20 anni di Naruto: i 5 migliori personaggi maschili

Pubblicato il 10 Giugno 2020 alle 11:00

Nel lontano 1999 debuttava tra le pagine di Weekly Shonen Jump, precisamente nel numero 43, una delle opere che avrebbe da lì a poco aperto nuovi orizzonti, nuove frontiere dell’intrattenimento manga e anime, nuovi scenari narrativi e ispirato la nuova generazione del fenomeno del fumetto giapponese, nuovi successi editoriali e, soprattutto, avrebbe appassionato milioni di persone in tutto il mondo: nel lontano 1999 nasceva Naruto.

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Dalla mente geniale di Masashi Kishimoto, che ne ha curato storia e disegni per ben 15 anni di serializzazione settimanale, Naruto è stato il pilastro di Weekly Shonen Jump dei primi anni 2000 guadagnandosi la nomea di “Big Three” assieme a Bleach di Tite Kubo e One Piece di Eiichiro Oda.

Tra scontri, jutsu e sceneggiatura variegata, impattante, sentimentale, viscerale, infarciti da stilemi tipici della cultura nipponica accomunati alle figure dei ninja, Naruto è stato un punto di riferimento per i lettori.

Naruto ha offerto tante emozioni, insegnato e aiutato molta gente a risollevarsi dal proprio destino per migliorarsi sempre. La storia, secondo la concezione del maestro Kishimoto, era quella di trasmettere il messaggio di cambiare il proprio destino avverso in qualcosa di sensazionale muovendosi con l’amore e la comprensione reciproca.

Con questo dogma come base forte e costante, il punto di forza lo hanno apportato gli archi narrativi e i personaggi variegati… che, come noto, ve ne sono davvero a bizzeffe.

Naruto si è concluso nel 2014, ma oggi, dopo 6 anni, ci manca più che mai. L’opera ha compiuto i suoi 20 anni, pertanto in questo speciale celebrativo vi parliamo con una classifica imparziale (uno shinobi non pregiudicherà la forza di altri) dei cinque migliori personaggi maschili (non necessariamente debbano essere forti, pertanto).

Sarà complesso sviscerare il roster proposto da Kishimoto-sensei, ma proveremo ad accontentare tutti. Buona lettura, ninja!

GAI MAITO

Gai Maito è uno dei ninja più forti e preparati nelle arti marziali (Taijutsu) all’interno del mondo di Naruto.

Jonin prolifico e rapido dal punto di vista delle azioni di combattimento, ha cresciuto sotto la sua ala un ragazzino che avrebbe preso praticamente non solo le sue sembianze, ma ne avrebbe anche ereditato coraggio, forza e abilità: Rock Lee. Questa è la più grande conquista per la Bestia Verde della Foglia.

Coraggioso e particolarmente feroce nei momenti che maggiormente lo richiedono, Gai si è dimostrato più e più volte decisivo in battaglia in particolar modo contro l’Organizzazione Alba, ma soprattutto nell’affrontare il temibile e leggendario villain (quasi finale) Madara Uchiha.

Nel corso della Quarta Guerra Mondiale dei Ninja, difatti, grazie al potere dell’Apertura delle Otto Porte del Chakra, Gai mette a dura prova l’Uchiha (Eremita delle Sei Vie) tanto che quest’ultimo, senza esitazione, lo definisce come l’uomo più abile che abbia mai affrontato dopo il Dio dei Ninja, Hashirama Senju (Il Primo Hokage).

ITACHI UCHIHA

La quintessenza del vivere per l’amore e per il sacrificio si materializza nelle gesta di questo giovane uomo, maledetto, ma benedetto dall’esistenza del fratellino Sasuke Uchiha.

Fin dalla nascita Itachi si è dimostrato caparbio, abile, scaltro, intelligente, calcolatore, sadico, profondo, suicida… fino a rivelare la sua vera identità: un uomo con un grandissimo cuore e con un limpido coraggio tale da saper affrontare l’oscurità del sistema dentro cui viveva per proteggere il bene nell’ombra.

Itachi ha decimato il suo stesso clan, ormai marcio dall’interno, per il bene del Villaggio e per questo gesto si è fatto odiare, disonorare, dimenticare. In cuor suo, tuttavia, sapeva di aver firmato la condanna a morte e non vedeva l’ora arrivasse per mano di colui che ha sempre protetto, l’unica ragione di vita, Sasuke.

Il compianto Uchiha era abile in tutte le tecniche ninja e possedeva una grande conoscenza di esse. Il suo Sharingan era tra i più forti e meglio sviluppati tanto da saper fronteggiare i suoi avversari con assoluta calma e risolutezza.

Un genio, in sostanza, in tutte le sue forme. Sin da piccolo era già un rango Jonin e la sua intelligenza rasentava il prodigio. Anche nella morte continuava a vegliare sul suo fratellino, nella speranza che compisse una scelta di salvezza e non di oscurità. Per non commettere gli stessi errori in altre parole.

E anche nella morte, Itachi vive in Sasuke mediante il trapianto del Mangekyo Sharingan avvenuto dopo la sua morte.

Un personaggio prodigio, cristallino.

SHIKAMARU NARA

Lo stratega più annoiato della storia degli strateghi non poteva non finire tra i migliori di tutta l’epopea di Naruto.

Egli stesso desiderava una vita normale, una paga e un lavoro dignitosi e una bella famiglia da accudire sino ad una morte naturale. Solitamente i suoi piani vanno a buon fine, ma quest’ultimo ha subito qualche intoppo.

