasto pompato da Madelyn).

Non è l’unico rapporto malsano con l’altro sesso. Pensiamo a Queen Maeve (Dominique McElligott), sua ex che non può dichiarare chi ama davvero perché non intaccherebbe solo il proprio brand (che fa il verso a Wonder Woman) ma anche perché la reazione di Patriota potrebbe essere più quella di un bambino a cui hanno portato via il giocattolo, che di quella di un uomo adulto consapevole dei sentimenti degli altri, e non solo dei propri. Un bambino che però ha dalla sua anche dei poteri smisurati e pericolosi, se diretti verso il bersaglio sbagliato (e con gli intenti sbagliati), come già dimostrato nella prima stagione.

Tranquilli, non vi spoileriamo, dicendovi che nella seconda stagione vedremo Homelander alle prese con due pericolose (per gli altri) consapevolezze. La prima, il fatto che la droga Compund V sia alla base del suoi poteri e che quindi non sia un “volere di Dio.” Proprio lui che ha un ego sfrenato, che viaggia tra il maschilista dominante e il sottomesso, proprio lui che crede che i supereroi siano dèi scesi in Terra, proprio lui che si sente comunque alla stregua di un Dio.

La Festa del Papà di Patriota

C’è anche il ruolo di maggior leadership che vorrebbe assumere alla Vought ma la new entry Giancarlo Esposito a capo della Vought non gli renderà le cose facili. E nemmeno la new entry dei Supes/Seven Stormfront (Aya Cash), una ragazza indipendente e senza peli sulla lingua, che non ha paura di sporcarsi le mani per emergere nel gruppo, e che è un altrettanto pericolosa (per Patriota) affermata social player.

Seconda, il suo nuovo ruolo di padre. Padre del figlio di Becca (Shantel VanSanten), la rediviva moglie di Butcher, che Patriota vorrebbe imparare a conoscere. Si dimostra però l’ennesima occasione per lui di dimostrare la propria non-umanità, volendo bruciare le tappe, la colazione insieme, rimboccargli le coperte, giocare insieme a baseball nel cortile di “casa”, essere chiamato quasi subito “papà” e che il figlio gli dica quanto “gli vuole bene”. Le conseguenze per un comportamento così sociopatico, misto ai poteri di Homelander, non potranno che essere disastrose.

Ancora una volta basta uno sguardo di Antony Starr a delineare le mille sensazioni contrastanti che l’uomo prova verso chi gli sta intorno e verso chi continua a minare la sua autorità. Come leader, come padre, come supereroe, come brand, come uomo. C’è da augurarsi in questo caso che il motto “tale padre, tale figlio” non valga, dato che l’intento principale di Patriota è far emergere i poteri del figlio anche per poterlo sentire più vicino a se. Per poterlo sentire, e sentirsi, il supereroe che tutti vorrebbero essere.

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