Aquaman: le origini segrete di un ex-eroe sfigato

Pubblicato il 31 Dicembre 2018 alle 09:00

Chi è Aquaman e perché nell’iconografia popolare ha rappresentato per parecchio tempo tutto ciò che era “buffo” dei supereroi?

A pochi giorni dall’arrivo nelle sale italiane del blockbuster diretto da James Wan e con protagonista Jason Momoa – la nostra recensione in anteprima QUI – analizziamo uno dei personaggi più caratteristici, ma anche più bistrattati, della storia dei comics.

E’ bene sgomberare subito il campo da qualsiasi pretesa eccessivamente entusiastica: Aquaman non è uno dei personaggi fondanti del letteratura supererostica e, caso più unico che raro, è uno dei pochi personaggi “non-originali” della DC.

Aquaman debutta su su More Fun Comics #73 – datato ottobre 1941 – creato da Mort Weisinger (testi) e Paul Norris (disegni) circa due anni dopo l’esordio di un altro eroe acquatico, il Namor della allora Timely Comics poi Marvel creato nel 1939 da Bill Everett e personaggio oggi dimenticato dal colosso disneyano.

Era un Aquaman molto diverso quello della Golden Age: suo padre era un esploratore marino, sua madre era morta quando era bambino e padre e figlio vivevano in una città abbandonata sott’acqua dove grazie alla tecnologia lì ritrovata, il giovane Aquaman era stato sottoposto a degli esperimenti che gli avevano donato la capacità di respirare sott’acqua e comunicare con la fauna marina. In questa era, tanto ingenua quanto genuinamente creativa, l’eroe era impegnato a combattere pirati e predoni e soprattutto u-bot nazisti.

Dopo il boom degli anni ’40, il genere supereroistico affrontò un declino negli anni ’50 che esclusa la Trinità – Superman, Batman e Wonder Woman – inghiottì la maggior parte degli eroi ma incredibilmente non Aquaman che sopravvisse sulle pagine di un’altra testata denominata Adventure Comics.

Nel 1959, agli albori della Silver Age, qualcosa però cambia e come alcuni suoi illustri colleghi – The Flash e Green Lantern su tutti – anche all’eroe subacqueo viene concertata una nuova origine. Su Adventure Comics #260 viene narrato di come Arthur Curry sia il figlio del custode di un faro, Tom Curry, e di una misteriosa donna proveniente dal mare, Atlanna. Sul letto di morte Atlanna rivela di essere una esule da Atlantide e che il piccolo Arthur possiede straordinari poteri legati all’acqua e alla fauna marina.

Pur con rimaneggiamenti e aggiunte a posteriori – quello più drastico è forse il retelling di Peter David in cui Arthur è figlio di Atlanna e del mago Atlan e soltanto cresciuto da Tom Curry – queste rimangono ad oggi le “origini segrete” di Aquaman.

Da questo momento in poi la vita editoriale di Aquaman vivrà alcuni momenti di grande splendore – l’ingresso nella JLA, gli anni ’70 con la gestione di Paul Levitz e quella anni ’90 del già citato Peter David – faticando però spesso per trovare una giusta collocazione e una voce nella proposta editoriale della DC come ad esempio negli anni ’80 e nel post-Crisi Infinita a metà anni 2000.

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L’EROE DELLE PRIME VOLTE

Dopo aver fatto una brevissima panoramica sulla vita editoriale del personaggio – e vi rimandiamo anche al nostro articolo Aquaman: 5 letture per prepararsi al film che trovate QUI per un maggior approfondimento – è bene scavare nei recessi delle avventure di Aquaman per scoprire come un eroe ritenuto “minore” sia stato in realtà un banco di prova per alcune importanti “prime volte”.

Quella meno famosa ma sicuramente più importante è legata alla matita che ne definì il look, quello della disegnatrice (!) Ramona Fradon.

In una industria che solo negli ultimi anni si è definitivamente aperta a professioniste, il caso di Ramona Fradon è a dir poco eccezionale. Per circa un decennio – fra il 1951 e il 1961 – la disegnatrice illustrerà su Adventures Comics le avventure di Aquaman forgiandone il look “gentile” e co-creando anche il sidekick Aqualad.

Qui sotto trovate due esempi: l’esordio dell’eroe sulle pagine di More Fun Comics #73 e Adventure Comics #275. Il primo illustrato da Paul Norris, il secondo dalla Fradon. La differenza è palese e travalica la semplice distanza cronologica fra i due albi. Il primo è evidentemente influenzato dall’estetica di una certa letteratura pulp in cui domina la tensione nella prossemica delle figure mentre nel secondo i lineamenti dell’eroe si smorzano in una dolcezza quasi regale – anticipando le sue origini segrete sviluppate con successo nei successivi decenni – mentre il dettaglio del costume, i cui colori sgargianti rimarranno di fatto insostituibili – diventa sempre più raffinato e la composizione della tavola esalta la plasticità della figura ancora prima che dell’azione sottomarina e non solo.

