Moryo’s Box vol. 1 – Recensione

Pubblicato il 30 Maggio 2012 alle 10:49

Arriva in Italia “Moryo’s Box” manga a tinte cupe che intreccia le atmosfere horror e quelle thriller per un’opera ibrida che mescola soprannaturale e realtà nel Giappone dell’era Showa.

Autore: Natsuhiko Kyogoku (storia originale), Aki Shimizu (disegni)

Editore: Star Comics

Provenienza: Giappone, 2007

Target: seinen

Genere: horror, thriller

Prezzo: € 5,90

Anno di pubblicazione: 2012

 


Giappone, era Showa. La giovane Yoriko Kusumoto è una studentessa timida, spesso emarginata dal resto della classe, che nutre una profonda e morbosa ammirazione per la misteriosa Kanako Suzuki, l’unica ragazza che sembra voler accettare la sua amicizia.

Il legame tra le due studentesse si fa via via sempre più forte, finchè Kanako, davanti agli occhi di Yoriko, finisce investita da un treno, mentre le due si preparavano a prendere la corsa notturna per vedere il chiaro di luna riflesso nel lago.

Iniziano così le difficili indagini della polizia per chiarire la dinamica dell’incidente, mentre l’ossessione di Yoriko per Kanako si fa sempre più grande, e affiorano gli inquietanti segreti della famiglia Suzuki…

Star Comics arricchisce il suo parco titoli con il seinen “Moryo’s Box” (Mouryo No Hako) trasposizione a fumetti in cinque volumi dell’omonimo romanzo del 1995 di Natsuhiko Kyogoku, affidata alle matite di Aki Shimizu. Attualmente in Giappone è in corso di serializzazione il sequel, dal titolo “Kyoukotsu No Yume”. I romanzi da cui è tratta quest’opera fanno parte della serie “Kyougokudou”.

Lo stile della Shimizu, dal segno non sempre pulito si confà pienamente alle atmosfere di questo titolo, che attingono al genere horror per poi intrecciarsi in modo più deciso con quelle del thriller. L’uso dei bianchi e dei neri netti, con luci spesso artificiali, la caratterizzazione grafica dei protagonisti e le scelte di regia sono impiegati in modo coerente con il tipo di storia, seppur con alcuni elementi che presentano delle incongruenze, come ad esempio le caratterizzazioni squisitamente umoristiche di alcuni personaggi. Un fattore, questo, che si rivela comunque funzionale alla creazione di un clima stagnante e distorto, quale è quello in cui si svolgono le vicende.

Questo primo volume si articola in due capitoli, di cui il primo rischia di spiazzare il lettore, soffrendo di una narrazione frammentaria, che gioca con i diversi piani temporali rendendo a tratti difficile distinguere il piano simbolico e soprannaturale da quello più concreto dello svolgimento della trama. Allo stesso modo, non è sempre immediatamente riconoscibile la voce narrante.

A partire dal secondo atto, fortunatamente, il lettore è confortato da una maggiore organicità del racconto, che vira con decisione verso la struttura di un mistery a tinte cupe, rendendo più semplice seguire il filo delle vicende, costruite in modo tale da lasciare in sospeso la lettura, invitando a proseguire.

L’edizione italiana che propone Star Comics è quella dei volumi da fumetteria di grande formato, con sovraccoperta, per albi da 240 pagine in bianco e nero e con otto tavole a colori su carta ordinaria. Buona la resa dei neri, eccessivamente scura la resa in bianco e nero delle tavole a colori di apertura del secondo capitolo. Gli adattamenti sono sempre scorrevoli. Le onomatopee non sono state adattate, optando per il mantenimento dei kana, accompagnati dalla trascrizione in romaji.

“Moryo’s box” si rivela in conclusione una lettura che promette bene, coniugando topoi classici del genere horror (le bambole, le ossessioni, il tema della reincarnazione) con gli elementi del thriller, dando vita a un’opera ibrida che si mantiene classica nelle sue linee di fondo, e che potrebbe promettere uno svolgimento interessante in grado di restituire un senso compiuto alla parte iniziale, verbosa e confusionaria. Un manga da leggere in prospettiva.


VOTO: 7- 

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