Kill the Minotaur – la “gabbia” del mito | Recensione

Pubblicato il 24 Novembre 2018 alle 17:00

Chirs Pasetto e Christian Cantamessa riadattano lo storico mito greco in un orizzonte fantascientifico, dal retrogusto horror.

Potrebbe sembrarci strano, o forse ad alcuni anche blasfemo, ma quello che hanno fatto Chirs Pasetto e Christian Cantamessa grazie a Skybound (e, in Italia, a saldaPress) è stato creare una vera e propria nuova versione del mito del Minotauro (poiché le invarianti, così come lo schema mitico, risultano rispettate) cercando il più possibile di distaccarlo da una dimensione storico – culturale, per inserirlo in un orizzonte prettamente moderno grazie ad una buona dose di elementi horror sci-fi.

  • LABIRINTO CRIPTICO

Come già detto quindi, lo scenario mitico risulta a grandi linee coerente con la tradizione mitologica greca: a Creta, il re Minosse contempla il Minotauro (chiuso nel celebre labirinto ideato da Dedalo) in sostituzione del figlio ucciso, tempo prima, ai giochi olimpici ateniesi. Stretta dal giogo e dalla vena tirannica di Minosse invece, la città di Atene si vede costretta ad offrire in dono al Minotauro, come sacrificio, i suoi migliori abitanti; situazione a cui il vecchio re Egeo si piega, a malincuore, ma che non va giù al giovane principe Teseo. Arrogante, impulsivo e anti-convenzionale, il giovane si troverà a partire per Creta (inserito tra i consueti ostaggi portati in sacrificio) per liberare Atene dal controllo di Minosse, trovando nella principessa del posto, Arianna, un’inaspettata alleata. Teseo, però, seppur alla ricerca di fama e gloria, non pensava minimamente che affrontare il Minotauro fosse il compito affidatogli dal destino… la “gabbia” del mito è qualcosa da cui, come il labirinto, difficilmente si fa fatica ad uscire.

  • LA GABBIA DEL MITO

Sebbene la figura di Teseo sia indissolubilmente legata all’uccisione del Minotauro e alla simbiosi con esso, almeno per quanto riguarda l’immaginario collettivo (come è evidenziato nelle parole ripetute dal Minotauro e come il finale fa ben intendere), gli autori si prendono la libertà di caratterizzare l’eroe della storia in maniera del tutto originale, straniante (e non poco) rispetto allo scenario “classico” e antico della città di Atene (e del mito stesso), perfettamente inserita con un disegno “splendente”, ricco di luce, nel tempo mitico: il giovane principe di Atene è sfacciato, impulsivo e e anche irriverente ed esprime tutta la sua irruenza giovanile in un linguaggio sboccato, sicuramente in contrasto con la sua figura, col suo tempo e col mito stesso. Così come questo effetto potrebbe risultare fastidioso per i più, o magari contrariamente far sentire più vicina un’antica storia, anche il tono e il modo in cui il “mondo” all’interno del labirinto (e il Minotauro stesso) è rappresentato, risulta discutibile: l’intrigato luogo si trasforma in una sorta di pianeta alieno, quasi senziente, e il Minotauro non ha nulla della tradizionale figura mezza umana e mezza taurina, quanto piuttosto risulta essere un alieno degno del migliore protagonista di un horror sci-fi. In questo contesto, anche il filo d’Arianna viene simbolicamente rappresentato in maniera “fantascientifica”, salvaguardando una delle invarianti del mito e, al tempo stesso, creando nuovamente quell’effetto straniante tanto apprezzabile quanto fastidioso.

Sebbene dunque la struttura del mito venga rispettata, il tono con cui viene narrata l’avventura di Teseo a Creta guarda in maniera evidente all’horror fantascientifico dei nostri giorni (e non è un caso che, Universal Pictures, abbia già acquistato i diritti per la trasposizione del fumetto sul grande schermo); scelta, forse, risultata troppo audace e poco equilibrata (a differenza, ad esempio, di un’opera totale come Green Valley) ma che può rappresentare, specie per gli appassionati di Aliens & Co., una suggestiva reinterpretazione del mito greco da apprezzare e leggere con piacere.

 

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