Il look a cui si ispirò la Fradon era quello dei beniamini del pubblico femminili degli show del sabato mattina molto in voga nell’America degli anni ’50: “Molti mi hanno accusato di averlo fatto sembrare gay, ma non credo sembrasse gay. Era solo bello” Le fattezze di quell’Aquaman erano ispirate a Troy Donahue, al giovane Burt Lancaster con i lineamenti di Rock Hudson e i penetranti occhi di Paul Newman.

IL MATRIMONIO & LA PATERNITA’

Aquaman è stato uno dei primissimi eroi a sposarsi e a diventare padre. Mera venne introdotta nelle pagine di Aquaman Vol. 1 #11 come una principessa proveniente da un’altra dimensione capace di manipolare l’acqua e già in Aquaman Vol. 1 #18, Arthur occupando il trono di Atlantide sposa Mera – siamo nel 1964.

Pur essendo stato nel corso della sua storia editoriale più volte sciolto, “dimenticato” o sono stati forniti ad Aquaman altri interessi amorosi, questo matrimonio rimane uno dei primi nella storia dei comics: Plastic Man si era sposato nel 1961 ma era un eroe minore che compariva in appendice a The Flash, gli Hawkman e Hawkgirl reintrodotti negli anni ’60 venne presentati già come marito e moglie e gli sposi più famosi dei comics – Mr. Fantastic e the Invisible Girl – si sposarono solo nel 1965 su Fantastic Four Annulal #3.

Quello del matrimonio però non sarà semplicemente una trovata ad effetto ma verrà sviluppata dando organicità alle trame della serie fino all’apice negli anni ’70. Aquaman e Mera avranno un figlio – Arthur Curry Jr., o Aquababy, che nascerà sulle pagine di Aquaman Vol. 1 #23. Le avventure di Aquaman iniziarono quindi ad allontanarsi dai classici stilemi supereroistici in voga all’epoca e dividendosi fra la famiglia e gli affari del regno sottomarino di Atlantide.

L’Aquababy sarà protagonista poi di quello che è l’arco narrativo più famoso forse di Aquaman – La Morte di un Principe – in cui verrà rapito da Black Manta e morirà fra le braccia del padre. E’ una storia complessa e cruda quella imbastita da Paul Levitz che non risparmia tensioni fra i protagonisti – Mera stessa alla fine abbandonerà Atlantide e Arthur – e colpi bassi da parte dei villain coinvolti sancendo di fatti la sconfitta di Aquaman e gettandolo in un profondo sconforto che faranno virare le sue storie verso un tono più oscuro.

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AQUAMAN: L’ACQUA COME ELEMENTO MISTERIOSO E 

Vi è qualcosa di atavico in Aquaman che è maturato in quell’atteggiamento ironico e canzonatorio che ha da sempre o quasi accompagnato l’eroe – d’altronde come ci si potrebbe dimenticare il suo ingresso in scena su un gigantesco cavallo marino nella serie animata degli anni ’70 I Superamici?

Ma non è solo questo – Batman ad esempio ha superato con successo la sua fase camp degli anni ’60 – perché l’atteggiamento nei confronti dell’eroe acquatico invece si è cristallizzato assumendo quasi i connotati di chiusura e di difesa nei suoi confronti. Quello che ci “disturba” dell’eroe è infatti la sua connessione con l’elemento acquatico.

Da un lato vi è quella matrice divina e mitologica – i grandi miti dell’antichità fanno dell’acqua elemento foriero di vita e rinascita – dall’altro invece soprattutto nella sua forma abissale, l’acqua rappresenta l’ignoto.

 

E’ soprattutto declinando quest’ultima accezione che Aquaman assume una valenza nuova ed inedita: l’acqua è sì elemento oscuro – capace di fare magneticamente presa sui più avventurosi – ma è anche elemento di unione e di sovvertimento delle regole.

L’acqua unisce popoli altrimenti distanti mettendoli a contatto – la diversità viene quindi messa a confronto – mentre le semplici norme naturali come movimento e peso vengono sovvertite ma non sono solo queste norme a mutare, mutano anche quelle etico-giuridiche.

Vi sono un diritto e un codice etico ben diverso che regolano il comportamento “in acqua” che esulano dalle semplici norme di navigazione “costringendo” ogni navigante ad un comportamento responsabile siano anche e soprattutto nei confronti degli altri “naviganti”, l’esempio più banale è quello di dover rispondere a segnali d’aiuto o soccorso da altre imbarcazioni.

Aquaman è davvero un eroe diviso fra due mondi, come spesso gli scrittori delle serie a fumetti ci hanno ricordato, e il contrasto fondante di questo eroe allora è palese: il gesto eroico è tanto eccezionale sulla terraferma quanto “obbligatorio” e/o consuetudinario in un elemento connettivo e pro-attivo com’è l’acqua.

Aquaman quindi ci mette in soggezione perché ci ricorda che come alcune delle nostre sicurezze etico-giuridiche della nostra società sono meramente convenzionali.

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