Robinson Crusoe di Christophe Gaultier | Recensione

A 300 anni dalla pubblicazione del romanzo, l’avventura del borghese Robinson Crusoe su un’isola deserta viene riprodotta a fumetti da Christophe Gaultier.

Parlando di romanzi d’avventura, la mente di ogni persona con conoscenze base della storia della letteratura non può che viaggiare verso il XVIII secolo e, precisamente, nel 1719: il 25 aprile di 300 anni fa, veniva infatti pubblicato The Life and Strange Surprising Adventures of Robinson Crusoe di Daniel Defoe ,quel romanzo che tutti noi oggi conosciamo semplicemente come Robinson Crusoe e che, per la sua importanza, non può che essere considerato il “padre” dei romanzi d’avventura o, per i più audaci, addirittura il capostipite dei romanzi moderni. A tre secoli di distanza, l’artista Christophe Gaultier (conosciuto per il suo lavoro nel campo dell’animazione e per il lavoro sul lungometraggio Appuntamento a Belleville, nominato a due Oscar) ripropone le avventure del borghese inglese a fumetti, che i lettori italiani possono leggere grazie all’edizione Tunué.

SPIRITO D’AVVENTURA

Come in molti sanno, quella di Robinson Crusoe è una storia di viaggi e d’avventure: nato da una famiglia borghese inglese, che lo vorrebbe avvocato, Robinson sente profondamente il desiderio di ricercare la sua realizzazione nell’esplorazione, piuttosto che in una comoda e rispettabile vita agiata imposta dalla società in cui vive.

Decide così di imbarcarsi e, tra la sua inesperienza, la presunta malasorte abbattutasi su di lui e le condizioni climatiche avverse, incontra un primo imprevisto che lo porta nel Nuovo Mondo, l’America. Ma non sarà quella la destinazione finale del suo viaggio: nuovamente partito per mare, per motivi commerciali indotti dall’attività iniziata nel frattempo nel nuovo continente, subirà insieme al resto dei compagni un  naufragio, di cui resterà l’unico sopravvissuto. Trascinato dal mare su un’isola apparentemente inabitata, Crusoe scoprirà se stesso e un nuovo modo di vivere, allo stesso tempo così simile e così diverso da quello a cui è sempre stato abituato.

SCOPRIRE SE STESSI

Nell’omaggiare un capolavoro della letteratura mondiale (di cui è un evidente segno la riproduzione, ad inizio opera, del frontespizio della prima edizione), Christophe Gaultier riproduce nel fumetto tutto il senso d’infelicità dato dal credere che, solo attraverso la realizzazione economica, si possa veramente raggiungere la felicità: da solo su quella che chiama la “sua” isola, Robinson scoprirà un nuovo modo di vivere, di riflettere, di interagire con la propria interiorità e spiritualità, lontano da quell’etica borghese che la storia stava imponendo nella sua terra d’origine.

Sebbene dunque, sostanzialmente, la storia sia quella conosciuta da grandi e piccini in tutto il mondo, è bene soffermarsi, nel fumetto, sulla realizzazione grafica: lo stile del disegno, sin dal primo impatto che il lettore ha con le immagini, risulta semplice, “primordiale” e anche spaziante, non propriamente all’altezza della fama della storia. Nella seconda parte dell’opera, e dunque dell’avventura stessa di Crusoe (ovvero i tanti anni passati sull’isola) quell’idea di “indefinitezza” del tratto potrebbe cominciare ad avere senso, adattandosi alla vita “selvaggia” del protagonista sull’isola e alla maggior focalizzazione più che sui beni materiali, su quelli spirituali, ma non riesce sostanzialmente a risultare mai convincente. In sostanza dunque, Robinson Crusoe di Christophe Gaultier risulta essere essenzialmente un omaggio al  romanzo tricentenario, e nulla di più.

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