Shikamaru ricopre un ruolo chiave nell’amministrazione governativa del Villaggio della Foglia e non a caso è il braccio destro e consigliere del Settimo Hokage, Naruto Uzumaki. Tutt’altro che lavoro normale, quindi.

Nato come l’erede dell’Ino-Shika-Cho, Shikamaru merita il ruolo di “migliore” in quanto uno dei primi a non covare stereotipi o pregiudizi verso la figura demoniaca di Naruto. Shikamaru lo accoglie nella sua stretta cerchia e non se ne priverà più. Entrambi hanno perso affetti a loro cari, Asuma e Jiraiya, e proprio dal loro dolore si è rafforzata l’unione.

Shikamaru rinasce dalle cenerei dopo la morte di Asuma-sensei (uno che di ceneri ne ha viste tante considerando il vizio del fumo) e seppellisce vivo, con la sua estrema calma ed intelligenza chirurgica, uno certo immortale dell’Organizzazione Alba di nome Hidan.

Da quell’istante comincia l’età adulta di Shikamaru che avrà un ruolo determinante in Guerra fino a divenire l’autorevole braccio destro dell’Hokage Naruto… e sappiamo bene che Naruto non potrebbe farne a meno.

OROCHIMARU

Uno dei Tre Ninja Leggendari, Orochimaru, si merita il posto tra i migliori personaggi semplicemente per la sua assurda, folle e macabra volontà di saperne una più del diavolo, in ogni occasione.

Colui la cui realtà si rispecchia nell’immortalità ha soggiogato la sua stessa vita per creare un Santuario dove tutto può essere possibile: morte, resurrezione, incarnazione.

Letale e calcolatore come un verso serpente, Orochimaru plasma il suo futuro sin da giovane comprendendo il dolore nel mondo. Desidera conoscere tutto, stravolgere tutto, fare suo tutto. Desidera essere il padrone di ciò che vuole e non si ferma davanti a nulla fino a che non lo agguanta. Un essere paziente e che alla fine la spunta.

Orochimaru comprende fin da subito che non può avere tutto con un corpo limitato, tuttavia, pertanto cerca e ottiene l’immortalità mediante l’incarnazione di nuovi corpi sempre più freschi e potenti.

Prima uomo, poi donna, poi ancora uomo, il pensiero fisso del Ninja Leggendario diviene lo Sharingan e pertanto desidera avere suo il corpo del talentuoso Sasuke Uchiha… tuttavia non riuscendoci dal momento che sarà quest’ultimo a possederlo per una breve parentesi.

Orochimaru trova la morte per mano della sua preda, ma le sue conoscenze sono fondamentali per trovare uno spiraglio di vittoria nel corso della Quarta Guerra resuscitando gli Hokage del passato.

Tornato in vita nel corso della guerra e con la consapevolezza di aver ottenuto un grande numero di informazioni, tecniche e conoscenze affidandosi all’eterna giovinezza garantita dal suo corpo mutabile, Orochimaru decide di vivere lasciandosi trasportare dalle novità dei venti futuri… fino a dare vita ad una nuova generazione che diventi sua erede e che prende il nome di Mitsuki.

PAIN

Ed è qui che la nemesi, ci permettiamo di dichiarare, di Masashi Kishimoto (ancor prima di Naruto Uzumaki) si materializza.

Pain è il villain più rappresentativo della serie, meglio descritto, meglio concepito e, soprattutto, un villain che agisce con un obiettivo preciso, deciso, non conforme alla cerchia comune dei villain dei fumetti.

Egli non è capace di intendere e di volere, bensì agisce sotto la volontà di Nagato Uzumaki, un ninja del Villaggio della Pioggia che ha perso tutto fin da piccolo. La vita di quest’ultimo cambia radicalmente con gli insegnamenti di Jiraiya, ma la situazione precipita con la morte del migliore amico Yahiko il cui cadavere diverrà il Pain di cui parliamo.

Pain ha conosciuto il vero dolore, la disperazione, ma non ha saputo rialzarsi dalle ceneri preferendo creare l’Organizzazione Alba con lo scopo di generare un mondo utopico dove tutti i sogni si possono realizzare.

Questo sogno viene infranto da Naruto Uzumaki che, sebbene le nette somiglianze con Nagato (anche Naruto ha perso i genitori e ha avuto Jiraiya come maestro), gli insegna che l’approccio ad un mondo reale di amore e di comprensione può esistere.

Naruto è la perfetta rappresentazione della speranza di Kishimoto come persona, mentre Pain è il dolore dell’autore stesso. I due personaggi sono i caratteri dell’autore che si scontrano, ed ecco perchè Pain è la perfetta rappresentazione della controparte villain del manga, poichè è il dolore dell’autore (Kishimoto ha sofferto sul serio nella scrittura dell’arco narrativo di Pain).

Dal punto di vista delle abilità ninja Pain, supportato da Nagato, vanta gli insegnamenti di Jiraiya, ma, soprattutto, si poggia sul grande supporto del Rinnegan le cui potenzialità sono estremamente devastanti tanto da distruggere in un solo colpo il Villaggio della Foglia.

Sarà in seguito Naruto a fermare le intenzioni di Pain, ma la sua psicologia e interiorità di pensiero riecheggiano ancora dopo tanti anni tra le preferenze degli appassionati.

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